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SCUOLA/ Le istruzioni per cominciare l’anno senza “rabbia”

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Dov'è finita la passione per la scuola? (Fotolia)  Dov'è finita la passione per la scuola? (Fotolia)

E l’amore, la passione per la scuola e la professione di docente educatore dove sono? Le voci che si levano a partire dal cuore gonfio di desiderio che la scuola ritorni e continui a essere una costruzione di umanità e di crescita per chi insegna e per chi la frequenta è rara avis. Se si continua a pensare che si debbano risolvere tutti i problemi che ammalano la scuola perché quest’ultima possa attendere alla sua funzione si rischia di stare al palo, in un immobilismo che rende la stessa scuola un luogo di transito provvisorio, in attesa che la vita inizi alla fine della scuola. O, come ebbe a dire Richard Ford a Edoardo Nesi parlando di economia, “l’economia soccomberà a un atto dell’immaginazione”. La perfezione è nemica del bene.

O vogliamo continuare a crogiolarci nei disagi che abbrutiscono la scuola e chi la abita? Se dei genitori vivono una situazione economica difficile e sono presi da problemi della vita, non per questo smettono di amare i propri figli e aver chiaro ciò che a loro serve per crescere nel corpo e nell’anima. Invece, la scuola sembra gettare la spugna, in attesa di schiarite e di certezze dettate dall’esterno.

La scuola ha sempre avuto i suoi problemi, diversi a seconda dell’epoca storica. Già più di un secolo fa Leone Tolstoj sosteneva con amarezza che i bambini/ragazzi entrano nella scuola felici ed escono dalla scuola infelici. L’amore per la scuola e per l’umano deve far sì che ciò non accada. E perché non accada occorre aver chiaro e tener fermo il “senso” della scuola, il valore della scuola per una società e, soprattutto, per le giovani vite che la abitano.

I bambini e i ragazzi che vivono la nostra scuola non sono quelli che la pubblicità presenta: felici, appagati da una merendina o da un gioco di grido, accompagnati da adulti sempre sorridenti e disponibili. La realtà è spesso diversa. Oggi più che mai i soggetti in crescita hanno bisogno di punti di riferimento che li aiutino nei loro bisogni autentici e vitali. E la scuola può offrirli.

La scuola, quella vera, riaprirà i battenti a settembre. Molti dei problemi che stravolgono la scuola non saranno risolti, o risolti male. Ma la scuola non può arroccarsi nell’immobilità e disattendere aspettative (e perché no, anche ansie) di alunni e genitori. Anche in situazioni di crisi, di basso profilo delle istituzioni e di voragini finanziarie ci si può attivare, dando fondo alla propria imprenditorialità, alla propria creatività. Anche nelle situazioni più negative si può creare qualcosa di grande: bisogna credere in sé e nel futuro, quest’ultimo non visto come un buco nero, ma come una realtà che si può contribuire a costruire e a rendere meno buia.



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