BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Panebianco: Tfa, vigiliamo sull’accordo. Mantovani: ora più autonomia

Pubblicazione:

Angelo Panebianco (Imagoeconomica)  Angelo Panebianco (Imagoeconomica)

In ogni caso, Panebianco invita a stare in guardia. «Occorre vedere come l’accordo verrà attuato, questo è il punto. L’altro era un “patto” chiarissimo: dentro i precari, e chi è fuori è fuori. Perché, scusi, il vecchio precariato che fine fa in questo quadro? Attenzione, perché il diavolo si nasconde sempre nei dettagli...». L’accordo però non è male, professore. Sono cambiati i numeri, e gli atenei dovranno dire la loro per ciascuna classe di abilitazione. Le circolari del ministero, uscite lo stesso sabato pomeriggio, parlano chiaro in questo senso. «Mi dia retta, aspettiamo di vedere. Anzi, occorre vigilare che l’attuazione dell’accordo vada nella direzione giusta. Non sto dicendo che non è un buon risultato, affatto. Sto solo dicendo che per capire se si aprono realmente dei canali per i giovani che intendono fare i docenti, bisogna davvero vedere come l’operazione sarà attuata. Le università presentano il loro piano, d’accordo. Ma il rischio è che bastino alcune locuzioni tecniche per ridare la priorità ai precari esistenti, a svantaggio dei giovani».

Panebianco parla con naturalezza di un’eventualità che non si vorrebbe contemplare. «I sindacati e con essi la base del ministero hanno dovuto fare buon viso a cattivo gioco alla mobilitazione che c’è stata, ma non sono affatto sicuro che non tenteranno di riproporre di nuovo, sotto altre forme, il vecchio assetto». Davvero attribuisce loro questa forza? «Abbiamo alle spalle decenni di relazioni, diciamo così, “costruttive” tra sindacati e ministero. Non si può non pensare che la storia non abbia il suo peso, no? Aspettiamo, sorvegliamo attentamente e riparliamone».

Da Bologna ci spostiamo a Milano. «Il comunicato finale che ho letto sul sito del Miur è una buona cosa, ma resta ancora molto da fare» dice a ilsussidiario.net Susanna Mantovani, pedagogista e prorettore dell’Università di Milano Bicocca, anche lei tra i primi firmatari dell’appello. «I momenti di crisi, se affrontati con coraggio, offrono sempre la possibilità, a saperla cogliere, per andare oltre il contingente, per pensare ad una soluzione più generale che guardi al futuro» dice Mantovani. «L’accordo è positivo e riguarda l’immediato, ma non affronta in modo definitivo il tema della formazione e del reclutamento».



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
15/09/2011 - Giovani e merito (Khan Kubla)

Ho 28 anni, dopo il diploma ho superato un test di ammissione a un corso di laurea a numero chiuso, mi sono laureato e poi specializzato con una laurea magistrale, sempre con il massimo dei voti; ho dunque superato un altro esame di ammissione per iscrivermi all'ultimo ciclo SSIS conseguendo l'abilitazione all'insegnamento con il massimo del punteggio per un totale di 7 faticosi anni di studio e lavoro! Fino a pochi mesi fa non solo ritenevo di essere ancora giovane ma anche di aver seguito con successo un percorso di "merito" che mi avrebbe portato ad esprimere il massimo delle mie potenzialità didattiche e progettuali come insegnante di ruolo. Da diverso tempo molti organi di stampa mi accusano invece di essere un vecchio privilegiato, protetto dal corporativismo sindacale che impedisce alle nuove generazioni di accedere all'insegnamento (sic!). E invece vedo la mia posizione più traballante che mai, minacciato da un'ennessima caccia a posti che non ci sono e che non si creeranno semplicemente abilitando nuovi "giovani" docenti (è prevista forse una soglia d'età d'accesso ai TFA? o saranno sempre i "vecchi" precari non abilitati ad accaparrarsi i posti?); sento svilita la mia professionalità solo per il fatto di aver seguito le regole, sento tante altre cose ma soprattutto non capisco l'ipocrisia di questa battaglia così irrazionele e ingiusta da sembrare essere fatta in malafede. Non si condannino due generazioni a una disoccupazione intellettuale di massa.

 
15/09/2011 - i "giovani" insegnanti (Sara Tanzi)

Sono una docente, ho 34 anni e da sei, cioè da quando ho finito la Ssis, insegno con supplenze annuali. Ogni anno in estate lo Stato finge di non avere bisogno di me e mi licenzia, poi si ricorda che senza i precari la scuola si blocca e allora mi obbliga a fare domanda per gli esami di maturità e mi chiede di fare corsi di recupero ed esami. Sono giovane? Sono vecchia? Io mi sento giovane, ma ogni anno questa situazione mi fa sentire un po' più vecchia. Nei primi dieci posti della mia graduatoria ci sono sette persone che hanno dai 35 anni in giù, tutti abilitati Ssis, tutte persone alle quali lo stato aveva indicato un preciso percorso per diventare insegnanti professionisti, docenti qualificati, insegnanti del futuro. Ora siamo da rottamare, siamo gli egoisti, i protetti dal sindacato, i conservatori che non vogliono fare spazio ai giovani. Ci chiedono di rimetterci in gioco, di dimostrare di nuovo la nostra preparazione in un bello scontro all'ultimo sangue con i "giovani". Ci stanno prendendo solo in giro, giovani e vecchi.La Ssis poteva davvero essere una strada per formare i docenti del futuro, peccato che proprio la libertà delle università nel programmare i numeri di accesso ne abbia fatto una fabbrica di precariato. Ora le università vogliono fare esattamente la stessa cosa: tutti abilitati a sbranarsi tra loro per posti che non ci sono. E' da irresponsabili illudere i ragazzi in un'età in cui scelgono il loro destino ed avviarli ad un futuro da precari.

 
14/09/2011 - soluzione semplice (Luca volpe)

la soluzione è semplice e deve essere trovata dal governo, l'assunzione dei giovani non deve essere ancorata alla soluzione delle liste dei precari. E' una tecnica subdola mettere una condizione che dipende da altre persone. Questa tecnica scarica la responsabilità di un fallimento su altri soggetti scatenando una guerra tra poveri. Vorrei inoltre far notare che i precari sono persone che hanno superato un regolare concorso o una abilitazione e non sono vecchi! Anzi sono persone che dovrebbero avere un lavoro ma non lo hanno; è lo stato che è in difetto quindi io non li chiamerei precari ma bensi lavoratori a tempo indeterminato usuropati dei loro diritti. Nessuna Crisi giustifica la mancanza di lavoro. Infine vorrei far notare che io sento parlare di crisi da quando sono nato (39 anni fa). Ciao a tutti

 
14/09/2011 - E le Sis? (Daniele Lo Vetere)

Se fossi uno studente che desidera fare l'insegnante, come ero qualche anno fa, anche io firmerei quell'appello. Però ora sono un insegnante precario che vede sempre più nero il proprio futuro. Ho stima profondissima del prof. Panebianco; non vorrei però che fosse incorso in un abbaglio. Ha paura di "logiche sindacali", ovvero che i sindacati proteggano i soliti noti. Caro professore, ho 31 anni (per i tempi italiani di ingresso nel mondo del lavoro, un imberbe), una laurea con il massimo dei voti e dignità di stampa nel 2005, un'abilitazione Ssis nel 2007. Dopo tre anni nei licei a insegnare latino e italiano, da due anni, a causa della falcidie delle ore di latino, sono stato dirottato (per fortuna, c'è chi non lavora) sulle medie, anche se ogni anno in condizioni più difficili (quest'anno spezzoni su due scuole, una lontanissima, in montagna). Il Tfa vuole produrre insegnanti professionalizzati, competenti in didattica, psicologia, docimologia, ... E noi sissini? Lo siamo già, ma ormai ci mettono nel pentolone degli iscritti in graduatoria, quelli "vecchi" da smaltire obtorto collo. Io sono ANCORA un giovane insegnante, ho energia e voglia di fare. Ho il diritto di non sentirmi dare del raccomandato dai sindacati e di essere dipinto come un vecchio ringhioso attaccato alla poltrona (quale?). Domani le cattedre potrebbero essere divise fra noi e i Tfa. Con quel che c'è nella classe di concorso 51 (latino e italiano nei licei), rischiamo di prendere mezza cattedra a testa.

 
14/09/2011 - Reclutamento Vs formazione 5 - 0 (enrico maranzana)

TUTTI parlano di scuola osservandone esclusivamente gli aspetti epidermici, non identificando l’origine della cancrena che la corrode, puntano il dito contro un capro espiatorio, scelto a caso. La professionalità del docente è banalizzata, snaturata e non se ne riconosce la complessità. Chi realmente ama la scuola e vuole il suo allineamento alla società contemporanea DEVE adoperarsi per superare l'anomala situazione in cui versa, parzialmente descritta in “I mali della scuola: i piani alti calpestano le regole e privilegiano il pensiero libero” visibile in rete.