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SCUOLA/ Insegnanti e TFA, tutti i numeri che “inchiodano” la Gelmini

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Mariastella Gelmini (Foto Imagoeconomica)  Mariastella Gelmini (Foto Imagoeconomica)

In assenza di dati precisi (anche se questo, con la massa di monitoraggi chiesti settimanalmente alle scuole, appare veramente inspiegabile) e applicando la proporzione del 2007/2008 si dovrebbero calcolare in circa 135.000 i posti non a ruolo. In effetti, fonti Gilda assegnerebbero nel 2010/2011 130.835 supplenze annuali (di cui 40.000 alle superiori) su 800.000 posti a docenza. Ci siamo vicini.

Nonostante i tagli degli organici i posti vacanti sono destinati ad aumentare perché la copertura dei pensionamenti nell’ultimo quinquennio è avvenuta per i due terzi. Infatti, nello stesso periodo non sono mai avvenute assunzioni tali da coprire il 100% dei pensionamenti. Con una media di 20.000 all’anno nello stesso periodo non si sono coperti i pensionamenti, calcolati dalle tabelle Miur (confermati da dati che Tuttoscuola ha pubblicato nel giungo 2011), sempre nell’ultimo quinquennio, da una media di 30.200: primaria 8.000, scuola dell’infanzia statale 2.600, scuola secondaria di I grado 9.400, istituti di II grado 10.200.

Quindi, se teniamo per buoni i numeri sindacali dei posti da coprire (127.000) e da questi togliamo i 35.000 delle prossime immissioni in ruolo, ma vi aggiungiamo la media dei pensionamenti (30.200, sempre in media, ovviamente: ma che si può fare se non abbiamo numeri reali certi?), il calcolo per almeno i prossimi due anni deve prevedere una copertura di 122.200 posti, dei quali il 50% da assegnare a posti derivanti da concorsi (e quindi da aspiranti provenienti dai nuovi abilitati) che sono non meno di 61.000.

Siamo ben lontani non solo dai 5.000 previsti nelle prime tabelle calcolate dal Miur, ma anche dalle cifre attuali che assegnerebbero ai giovani laureati futuri abilitati tramite il TFA non più di 18.000 posti. Come mai?

Una cosa è certa: o il Ministero con correttezza e trasparenza (come chiede tutti i mesi con i monitoraggi alle scuole) pubblica dati diversi, oppure, sulla base di quelli disponibili (per sommari che siano, ma fin’ora non discussi) l’affermazione gelminiana “occorre dare spazio al merito ed alle capacità dei giovani” è lontanissima da ogni corrispondenza con la realtà, se le tabelle che usciranno per i TFA avranno un totale di 18.000 posti

Queste tabelle poi dovranno essere obbligatoriamente aumentate per prevedere la possibilità di abilitazione per i docenti delle scuole paritarie che vi sono obbligati. I 61.000 dovranno essere aumentati almeno del 10% se si deve dar fede ai dati Fondazione Agnelli (che stima in almeno 80.000 questi docenti), tenendo sempre per buono il numero di 800.000 dei docenti delle scuole statali.

Non è finito il conteggio, perché una previsione ragionevole delle tabelle non potrà non tener conto della “mortalità universitaria”, salvo il rischio di fare come per i corsi universitari per infermieri che alla fine laureano un numero sempre molto inferiore al fabbisogno calcolato all’inizio. Di conseguenza, i totali finora snocciolati giungono a dover prevedere quasi 70.000 posti per i corsi TFA.

Sto dando i numeri? Può darsi, ma non sono miei: li ho presi dalle uniche fonti accessibili. C’è un unico modo per ridimensionarli: pubblicare i dati reali della scuola statale e non statale italiana che il “cervellone” del Miur possiede. Fino ad allora il Ministro ha un unico modo per dimostrare la verità dei principi affermati: assegnare alle Università i numeri suddetti, possibilmente tenendo conto della distribuzione regionale delle classi di concorso esaurite, della distribuzione dei fabbisogni regionali prevedibili.



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COMMENTI
06/08/2011 - Chi "bara" può giocare? (Franco Labella)

Anche a voler essere buoni dalla lettura dell'articolo viene fuori una sensazione: che il MIUR non possa, non voglia o non sappia fare una serie politica scolastica di programmazione degli interventi anche in materia di reclutamento. Se i monitoraggi non fanno chiarezza e Pellegatta ipotizza anche una volontà di non dare dati reali, se i tagli, come pure ha scritto Pellegatta, sono "trasversali" e immagino intenda lineari, forse la chiusa finale che parla di rompere col centralismo andrebbe riscritta. Più che rompere col centralismo forse sarebbe il caso di dichiarare chiusa l'esperienza dell'attuale Ministro. E con lei dei "ragionieri" che hanno visto la scuola come un peso da tagliare. Alla faccia della crisi, degli investimenti in sapere, cultura e innovazione e alla faccia di quello che di diverso hanno fatto altri paesi in crisi, Grecia compresa.

 
04/08/2011 - sistema istruzione rimandato (francesco taddei)

sono tristemente convinto che la gelmini sia stata scelta solo per razionalizzare il sistema della pubblica istruzione, cioè ridurre e chiudere le spese. col risultato di fossilizzare l'istruzione per anni e anni. vedi proposte a costo zero fatte da Vignali