Educazione
venerdì 5 agosto 2011
La Maturità è andata, in mezzo a sorprese e conferme. Per qualcuno è stata l’occasione di riscattare con un esame ben fatto un percorso svolto mediocremente, altri sono invece scivolati sulla prova finale portando a casa un risultato sotto le attese.
Così tra commissari sadici o illuminati, membri interni troppo deboli o strenui difensori dei loro ragazzi, complimenti o consolazioni dai compagni si sono consumate emozioni forti e sentimenti intensi. Eppure, a poco più di un mese quella gioia, rabbia, soddisfazione, delusione si sono pian piano stemperate, grazie anche a un iniziale periodo di vacanza, forse l’unico della vita, davvero libero da compiti, impegni, preoccupazioni. Ma adesso si pone prepotente la questione del futuro, che per moltissimi coincide con la scelta universitaria.
I ragazzi devono ora destreggiarsi fra le idee che si sono fatti degli studi e delle professioni, la presenza o meno di test per lo più imprevedibili nei loro esiti, le pressioni dichiarate o meno dei genitori. I fattori da tenere presenti sono tanti e talora in conflitto fra loro. Medicina o economia, ingegneria o architettura, fisioterapia o psicologia: sono questi i dilemmi che sentiamo raccontare.
A uno sguardo adulto, di chi sa come va la vita, potrebbe subito risaltare l’incongruenza di certe alternative: lavorare con i pazienti oncologici o curare il business plan di un’azienda non sono certo equivalenti, così come progettare spazi dove la gente viva bene o spaccare in due l’atomo. Ma alla soglia dell’università non c’è da stupirsi che uno possa benissimo pensarsi in diversi ambiti e diverse vesti, anzi questo stesso fattore, che a un occhio distratto potrebbe persino parere confondente, è esso stesso una risorsa.
C’è chi ha le idee già chiarissime e va bene - probabilmente si è già iscritto a colpo secco -, ma chi sperimenta una sorta di incertezza piuttosto che smarrirsi in essa potrebbe considerarla un elemento facilitante, per l’opportunità che offre di aprire diversi fronti. Ciò che disorienta è piuttosto un errato concetto di passione, la cui presenza dovrebbe dare sicurezza sulla scelta.
La passione spesso non è quell’ a-priori già tutto costituito e deciso che pensiamo, nasce proprio dall’impegno personale e serio con la realtà che decidiamo di abbracciare. In questo momento è sufficiente forse un’intuizione, una propensione per certi argomenti o piani di studi o tipologia di professione; una vera e propria passione maturerà cammin facendo.
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