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SCUOLA/ Insegnanti e TFA, tutti i numeri che “inchiodano” la Gelmini

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Mariastella Gelmini (Foto Imagoeconomica)  Mariastella Gelmini (Foto Imagoeconomica)

La legge 124/99 assegna alle immissioni in ruolo il 50% dei posti alle graduatorie (trasformate dalla legge 296/06 in Graduatorie ad esaurimento) e il restante 50% agli idonei risultanti da pubblici concorsi i quali non sono necessariamente quelli centralizzati. Le SSIS erano nate con il proposito di formare insegnanti secondo il fabbisogno. Poi da molte parti si è fatto solo quello che tornava comodo ai posti universitari da proliferare, con torme di abilitati in discipline che non avevano corrispettivi di posti disponibili nelle scuole.

In gioco non c’è stata solo un’Università chiusa su di sé, lontana dalla realtà e dai suoi bisogni, ma anche una vera e propria crisi sociale. Quanta distanza ancora tra offerta formativa, scelte dei giovani e fabbisogni reali. Il che non è di poca incidenza sulla grave condizione occupazionale. Purtroppo, nonostante studi, servizi e proclami, le assunzioni di giovani danno ancora troppo poca fiducia al merito e alle loro capacità. Quanti nostri giovani laureati ben preparati trovano percorsi professionali interessanti solo all’estero, a fronte di dirigenze pubbliche e private che nelle scelte smentiscono le dichiarazioni teoriche.

È vero che da alcuni anni più informazioni sui reali inserimenti lavorativi dei giovani hanno iniziato a far crollare i miti di fine ‘900: certe lauree e la laurea in genere. Ma quante scuole fanno serie indagini sugli inserimenti lavorativi dei loro diplomati? Quante Università lo fanno sui loro laureati e ne divulgano i risultati? Quante facoltà ancora producono disoccupati? Pur non essendone l’elemento decisivo, sicuramente la crescita di un’informazione adeguata aiuterà a scelte migliori.

Se poi qualche classe politica avrà il coraggio di abolire il valore legale del titolo di studio, ognuno potrà farsi valere per le capacità che presenta. Ma nel frattempo, anche nell’ambito delle scelte per i futuri insegnanti, e onde evitare ingiustizie e sperequazioni, per alcuni anni occorre ancora mantenere interventi programmati, salvo dare a questi fondamenti certi, trasparenti e basati su dati reali, gestiti da esperti capaci.

Per questo non condivido, stante l’attuale classe politica e dirigenziale (spesso incline a emendamenti elettorali o aggregazioni sindacal-corporative che li spingono), strade di completa liberalizzazione degli accessi ai percorsi per i futuri insegnanti. Ritengo invece che alcuni condizioni debbano restare: le Graduatorie ad esaurimento non vanno mai più riaperte; il loro aggiornamento definitivamente fermato (troppe le iniquità create in quest’ultimo); i corsi per il TFA debbono partire assolutamente entro novembre 2011 con una selezione alta e terminare in modo che chi ne supererà gli esami finali (con commissioni dove debbono poter votare anche i rappresentanti delle scuole) possa entrare in albi regionali entro la fine di luglio 2012; ai corsi TFA non debbono poter partecipare docenti già abilitati.

Adesso provo a “dare i numeri”, perché un dialogo reale sulle soluzioni esige innanzitutto chiarezza di informazione. Su di un totale di 840.000 insegnanti nel 2007/2008 (esclusi gli insegnanti di religione, ma compresi i docenti di sostegno), circa 700.000 erano assunti a tempo indeterminato (di ruolo). Dei restanti 140.000, circa 22.000 erano assunti a tempo determinato annuale, mentre 118.000 lo erano a tempo determinato “fino al termine delle attività didattiche”. Il totale dei docenti statali in servizio si è ridotto, nell’anno scolastico 2010/2011, a 800.000 (nonostante la previsione dalla legge 133/2008, Piano programmatico per la scuola, avesse stabilito in tre anni 87.400 docenti in meno). Prendo questi dati e i seguenti dalla Ricerca 2010 Fondazione Agnelli, dalle elaborazioni di Tuttoscuola e da tabelle sindacali (Gilda, Cgil).



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COMMENTI
06/08/2011 - Chi "bara" può giocare? (Franco Labella)

Anche a voler essere buoni dalla lettura dell'articolo viene fuori una sensazione: che il MIUR non possa, non voglia o non sappia fare una serie politica scolastica di programmazione degli interventi anche in materia di reclutamento. Se i monitoraggi non fanno chiarezza e Pellegatta ipotizza anche una volontà di non dare dati reali, se i tagli, come pure ha scritto Pellegatta, sono "trasversali" e immagino intenda lineari, forse la chiusa finale che parla di rompere col centralismo andrebbe riscritta. Più che rompere col centralismo forse sarebbe il caso di dichiarare chiusa l'esperienza dell'attuale Ministro. E con lei dei "ragionieri" che hanno visto la scuola come un peso da tagliare. Alla faccia della crisi, degli investimenti in sapere, cultura e innovazione e alla faccia di quello che di diverso hanno fatto altri paesi in crisi, Grecia compresa.

 
04/08/2011 - sistema istruzione rimandato (francesco taddei)

sono tristemente convinto che la gelmini sia stata scelta solo per razionalizzare il sistema della pubblica istruzione, cioè ridurre e chiudere le spese. col risultato di fossilizzare l'istruzione per anni e anni. vedi proposte a costo zero fatte da Vignali