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1° GIORNO DI SCUOLA/ Iniziare, perché? Dialogo tra Isabella e un prof

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Isabella forse ha già preparato il suo zainetto. Devo sistemare anche il mio. Mi sembra un canto del Risorgimento, son così vecchio che a scuola li studiavamo ancora: Il sacco è preparato, sull’omero mi sta, io son uomo e son soldato, viva la libertà. Isabella, mettiamola così: affrontiamo il nuovo anno cantando e pensando che la libertà richiede di impegnarsi ogni giorno. Forse non risolverà tutti i problemi, ma almeno ci aiuterà contro la noia. E poi, in fondo, queste pagine erano solo lo svolgimento di un tema: la vita è qualcosa di più, no?



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COMMENTI
12/09/2011 - Tornare a riveder le stelle (enrico maranzana)

Nel libro "Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta" il giovane Chris viaggia per gli Stati Uniti aggrappato alla schiena del padre. Solo alla fine del romanzo il suo sguardo supera la spalla del genitore e il mondo gli si presenta in tutta la sua varietà. Si tratta di un’analogia calzante: sia il professore che Isabella non possiedono il senso delle cose, non percepiscono la finalità della scuola, non colgono il fatto che un problema complesso non può essere semplificato ma deve essere affrontato con rigorosità, non difendono il loro diritto di esplorare il mondo con interesse e partecipazione accettando supinamente “ripetitività e noia”, non assumono e non difendono le loro responsabilità di governo dimenticando “d’esser uomini e non soldati”, non sono in grado di diagnosticare l’origine del disservizio scolastico, non vogliono il cambiamento.

RISPOSTA:

Caro Maranzana, un maestro ci ha insegnato che, se quando io scrivo il lettore non capisce, la colpa è mia e non del lettore, e che però a volte è lecito qualche dubbio... perchè credevo si capisse che l'atteggiamento del prof era proprio il contrario su tutta la linea: trovare il modo, nonostante tutto, di dare senso ed entusiasmo alla scuola. Sia pur temendo che quest'anno nuovo, quando l'almanacco finirà, non ci parrà migliore di quelli vecchi. Con Isabella e i suoi 13 anni dobbiamo cercare linguaggi e forme che possono non essere gli stessi che usiamo con simpatiche canaglie di 17 o 19, perchè, anche in questi giorni accelerati, l'età fa differenza. Ho ricordi vaghissimi del libro di Pirsig, ma non credo che a nessuno di loro mi sentirei di proporre la sua spiritualità sofferente, e men che meno quelle della pletora di libri che ne hanno copiato titolo e genere. Così come dubito che possano essere coinvolti se gli proponiamo la teoria della complessità, il sudore della fronte richiesto ad Adamo o altri discorsi che verrebbero più spontanei a noi agée. Discorsi che spero riusciranno poi a capire se noi, facendo la nostra parte soprattutto con l'esempio, li avremo accompagnati mentre imparano a volare da soli: operazione che spesso ha dei momenti noiosetti. Piuttosto, come spiritualità, preferisco tenermi - finché posso e riesco - a qualcosa di molto più nostro come un ora et labora in laetitia. Ma anche qui, non pretendo di avere tutte le risposte in tasca. Alla prossima. SP