Educazione
sabato 10 settembre 2011
Una scuola politicamente corretta e paritaria. Nel senso che, alunni e docenti, vivono un rapporto alla pari. E’ il concetto di fondo del “manifesto per una nuova scuola” pubblicato oggi da Repubblica. Un articolo della scrittrice Mariapia Veladiano dal titolo: “La buona educazione”, che contiene alcuni concetti «dall’effetto dirompente sulla vita degli alunni e della società; l’applicazione dei quali contribuirebbe a mandare in rovina quel poco che resta della nostra scuola», dice, interpellato da ilSussidiario.net, Marcello D’Orta, autore del best seller "Io speriamo che me la cavo". Tali concetti ricordano qualcosa di già sentito: il ragazzo cresce in un rapporto fondato sul dialogo. E nient’altro. Il concetto del dovere, il rispetto delle regole che implica, anche, l’idea della punizione come sistema correttivo, la disciplina, la gerarchia, la consapevolezza dei ruoli reciproci e dell’autorità come punto di riferimento che aiuta a sviluppare il proprio io; tutto da buttare. Dal postulato, la deduzione pratica. Ad esempio: «dal bullismo al cattivo risultato scolastico - scrive la Veladiano -, ci si trova, insieme, seduti intorno a un banco, si stende un impegno in pochi punti, sottoscritto dal ragazzo, dal genitore, dal docente».
Cosa ne pensa?
«Anzitutto, bisogna vedere di fronte a quale tipo e grado di bullismo – un termine piuttosto abusato - siamo di fronte. Questo sistema, in alcuni casi, forse potrebbe portare anche a qualche risultato. Per esempio con il ragazzo discolo, che infastidisce i compagni; ma che, del resto, è sempre esistito,e che in realtà, non possiamo considerare un vero e proprio bullo. Di fronte invece a episodi di bullismo reale - microcriminalità, pestaggi ecc… - mettersi attorno ad un tavolo e discutere col ragazzo sul da farsi dubito che possa servire e qualcosa».
Dietro la ricetta, c’è una visione del mondo ben precisa: quella secondo cui professori e alunni devono interagire da pari, confrontandosi sul medesimo livello e vaporizzando le gerarchie.
E un altro errore, e non da poco. Lo stesso che compiono i genitori che si comportano da amici con i propri figli. Il padre, in alcune circostanze, può anche essere un amico. Ma, l’amore nei confronti dei figli si dimostra, anzitutto, facendo il padre. Lo stesso principio vale per la scuola. Andavo spesso a trovare i miei ragazzi nelle loro abitazioni, li portavo in gita anche al di là degli orari scolastici. Ma, per loro, ero anzitutto il docente. Invertendo le scale gerarchiche si provano effetti devastanti sulla vita dei ragazzi.
Non si può bocciare se mancano solo una o due materie. Non si può bocciare tout court. E’ un altro punto indicato dal “manifesto”.
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