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SCUOLA/ 2. Bruschi: sul TFA polemiche inutili, i numeri devono selezionare

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Così come è sbagliato affermare che ci sia una strategia volta a privilegiare chi è inserito nelle graduatorie ad esaurimento. Costoro hanno, come sancito dalla legge, diritto al 50% dei posti disponibili, mentre l’altro 50% è affidato al nuovo reclutamento. Non c’è nulla di nuovo. La legge c’è da anni e i diritti acquisiti (e sacrosanti) da chi è stato messo, non per propria responsabilità, in lista di attesa, vanno tutelati. Erano, mi tocca ricordarlo, giovani a loro volta. E magari (parlo del nono ciclo SSIS) giovani sono tutt’ora.

Ma è sul nuovo reclutamento che sarà opportuno, da subito, lavorare. Per evitare che i nuovi giovani facciano la stessa fine dei vecchi giovani, strangolati dall’Idra di Lerna delle graduatorie. La divisione tra reclutamento statale e abilitazione è già sancita, dal DM 249 e, ancor prima, dalla finanziaria che chiuse le graduatorie ad esaurimento. Un dato acquisito, dunque. La prima gamba del sistema è stata costruita, ora si tratta di costruire la seconda. Magari facendolo insieme. Come, sino a un mese fa, insieme si è costruita la formazione iniziale.



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COMMENTI
11/09/2011 - Purtroppo non sono polemiche inutili (Giorgio Israel)

Caro Max, la questione di merito è semplice. La programmazione è sacrosanta e non va toccata. Ma che debba coincidere con i pensionamenti non sta scritto da nessuna parte. Tanto più evidente quando si trovano decine di migliaia di posti per "stabilizzare" i precari. E confermato dal fatto che pare che i posti aumenteranno. Ho riconosciuto qui i tuoi meriti nell'aver difeso per quanto possibile lo spirito del regolamento. Ma che le cose andassero bene fino a un mese fa è un quadretto idilliaco che non corrisponde alla realtà. Come sai, la commissione non si riunisce da più di due anni, e la gestione della forma definitiva del regolamento non è stata sua. I contatti con te sono stati continui e collaborativi, ma che certi risultati imposti da esigenze varie abbiano determinato dissenso e grandi sofferenze, lo sai benissimo. In diversi casi siamo riusciti a convincere che certe scelte erano sbagliate, in parecchi altri no. Per culminare con i decreti attuativi recenti, che sono stati sentiti da noi della commissione come un colpo micidiale e un ribaltamento dello spirito iniziale. Ricominciare a costruire sul reclutamento? Come e con chi?

 
10/09/2011 - Snaturamento del canale abilitante (mario lietti)

La Gelmini parla di sani principi, di liberalizzazioni, di meritocrazia, di concorrenza, e poi mette un imbuto dal collo otturato nell’accesso al canale abilitante. Questo dicono i numeri, basta considerare quelli relativi a classi di concorso significative in Lombardia, regione forse emblematica dell’irrigidimento e dell’aggravamento delle storture provocati dall’adozione dei grotteschi criteri ministeriali, in un contesto in cui l’abilitazione varrà in tutta Italia e in tutta l’UE, e non sarà vincolata alla regione in cui è stata conseguita. Dove ci sono più possibilità di lavorare, si abiliterà meno. Il Ministero tentacolare che vuole controllare tutto genera sperequazioni in serie. Il suo compito è invece stabilire i requisiti dell’idoneità professionale e certificarla. Poi dovrà (avrebbe già dovuto farlo) introdurre un sistema di reclutamento per assumere i migliori. Tutto il resto esula dalle sue competenze. Il canale abilitante dovrebbe selezionare in ingresso i candidati eccellenti (basterebbe porre in alto l’asticella) e certificare l’idoneità professionale in uscita. Invece viene strumentalizzato dal ministero per respingere i candidati, A PRESCINDERE DAL MERITO. Così essi vengono sottratti al reclutamento del sistema pubblico misto - statale e privato - dal protervo ministero che indebitamente trasforma il canale abilitante in uno strumento di controllo finalizzato ad escludere candidati, A PRESCINDERE DAL MERITO, allo scopo di proteggere l’esistente.