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SCUOLA/ Nemmeno la "filosofia" dell'apprendimento può fare a meno degli adulti

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Dal film Les Choristes, di C. Barratier (2004)  Dal film Les Choristes, di C. Barratier (2004)

Perciò di apprendimento bisogna occuparsi comunque, ma soprattutto come espressione di una “pretesa” che l’insegnante ha rispetto all’alunno, perché egli stesso impegnato nei confronti della propria vocazione professionale che implica una continua riflessione sulla trasmissione dei contenuti fondanti delle materie di studio. L’apprendimento, in questa ottica, non è altro che la verifica dell’insegnamento che impegna la persona del docente in un movimento continuo verso la realtà, che è libero e creativo. I segni, gli alfabeti, i simboli utilizzati nella proposta di contenuti non sono mai separati dalle ragioni che li spiegano e li rendono utili a comprendere meglio il reale. In questo modo, il lavoro (di questo si tratta: lavoro!) che si compie nella scuola riguarda la continua scoperta dei significati di una realtà che si affida a noi perché i segni con i quali la rappresentiamo ne rispecchiano la profondità. Segni e simboli non come “convenzioni”, bensì forme coerenti di linguaggio con il quale dialogare con la totalità.

Nella scuola dell’insegnamento che diventa apprendimento, allora, non c’è da temere il monitoraggio esterno dei livelli di competenza acquisita dagli alunni (Invalsi, Ocse-Pisa, ecc.), proprio perché la valutazione dell’apprendimento è una preoccupazione continua dell’insegnante, che nella maturazione della conoscenza altrui ritrova - ad un livello diverso e qualche volta insospettabile - lo stimolo creativo che ha immesso nei propri ragazzi.



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COMMENTI
29/08/2011 - Dalla Germania (Gianni MEREGHETTI)

Dalla Germania vorrei scrivervi alcuni pensieri, per confermare la sua tesi di fondo. Il superamento dello schema “lezione tradizionale – studio del singolo studente – interrogazione” nel senso di “meno insegnamento più apprendimento”, con la parola d’ordine “imparare a imparare” e con l’insistenza sui metodi per superare l’insegnamento frontale in forza per l’appunto di “metodi cooperativi” etc. sono qui un “fatto”; se non per tutte le generazioni di insegnanti, certamente per i giovani insegnanti che vengono esaminati, in due lunghi anni di “referendariato”, proprio in queste competenze. Ma quello che dice Foschi per l’Italia vale anche per noi! I giovani hanno bisogno di adulti che facciano una proposta educativa riguardante la realtà e l’intelligenza come apertura ad essa. – Come insegnante di religione, filosofia, storia e latino in una scuola privata, riconosciuta dallo stato, questi anni tedeschi mi sono serviti molto, perché nell’attenzione ai metodi e all’apprendimento vi è una verità fondamentale: se non faccio ciò che so, non lo so realmente. Ma viene completamente oscurato in questa prospettiva il fatto, che il vero problema dell’educazione, in un certo senso, siamo noi adulti. I ragazzi si lasciano formare (non fare), se noi ci lasciamo formare. Obbediscono se noi obbediamo. Questo lo intendo in primo luogo a livello ontologico, non moralistico.

 
29/08/2011 - Grazie (Gianni MEREGHETTI)

Grazie a Foschi per averci riproposto la vera sfida che permane dentro i passaggi spesso caotici e incerti della scuola. Dall'insegnamento all'apprendimento, è certo che vi sia qualcosa di buono in questo passaggio, ma la questione seria rimane quella di chi porta questo passaggio, del soggetto che lo fa. Sperare che il cambiamento venga da nuove strategie, questo è stato l'errore di tanti anni segnati dall'ideologia, oggi c'è più scetticismo che speranza, in tutti, tranne in chi insegna per una sovrabbondanza d'umano di cui fa esperienza. In adulti così non fa paura nessun cambiamento, anzi è l'occasione per portare dentro ciò che cambia quello di cui ogni studente ha bisogno, uno sguardo che liberi le sue energie creative. Quindi se oggi la questione seria è apprendere, apprendiamo insieme come occasione di conoscenza! Grazie

 
29/08/2011 - "Comunicare conoscenze?" (enrico maranzana)

L’affermazione: “Perciò di apprendimento bisogna occuparsi .. perché l’insegnante è impegnato nella continua riflessione sulla trasmissione dei contenuti fondanti le materie di studio” compendia il Leitmotiv dello scritto. E’ riproposta la stantia idea d’una scuola destrutturata: il concetto di sistema è assente e pertanto la gestione delle relative dinamiche sono ignorate [CFR. art. 6 comma 1 Legge 4 marzo 2009, n. 15]. Non è stata data rilevanza al fatto che i contenuti disciplinari sono da scegliere in funzione dei traguardi educativi e formativi che unificano tutti gli insegnamenti [CFR. art. 2 comma 1 lettera a) legge 53/2003] e che le pratiche didattiche sono da rivisitare per concretizzare quanto indicato nell’allegato A del profilo culturale, educativo e professionale dei licei. Della progettualità, sostanza dell’autonomia scolastica [CFR. art. 1 comma 2 DPR 275/99], non c’è traccia, nemmeno sullo sfondo.