BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Ecco il "trucco" del ministero che penalizza le paritarie

Pubblicazione:

Immagine d'archivio  Immagine d'archivio

In conseguenza di ciò, le scuole paritarie si troveranno sempre più in difficoltà nel reperire personale abilitato e onorare quindi quanto prescritto dalla legge 62/2000; i tanti giovani che vi lavorano, inoltre, non solo (in massima parte) non potranno accedere ai TFA, stante l’esiguità dei posti, ma rischieranno di dover cambiare lavoro, perché per le scuole paritarie valgono le regole europee sulla durata massima dei rapporti di lavoro a tempo determinato (36 o 60 mesi), che si derogano invece per la scuola statale.

 Se non saranno adottati dei correttivi, insomma, la proposta attuale finirà per provocare gravissimi danni a vari livelli:

- precludendo di fatto ai giovani che già lavorano, o che iniziano oggi l’università, la prospettiva dell’insegnamento, con un danno incalcolabile al futuro del paese;

- discriminando le scuole paritarie, alle quali si impongono obblighi non onorabili;

- rinnovando la deleteria sovrapposizione tra Stato regolatore (cui compete stabilire quando un cittadino possa esercitare la professione docente) e lo Stato gestore (preoccupato di quanti dipendenti è in grado di assumere).

In tempi di crisi, più che mai, è necessario ripartire dall’educazione. Solo l’educazione infatti può garantire la crescita del fattore più importante per ogni società civile: l’uomo. E’ per questo che chiediamo al Ministero di rivedere completamente le proposte fatte in materia di TFA e garantire l’avvio rapido di  percorsi adeguati alle esigenze dei giovani e delle scuole. Non è in gioco, appena, un aspetto fra gli altri della complessa e spesso astrusa macchina del sistema d’istruzione italiano, ma il futuro stesso del nostro paese.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  


COMMENTI
02/09/2011 - A proposito di "trucchi"... (Franco Labella)

Il reclutamento del personale docente delle paritarie avviene anche in base all'art. 1 5c legge 62/2000. "5. Le istituzioni di cui ai commi 2 e 3...omissis. Tali istituzioni, in misura non superiore a un quarto delle prestazioni complessive, possono avvalersi di prestazioni volontarie di personale docente purché fornito di relativi titoli scientifici e professionali ovvero ricorrere anche a contratti di prestazione d’opera di personale fornito dei necessari requisiti". Ma a Silvano interessa il TFA.... e soprattutto il tiro alla Gelmini. Dopo i peana pare sia diventato lo sport recente. Firmato: un vecchio cacciatore. O pardon, un vecchio pasdaran.

 
31/08/2011 - lettura decisamente non condivisibile (Annamaria Tiso)

Chiedere alle scuole paritarie di impiegare docenti abilitati è una garanzia che lo Stato dà agli alunni ed alle loro famiglie, perchè, non andrebbe mai dimenticato, che al centro ci sono loro. Un abilitato possiede un titolo di studio completo e, quindi, le competenze necessarie a svolgere quel ruolo. Utilizzare docenti che posseggono solo la laurea sarebbe come far fare ad un neolaureato in medicina il lavoro di uno specializzato. Le scuole paritarie hanno a loro vantaggio la possibilità di scegliere (tra gli abilitati) chi impiegare, a differenza di quelle statali che assumono meramente in base al posto in graduatoria. Per quanto riguarda i corsi abilitanti c'è da dire che le indicazioni nell'articolo sono probabilmente scritte da chi nella scuola non vive. Ogni anno si assiste a scene a dir poco deprimenti di precari di più di 40 anni che aspettano di poter avere almeno una supplenza annuale. Se si sfogliano le graduatorie per classe di concorso si possono scorrere centinaia di nomi in attesa di un posto. Così come se ci si affaccia nelle segreterie delle scuole paritarie si potranno scorgere centinaia di curricula di aspiranti docenti che bramano qualche ora. Le paventate nuove assunzioni non saranno tali da dare un posto a tutti i docenti attualmente in graduatoria. Non ci sono posti per gli abilitati perchè creare false illusioni? Non sarà che ciò alimenta gli introiti dei corsi universitari e dei docenti che vi insegnano? Ci vorrebbe un po' di sana concretezza e onestà.