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SCUOLA/ Il maestro D’Orta: il manifesto di Repubblica? Concetti già visti nel ‘68

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Dal film Les Choristes, di C. Barratier (2004)  Dal film Les Choristes, di C. Barratier (2004)

Effettivamente, in alcuni casi si creano dei paradossi. Io, ad esempi, ero stato bocciato in matematica. Frequentavo l’Istituto d’arte, e nelle materie di indirizzo andavo eccellentemente. Eppure, per una sola materia, ho perso un anno intero. In casi del genere, non trovo giusto che si debba ripetere un anno. Ma in altri è doveroso. Ad esempio, quando il numero di materie in cui si va male diventa eccessivo. E, soprattutto, quando ci si rende conto che il ragazzo non è che non ha potuto, ma non ha voluto impegnarsi.

Ad esempio?

Ho insegnato in quartieri molto difficili: Secondigliano, Forcella, Arzano. Lì l’impegno scolastico dei ragazzi era molto limitato da fattori indipendenti dalla loro volontà. Famiglie numerosissime, l’assenza di una stanza in cu studiare, la necessità di aiutare i genitori, magari pasticceri o fornai, lavorando la notte. Da loro non potevo pretende un impegno eccessivo. Ma quando il ragazzo si trova nelle condizioni adeguate per poter dare il massimo, ma non fa nulla, non bocciarlo gli provocherebbe un danno immane. Deve capire che la scuola è un tassello fondamentale della sua vita e consentirgli di accedere alla classe successiva nonostante l’insufficienza in più materie e l’assenza di impegno rappresenterebbe una sconfitta per tutta la società. La bocciatura serve, infatti, per fargli comprendere che con la vita e con la scuola non si scherza.

La Veladiano considera la “condotta” un termine militare, da sostituire con “capacità relazionale”…

Non ci vedo nulla di militare. Il militarismo, in certi ambienti, viene visto un po’ ovunque. Per esempio, sono in molti a sostenere che il grembiule, l’”obbligare” il ragazzo a indossare una “divisa”, ne annulli la personalità e abbia un qualcosa di fascista. Quando, in realtà, serve solo a non sporcarsi.

Che opinione si è fatto, in generale, del manifesto pubblicato da Repubblica?

Mi sembra una ricomparsa della cultura del ‘68, quando si scandivano slogan come “fantasia al potere”, o “vietato vietare”. Il ritorno di una cultura che, soprattutto all’interno della scuola, ha prodotto gli sfaceli ai quali assistiamo ogni giorno. Siamo nell’anarchia completa, dove sono saltate tutte le figure di riferimento. I genitori ricorrono al Tar per una minima bocciatura. E, nove volte su dieci il Tar dà loro ragione. Siamo, del resto, tra i Paesi in Europa con più alunni promossi e, al contempo, quello in cui, tra gli stessi, c’è uno dei più alti tassi di ignoranza.



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