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SCUOLA/ 2. Bruschi: sul TFA polemiche inutili, i numeri devono selezionare

Foto: Imagoeconomica Foto: Imagoeconomica

E perché programmare? Per gli stessi motivi che, anni fa, hanno portato al numero chiuso in diverse facoltà che davano accesso a professioni in parte libere, in parte a reclutamento statale (penso, ma non solo, a medicina), uscendo dall’ubriacatura sessantottina che contrabbandava il diritto allo studio col diritto ad avere un titolo, a prescindere dalla preparazione di chi lo conseguiva.  

Occorre, dunque, creare una platea di “abilitati” selezionata. Non metto in dubbio che, oggi, in molti vogliano fare il docente (unico comparto pubblico ad assumere: altro punto messo a segno dal ministero dell’istruzione). Quanti di costoro ne abbiano invece le caratteristiche, è un altro paio di maniche. I Paesi che hanno sistemi di istruzione dalle performance migliori del nostro selezionano i loro docenti tra i migliori laureati. Ebbene, il numero programmato seleziona la platea di coloro i quali potranno accedere alla professione, sia attraverso il nuovo reclutamento statale, sia direttamente dalle scuole paritarie. Ma proprio in quest’ultimo settore va preservata la qualità del personale, fermo restando che il requisito è quello dell’abilitazione e che va stroncato l’indegno mercato di quei diplomifici di cui tanto si parla sul web, che sfruttano docenti abilitati o meno pagando loro i contributi, consentendo loro di acquisire punti in graduatoria, ma magari senza corrispondergli effettivamente lo stipendio.

Il parametro previsto dall’articolo 5 è utilizzato per la programmazione dei posti per la formazione iniziale docenti. Sulla programmazione sono girate “cifre in libertà”, frutto delle varie elaborazioni preparate dall’amministrazione e inopinatamente messe in circolo da qualche mano più o meno consapevole delle polemiche che ne sarebbero seguite. Oggi, con i numeri pubblici, sia pure per grandi aggregazioni territoriali, si evince come chi parla di “strada sbarrata ai giovani” sbagli. Sono certamente numeri ristretti. Non numeri bassi. Peraltro superiori a quelli dell’ultimo ciclo SSIS. Per Scienze della formazione primaria, i dati della programmazione degli accessi sono risultati pienamente soddisfacenti, innanzitutto per gli Atenei che, anzi, non sono riusciti a “colmare” le necessità. Ricordo, per inciso, come le SSIS più serie non coprissero l’intero contingente messo a bando, per evitare di ammettere ai percorsi aspiranti non pienamente adeguati. E meno male che lo hanno fatto. Non è la carta di identità, ma la preparazione a consentirci di risalire la china e a vincere la sfida educativa.

Insomma, i numeri selezionano, come è giusto che sia. Non precludono ai giovani, ma mettono una soglia di accesso alta, che è la soglia di accesso che si deve pretendere sia superata da chi, elettivamente, ha in mano il futuro del paese. Affermare che si salteranno sette o dieci anni è indimostrato e sbagliato, e lo dimostreranno, più che le mie parole, i dati anagrafici degli iscritti ai primi percorsi.


COMMENTI
11/09/2011 - Purtroppo non sono polemiche inutili (Giorgio Israel)

Caro Max, la questione di merito è semplice. La programmazione è sacrosanta e non va toccata. Ma che debba coincidere con i pensionamenti non sta scritto da nessuna parte. Tanto più evidente quando si trovano decine di migliaia di posti per "stabilizzare" i precari. E confermato dal fatto che pare che i posti aumenteranno. Ho riconosciuto qui i tuoi meriti nell'aver difeso per quanto possibile lo spirito del regolamento. Ma che le cose andassero bene fino a un mese fa è un quadretto idilliaco che non corrisponde alla realtà. Come sai, la commissione non si riunisce da più di due anni, e la gestione della forma definitiva del regolamento non è stata sua. I contatti con te sono stati continui e collaborativi, ma che certi risultati imposti da esigenze varie abbiano determinato dissenso e grandi sofferenze, lo sai benissimo. In diversi casi siamo riusciti a convincere che certe scelte erano sbagliate, in parecchi altri no. Per culminare con i decreti attuativi recenti, che sono stati sentiti da noi della commissione come un colpo micidiale e un ribaltamento dello spirito iniziale. Ricominciare a costruire sul reclutamento? Come e con chi?

 
10/09/2011 - Snaturamento del canale abilitante (mario lietti)

La Gelmini parla di sani principi, di liberalizzazioni, di meritocrazia, di concorrenza, e poi mette un imbuto dal collo otturato nell’accesso al canale abilitante. Questo dicono i numeri, basta considerare quelli relativi a classi di concorso significative in Lombardia, regione forse emblematica dell’irrigidimento e dell’aggravamento delle storture provocati dall’adozione dei grotteschi criteri ministeriali, in un contesto in cui l’abilitazione varrà in tutta Italia e in tutta l’UE, e non sarà vincolata alla regione in cui è stata conseguita. Dove ci sono più possibilità di lavorare, si abiliterà meno. Il Ministero tentacolare che vuole controllare tutto genera sperequazioni in serie. Il suo compito è invece stabilire i requisiti dell’idoneità professionale e certificarla. Poi dovrà (avrebbe già dovuto farlo) introdurre un sistema di reclutamento per assumere i migliori. Tutto il resto esula dalle sue competenze. Il canale abilitante dovrebbe selezionare in ingresso i candidati eccellenti (basterebbe porre in alto l’asticella) e certificare l’idoneità professionale in uscita. Invece viene strumentalizzato dal ministero per respingere i candidati, A PRESCINDERE DAL MERITO. Così essi vengono sottratti al reclutamento del sistema pubblico misto - statale e privato - dal protervo ministero che indebitamente trasforma il canale abilitante in uno strumento di controllo finalizzato ad escludere candidati, A PRESCINDERE DAL MERITO, allo scopo di proteggere l’esistente.