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SCUOLA/ L’accordo sul Tfa può metter fine al "conflitto" tra giovani e precari

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Mariastella Gelmini (Foto Imagoeconomica)  Mariastella Gelmini (Foto Imagoeconomica)

Il comunicato stilato al termine dell’incontro di sabato scorso tra il ministro Gelmini e alcuni firmatari dell’appellogiovani.it (che in quattro giorni ha raggiunto il numero di oltre 14mila adesioni), delinea in termini dinamici la soluzione del problema dei giovani insegnanti e neolaureati in attesa di abilitazione, di cui si è tanto discusso sui siti di riferimento e sulla stampa nazionale in questi ultimi tempi.

Non solo il numero dei posti riservati ai TFA (Tirocini Formativi Attivi) a carattere transitorio per il conseguimento dell’abilitazione all’insegnamento nelle Scuole secondarie di I e II grado per l’a.a. 2011/12 è stato implementato di ulteriori 3.000 posti, così da raggiungere un totale di 13.285, ma un ruolo di rilievo nella determinazione dei posti disponibili per l’avvio dei TFA transitori e dunque dei percorsi abilitanti viene consegnato alle Università. Queste ultime, riconosce il comunicato, sono sollecitate a “presentare piani formativi sulla base delle loro capacità di offerta”.

Le due note ministeriali pubblicate contestualmente al comunicato (la prima ai rettori e la seconda ai direttori degli uffici scolastici regionali), infatti, favoriscono, anzi sollecitano la programmazione degli atenei, che entro il 7 ottobre dovranno formulare una precisa offerta formativa, per ciascuna classe di abilitazione (si tratta di scuola secondaria, è bene ricordarlo), in rapporto a quella che sarà da loro considerata la capacità ricettiva in termini di disponibilità di studenti iscrivibili ai corsi di TFA. Un’offerta che ha come dato di partenza il numero dei 13.285, ma che, previo impegno delle università, potrebbe anche essere superiore a questo valore.

Gli uffici scolastici regionali e i comitati regionali di coordinamento (costituiti dai rettori, affiancati dai direttori scolastici regionali) sono invitati a favorire la collaborazione tra università e istituzioni scolastiche, in modo che l’offerta formativa degli atenei sia congrua alle esigenze didattiche previste dal Regolamento sulla formazione iniziale.

In questo modo, cioè mediante un’interpretazione rinnovata della lettera del primo decreto applicativo del suddetto Regolamento (ci si riferisce al decreto 139 dell’aprile scorso), si parte dal basso: i corsi di tirocinio formativo attivo, che devono essere istituiti e attivati dalle università, vedranno le stesse università protagoniste della definizione dell’offerta di Tfa e di percorsi di laurea magistrale, con un occhio alla disponibilità costituita dalle loro strutture e risorse didattiche e un altro alle necessità determinate dalla domanda di abilitazione e lauree magistrali provenienti dalla realtà dei giovani in attesa di una idoneità all’insegnamento.



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COMMENTI
13/09/2011 - bisogna pensare al futuro (Michele Borrielli)

Io credo che occorra pensare al futuro, e sotto questo aspetto sono d'accordo con il Ministro, occorre verificare le possibilità di lavoro per i giovani dove ci sono, ed indirizzarli opportunamente, pur nel pieno rispetto della specifica "vocazione" di ognuno. Ad esempio, in campo chimico le opportunità di lavoro non mancano e non mancheranno. Il Consiglio Nazionale dei Chimici ha più volte lamentato il sempre minore afflusso di giovani in un settore determinante per il futuro oltre che industriale anche energetico del Paese (senza il nucleare la chimica svolgerà un ruolo centrale) e ha altresì sottolineato l'"invecchiamento" dei chimici italiani. Ma come discernere e valorizzare tutte le "vocazioni chimiche" in Licei che, secondo le bozze di nuove classi di concorso presentate ai sindacati il 15/3/11, non prevedono la presenza della classe di concorso A013-futura A-34 (docenti LAUREATI IN DISCIPLINE CHIMICHE), lasciando di fatto l'insegnamento della chimica nei licei, anche scientifici e classico, nelle mani di docenti (classe A060), quasi tutti laureati in scienze naturali, biologiche ed altro? Rinvio per le necessarie integrazioni al link http://www.chimicimarche.it/doc/LETTERA%20PRESIDENTI%20ORDINI%20DEI%20CHIMICI%20TERRITORIALI.pdf e ringrazio la Redazione per lo spazio concesso

 
13/09/2011 - Troppo ottimismo (Giorgio Israel)

Mi permetto di rinviare al commento fatto all'articolo di Magni

 
13/09/2011 - Miiopia (enrico maranzana)

“Sullo sfondo, da seguire ancora con ostinata passione per il bene comune, c’è infatti il destino della professione docente del nostro Paese” che, con colposa semplificazione, è stata ridotta a una questione di stabilità lavorativa. Il buon padre di famiglia decide solamente quando possiede una visione chiara e strutturata della questione da risolvere e, in questo caso, solamente dopo aver decodificato quanto è stato decretato in merito alla formazione iniziale degli insegnanti. Questa NON DEVE consistere nella mera acquisizione della conoscenza disciplinare ma si sostanzia di “competenze psico-pedagogiche, metodologico-didattiche, organizzative e relazionali” oltre a quelle “necessarie allo sviluppo e al sostegno dell'autonomia delle istituzioni scolastiche”. In altri termini la norma prefigura un sistema integrato in cui, sinergicamente, tutti gli insegnamenti concorrono al conseguimento del fine istituzionale. Perché si affida il mandato della formazione alle università la cui vocazione non ha nulla a che vedere con quella dell’ISTITUZIONE scuola? Meglio rimanere al calduccio, con un servizio scolastico destrutturato in cui gli strumenti ne hanno occultato l’orientamento. La condizione necessaria per garantire “il destino della professione docente del nostro Paese” è il rinnovamento del’attività delle scuole in funzione degli orientamenti a cui le norme si ispirano. Come si possono formare le nuove leve se l’ambito lavorativo fornisce un modello deviante?