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SCUOLA/ Insegnanti e TFA, tutti i numeri che “inchiodano” la Gelmini

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Mariastella Gelmini (Foto Imagoeconomica)  Mariastella Gelmini (Foto Imagoeconomica)

A fronte dell’avvio di un anno scolastico tra i più faticosi, anche a causa del ritardo sulle nomine in ruolo previste dal 31 agosto, ai presidi interessa sempre di più fare chiarezza sulle future risorse personali, oltre che economiche sulle quali potrà contare la ripresa di qualità delle nostre scuole. Non c’è dubbio che la priorità vada alla condizione insegnante, che, con buona pace di tutti, resta, nel rinnovamento, la sfida principale.

Per questo provo a esprimere opinioni sul dibattito attorno alla ripresa delle abilitazioni per i giovani laureati che vorranno insegnare. Per loro, e perché giovani con questo desiderio si affaccino alle scelte umane e professionali, è moralmente grave che tutte le forze che hanno responsabilità culturali tifino con forza contro il ridare riconoscimento a una vocazione (sì: vocazione, cioè consapevole risposta a una domanda sociale e umana) che oggi tante condizioni scoraggiano e sviliscono.

Quante discussioni, pur giuste, sull’eccesso del numero degli insegnanti in Italia in rapporto con i sistemi europei, sul numero ridotto delle ore/cattedra di quelli rispetto a questi, spesso trascuravano aspetti di qualità (compiti e competenze, livelli dei salari, diversità di figure come il “bibliotecario-documentalista” francese, carriera professionale, libertà e flessibilità nel rapporto tra laurea posseduta e posto di insegnamento occupato, ecc.) l’assenza dei quali ha deformato una delle più belle professioni sociali.

Sono stato positivamente stupito dalla coraggiosa scelta di deputati dalla maggioranza nel chiedere (ma quanti deputati e senatori si occupano seriamente di scuola?) all’attuale Ministero più attenzione ai bisogni reali e vero coraggio nel trasformare i principi in azioni corrispondenti. Ecco allora le considerazioni, permettendomi alla fine di “dare un po’ i numeri”.

Innanzitutto, l’errore dei tagli praticati in due anni sulla scuola (fino alla recente manovra) non è stato tanto nella “sottrazione di risorse” (anche se altrove in Europa e nel mondo si investe sulla formazione), ma nel fatto che sono sempre stati e restano tagli “trasversali”, senza alcun criterio progettuale positivo, “di sviluppo” direbbero taluni.

Il vero guaio emerso sempre di più negli ultimi quattro ministeri è il rafforzamento di difese corporative, sindacali-amministrative, per sistemare interessi tutelati da anni. A costoro occorre ricordare che non sempre l’interesse generale di un settore corrisponde al “bene comune” di cui le comunità hanno bisogno. Quello che non andava bene è stata la notizia circolata su siti scolastici dell’occultamento di posti da assegnare, nei futuri corsi universitari per le abilitazioni (i cosiddetti TFA), ai giovani laureati di questi anni. Ma anche i nuovi numeri che circolano non corrispondono (oltre che al rispetto delle norme) al bisogno reale delle scuola reale e del suo ammodernamento. In questo modo si scoraggia sempre più chi la scuola la vive con passione e chi riesce ancora a desiderare l’insegnamento come vita, prima che come professione.



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COMMENTI
06/08/2011 - Chi "bara" può giocare? (Franco Labella)

Anche a voler essere buoni dalla lettura dell'articolo viene fuori una sensazione: che il MIUR non possa, non voglia o non sappia fare una serie politica scolastica di programmazione degli interventi anche in materia di reclutamento. Se i monitoraggi non fanno chiarezza e Pellegatta ipotizza anche una volontà di non dare dati reali, se i tagli, come pure ha scritto Pellegatta, sono "trasversali" e immagino intenda lineari, forse la chiusa finale che parla di rompere col centralismo andrebbe riscritta. Più che rompere col centralismo forse sarebbe il caso di dichiarare chiusa l'esperienza dell'attuale Ministro. E con lei dei "ragionieri" che hanno visto la scuola come un peso da tagliare. Alla faccia della crisi, degli investimenti in sapere, cultura e innovazione e alla faccia di quello che di diverso hanno fatto altri paesi in crisi, Grecia compresa.

 
04/08/2011 - sistema istruzione rimandato (francesco taddei)

sono tristemente convinto che la gelmini sia stata scelta solo per razionalizzare il sistema della pubblica istruzione, cioè ridurre e chiudere le spese. col risultato di fossilizzare l'istruzione per anni e anni. vedi proposte a costo zero fatte da Vignali