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SCUOLA/ Ricci (Invalsi): vi spiego i dati che possono aiutare l’autonomia

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Questo aspetto è certamente molto interessante e sarà oggetto di un approfondimento specifico. I nostri esperti, sia di italiano sia di matematica, stanno già analizzando i dati proprio in questa prospettiva. Già da una prima analisi, tuttavia, emerge nelle prove di quest’anno una sensibile riduzione delle omissioni e, contemporaneamente, un considerevole aumento delle risposte alle domande aperte. Questo dato andrà certamente approfondito e l’Invalsi intende farlo, ma di per sé esso indica un atteggiamento positivo degli studenti verso le prove. È molto importante che i ragazzi si cimentino di più con le domande a risposta aperta, poiché ciò è indice di un approccio molto più consapevole e maturo alla prova.

 

Come ha inciso il fattore tempo nello svolgimento delle prove? Ci saranno dei cambiamenti al riguardo in futuro?

 

L’allungamento dei tempi delle prove è stato certamente un fattore di novità rispetto alle edizioni degli anni passati. In primo luogo, è bene osservare che esso è la risposta alle molteplici istanze pervenute dalle scuole e dagli insegnanti. In questo senso, l’Invalsi ritiene fondamentale e di cruciale importanza coltivare e incentivare questo dialogo, proprio per acquisire tutte le sollecitazioni che provengono dalla scuola che quotidianamente affronta i problemi e le sfide dell’insegnamento e dell’apprendimento degli studenti. Tempi più distesi hanno certamente avuto come risultato quello di consentire ai ragazzi di svolgere le prove con maggiore serenità, con un evidente impatto positivo sulla riduzione delle mancate risposte. Nel complesso, l’esito di questo allungamento dei tempi è giudicato dall’istituto molto positivamente, anche perché esso consentirà nelle prossime edizioni di trovare lo spazio necessario per quelle domande, soprattutto di italiano, in grado di descrivere meglio e più accuratamente i livelli di apprendimento più elevati e di eccellenza.

 

I dati riescono a dire già qualcosa sul fenomeno del cheating, ovvero dei trucchi messi in atto per copiare?

 

Per ora le analisi sono state condotte solo sul campione, mentre per i dati di popolazione, ossia di tutte le classi, bisognerà attendere i primi mesi del prossimo autunno. In linea generale, sempre sui dati campionari, si evidenziano in alcune aree tradizionalmente interessate dal cheating dei miglioramenti che confermano la tendenza positiva già riscontrata l’anno passato.

 

Ci sono elementi per dire che se mancano degli osservatori ci sono aeree del Paese, specie al Sud, dove tutti gli studenti copiano?

 

È fuori di discussione che la presenza degli osservatori svolga un ruolo importante, ovunque, non solo nelle regioni del Mezzogiorno. Le analisi che tradizionalmente vengono condotte per individuare i cosiddetti comportamenti opportunistici hanno messo in luce per il passato una certa differenza tra il campione, in cui è presente l’osservatore esterno, e la popolazione generale. L’auspicio è che il fenomeno del cheating sia in calo anche sulla popolazione e non solo nelle classi campione, almeno nelle regioni che in questi due anni hanno visto un’apprezzabile riduzione del cheating. Personalmente sono abbastanza ottimista, confidando nel fatto che sempre di più si diffonda nel Paese la consapevolezza che le rilevazioni dell’Invalsi sono misurazioni che rispondono all’esigenza di fornire alle scuole dati comparabili sui quali verificare l’effetto delle scelte autonomamente assunte.

 

La restituzione dei dati alle scuole ha alimentato discussioni e polemiche. L’istituto quale approccio suggerisce?



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