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SCUOLA/ È davvero un’utopia la riforma della carriera dei docenti?

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Per completare il quadro si aggiunga che l’unico percorso di progressione professionale nella scuola italiana è quello attraverso il quale un insegnante può concorrere all’incarico di dirigente scolastico o di dirigente tecnico. Come dire: chi qualifica le proprie competenze e ha migliori risultati di apprendimento con i propri studenti, non ha alcuna possibilità di sviluppo né alcun riconoscimento economico e di carriera. Veramente un grande stimolo alla professionalità.
Pur sapendo che per collegare gli “investimenti” ai “risultati” (i paesi che spendono di più, ottengono anche i migliori risultati?) si dovrebbero considerare gli esiti di apprendimento e, nel lungo periodo, i tassi di sviluppo, il quadro che esce dall’analisi dei dati Eurydice, è tale da farci ritenere, parafrasando Calamandrei (1), che la “circolazione” dell’“organismo” professionale docente in Italia, è lenta, potremmo dire “arteriosclerotica”, capace di demotivare sul piano economico e su quello dello sviluppo professionale, anche il più tenace fra i giovani insegnanti.
Il burn out nella professione docente affonda le sue radici in gran parte in queste cause ed è un fenomeno non ancora sufficientemente studiato, compreso, politicamente fronteggiato.
Da insegnante e formatore di insegnanti devo francamente dire che trovo sorprendente che ci siano docenti capaci di motivarsi e di motivare i propri studenti anche in queste condizioni, e trovo assai discutibile l’atteggiamento di chi giudica la professione docente senza conoscerne bene le caratteristiche.
Da genitore e da cittadino, sento la necessità, guardando al futuro dei miei figli e del Paese, di chiedere con più forza e convinzione un deciso cambiamento di rotta nelle politiche di governo della professionalità docente.  La classe dirigente non capisce abbastanza, non riesce a capire, che investire in questo campo è una necessità assoluta dalla quale dipende lo sviluppo del Paese.
Se si fa un giro nei corridoi delle scuole italiane in questi giorni, ci si rende conto che la situazione è quella di una comunità scolastica deprivata, con problemi enormi di risorse, costretta a chiedere alle famiglie “tasse” d’iscrizione, sempre più consistenti per far fronte alle necessità più elementari (anche carta igienica e fotocopie, per intenderci) e dove il concetto di investimento in professionalità viene lasciato alla lodevole, ma isolata, iniziativa del singolo docente.



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COMMENTI
11/09/2011 - E' un'utopia ma continuo a sperare (giovanna mordini)

E' un'utopia la riforma della carriera degli insegnanti ma continuo a sperare che si possa realizzare in un futuro prossimo. L'analisi del Prof. Scaglioni è precisa e fa riflettere su come siano legati la retribuzione bassa degli insegnanti (siamo solamente prima della slovenia)e la scarsa credibilità dell'opinione pubblica verso il personale docente (insegnanti spesso considerati come fannulloni, scansafatiche e impiegati pubblici per ripiego). Per rivalutare il proprio operato bisogna partire da qui: un adeguamento stipendiale (nella società d'oggi più sei pagato più conti) una migliore possibilità di carriera e maggiori risorse per il settore "scuola". Sono d'accordo con il Prof. Scaglioni quando trova sorprendente come gli insegnanti nonostante i tagli, la bassa retribuzione, il blocco degli scatti d'anzianità riescano ancora a motivare se stessi ed i propri studenti. Giovanna Mordini (docente laureata il Lingue e Letterature Straniere e specializzata in sostegno).

 
06/09/2011 - utopia (franca pini)

Ovviamente sono completamente d'accordo con ciò che dice R. Scaglioni. Mentre leggevo mi è venuto in mente che svariati anni fa feci una vacanza in Germania da amici che facevano gli insegnanti. Rimasero colpiti dalla nostra esigua retribuzione e del nostro sistema. Dissero che esisteva una gerarchia negli insegnanti: un insegnante di scuola media non guadagnava quanto quello delle superiori; gli insegnanti delle superiori non erano tutti uguali: al vertice c'erano quelli del liceo che ovviamente avevano fatto concorsi e formazione per quel tipo di scuola. In italia invece facciamo un concorso unico per scuola media inferiore e superiore dove per esempio io che sono insegnante di inglese ho fatto una analisi del testo ed una comprensione, all'orale mi è stata chiesta un po' di letteratura e commentere in lingua un'immagine. Dopo sono andata ad insegnare in un istituto per geometri e mi hanno detto che dovevo insegnare tutte le tecniche di costruzione e tutti i termini tecnici dei geometri (io non lo so neanche in italiano perchè non sono un geometra); l'anno successivo andai in un istituto tecnico per ragionieri e dovevo insegnare le lettere commerciali (che ovviamente non so in italiano perchè non sono ragioniere e no l'ho mai studiato all'università). Qquindi, prima di tutto dovremmo fare formazione per ogni tipo di scuola per poter insegnare al meglio ed essere incentivati a lavorare al meglio.

 
01/09/2011 - utopia (guido maione)

L'utopia è di coloro che credono che questo governo e questa sconosciuta nominata da un presidente del consiglio imbarazzante possa riformare la classe degli insegnanti. Un ministro che in una trasmissione televisiva afferma che tre miliardi di euro per anno sono risparmi effettuati dal ministero o dice delle sciocchezze o è una maga. Il caos che attualmente regna nei provveditorati, l'insufficienza delle risorse e le affermazioni estemporanee dovrebbero chiarire che non sarà questo governo e questo ministro a poter ridare fiducia agli insegnanti, quindi per adesso smettete di sperare.

 
01/09/2011 - Un'analisi sprecata? (Franco Labella)

Trovo pregevole l'analisi del collega Scaglioni e trovo anche che pubblicarla il 1° settembre possa essere un buon viatico persino per chi ha vissuto due giorni fa l'assurda vicenda del riscatto del servizio militare e della laurea. Per converso, Scaglioni avrebbe potuto risparmiarsi di citare l'offensiva vicenda del premiolino una tantum. Avrebbe dovuto farlo anche considerando che, a leggere i giornali, chi aveva proposto di continuare a far cassa anche sugli insegnanti immaginava che il provvedimento sul riscatto pensionistico avrebbe riguardato (sic) 3.000-4.000 (tremila-quattromila) persone. Immagino che non sapessero che i soli insegnanti sono un po' di più e per la gran parte non militesenti e quasi sempre laureati. Se siamo in queste mani, Scaglioni è un inguaribile ottimista a pensare che a qualcuno interessino le sorti dell'istruzione in Italia. Per non parlare delle sorti degli insegnanti e delle loro carriere. E Scaglioni che è un collega delle "discipline vecchie" tagliate come il Diritto e l'Economia non ha bisogno certo di questo mio memento...

 
01/09/2011 - La motivazione non vuole morire (Antonella Paolillo)

Posso testimoniare che esiste e ha un che di miracoloso. Parlo della motivazione degli insegnanti. Il professor Scaglioni tiene corsi di formazione per tutor di tirocinanti e il numero degli iscritti cresce in modo esponenziale di anno in anno. Per i non addetti ai lavori, essere tutor di giovani aspiranti alla docenza non è un titolo riconosciuto dal ministero e non dà punteggio ai fini della posizione in graduatoria; fare il tutor non dà diritto a nessuna riduzione dell'orario di servizio (figuriamoci!) né ad una retribuzione aggiuntiva, nonostante si tratti di un impegno che esula dalle mansioni contrattuali dell'insegnante. Eppure ci sono tanti insegnanti disposti a spendere tempo e risorse per formarsi e per formare chi verrà dopo di loro. Sono d'accordo col prof. Scaglioni: fino a quando ci potremo permettere, come paese, questo assurdo spreco di risorse?

 
01/09/2011 - quei curricula pleonastici (Sergio Palazzi)

Per confermare e rafforzare quanto indicato, basta ricordare che recentemente ci è stato chiesto di depositare in segreteria il ns. CV, con l'idea di renderlo pubblico: e che caspita, che i genitori sappiano a chi hanno dato in cura i loro pargoli! Peccato che nel modulo ci fossero solo indicazioni di carattere burocratico, dati di cui oltretutto l'amministrazione avrebbe dovuto essere abbondantemente a conoscenza. Può essere importante sapere dove e come mi sono diplomato e laureato. O che ho superato due concorsi ordinari per titoli ed esami, il primo dei quali decisamente impegnativo. Questo mi qualifica certamente rispetto a tanti altri - anche se spero che l'eventuale genitore curioso dia un'occhiata a DOVE e QUANDO ho conseguito quei punteggi, perchè in altri tempi e soprattutto in altri luoghi avrei avuto vita più semplice. Ma mi sarei aspettato, oh illuso, che ci fosse uno spazio magari piccino per indicare le pubblicazioni, l'attività professionale, di ricerca, accademica, divulgativa, non pretendo anche quella politica o sociale, artistica o sportiva. E invece, che peccato, niente di niente. Perchè, chiunque sia il ministro, qualunque sia il governo, il dogma è che tutti devono essere uguali, insegnanti o scuole: se no, toccherebbe di riconoscere le differenze, hai visto mai che io a 50 meriti uno stipendio ben superiore a certi colleghi di 65 e, per carità, che un collega molto in gamba di 35 possa meritare il doppio di me?

 
01/09/2011 - Repetita iuvant (enrico maranzana)

E’ opportuno leggere la frase “Chi qualifica le proprie competenze e ha migliori risultati di apprendimento con i propri studenti, non ha alcuna possibilità di sviluppo né alcun riconoscimento economico e di carriera” focalizzando l’ultima parola “Carriera”. Resta valido quanto avevo scritto commentando un Suo precedente intervento: la funzione docente deve essere inquadrata all’interno del SISTEMA EDUCATIVO DI ISTRUZIONE E DI FORMAZIONE. In caso contrario il rischio è quello segnalato: “Istituzioni educative governate male, «producono» cittadini e professionisti mediocri” frase, che decodificata, afferma l’essenzialità sia del confronto obiettivi..risultati, sia della conseguente capitalizzazione dei relativi scostamenti. Chi crede in tale assunto non si deve limitare a sviluppare riflessioni teoriche, astratte, ma deve occuparsi anche dei POF delle scuole e denunciare l’errato orientamento del sistema, drammaticamente ancorato a modelli inefficaci.