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SCUOLA/ Panebianco: Tfa, vigiliamo sull’accordo. Mantovani: ora più autonomia

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Angelo Panebianco (Imagoeconomica)  Angelo Panebianco (Imagoeconomica)

Forse lei corre troppo, azzardiamo. «Condivido in pieno le preoccupazioni di Panebianco. Ma ci sono problemi che vanno comunque posti. Sono d’accordo con le istanze espresse nell’appello, ma sono anche a favore di abilitazioni completamente libere o quasi; purché il ministero controlli le strutture di ateneo che erogano la formazione. E glielo dico da ex preside di facoltà». La Mantovani invita ad essere più lungimiranti, ad «uscire dalla tenaglia» dice. A superare cioè le cattive alleanze, e le contrapposizioni, di sapore corporativo. «Voglio credere che siamo all’inizio di un discorso che riguarda finalmente tutti: studenti, dirigenti, sindacato, ministero. Abilitazione e reclutamento per esempio non possono essere pensate centralmente, in modo dirigistico, slegato dalle condizioni del contesto. È fondamentale quindi che le università facciano la loro parte, ma fuori anch’esse da un ottica corporativa, con proposte formulate secondo razionalità e buon senso».

La professoressa Mantovani saluta con favore l’accordo, ma guarda oltre l’abilitazione. «Dobbiamo andare verso forme di reclutamento che prevedano una vera autonomia delle scuole, temperata dal pubblico. Non ci sono alternative se vogliamo un sistema serio ed efficiente. Possiamo arrivarci con gradualità, studiando forme intermedie, senza correre subito allo spauracchio che abbiamo nella mente, il preside che sceglie chi vuole; no. Ma instaurando un’autonomia progressiva e reale, questo sì». Teme che ci siano chiusure? «Guardi, temo tutte le saldature corporative possibili, non solo quella del sindacato. È comprensibile che il sindacato difenda gli interessi dei suoi iscritti, ma mi piacerebbe che tornasse a svolgere la funzione importantissima che ha avuto negli anni 70 nel promuovere la cultura e la qualità dei nuovi servizi, come quelli all’infanzia per esempio. In anni più recenti invece, soprattutto nel campo della scuola, ho visto più una chiusura che l’apertura ad una positività culturale. Un vero peccato».

 

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COMMENTI
15/09/2011 - Giovani e merito (Khan Kubla)

Ho 28 anni, dopo il diploma ho superato un test di ammissione a un corso di laurea a numero chiuso, mi sono laureato e poi specializzato con una laurea magistrale, sempre con il massimo dei voti; ho dunque superato un altro esame di ammissione per iscrivermi all'ultimo ciclo SSIS conseguendo l'abilitazione all'insegnamento con il massimo del punteggio per un totale di 7 faticosi anni di studio e lavoro! Fino a pochi mesi fa non solo ritenevo di essere ancora giovane ma anche di aver seguito con successo un percorso di "merito" che mi avrebbe portato ad esprimere il massimo delle mie potenzialità didattiche e progettuali come insegnante di ruolo. Da diverso tempo molti organi di stampa mi accusano invece di essere un vecchio privilegiato, protetto dal corporativismo sindacale che impedisce alle nuove generazioni di accedere all'insegnamento (sic!). E invece vedo la mia posizione più traballante che mai, minacciato da un'ennessima caccia a posti che non ci sono e che non si creeranno semplicemente abilitando nuovi "giovani" docenti (è prevista forse una soglia d'età d'accesso ai TFA? o saranno sempre i "vecchi" precari non abilitati ad accaparrarsi i posti?); sento svilita la mia professionalità solo per il fatto di aver seguito le regole, sento tante altre cose ma soprattutto non capisco l'ipocrisia di questa battaglia così irrazionele e ingiusta da sembrare essere fatta in malafede. Non si condannino due generazioni a una disoccupazione intellettuale di massa.

 
15/09/2011 - i "giovani" insegnanti (Sara Tanzi)

Sono una docente, ho 34 anni e da sei, cioè da quando ho finito la Ssis, insegno con supplenze annuali. Ogni anno in estate lo Stato finge di non avere bisogno di me e mi licenzia, poi si ricorda che senza i precari la scuola si blocca e allora mi obbliga a fare domanda per gli esami di maturità e mi chiede di fare corsi di recupero ed esami. Sono giovane? Sono vecchia? Io mi sento giovane, ma ogni anno questa situazione mi fa sentire un po' più vecchia. Nei primi dieci posti della mia graduatoria ci sono sette persone che hanno dai 35 anni in giù, tutti abilitati Ssis, tutte persone alle quali lo stato aveva indicato un preciso percorso per diventare insegnanti professionisti, docenti qualificati, insegnanti del futuro. Ora siamo da rottamare, siamo gli egoisti, i protetti dal sindacato, i conservatori che non vogliono fare spazio ai giovani. Ci chiedono di rimetterci in gioco, di dimostrare di nuovo la nostra preparazione in un bello scontro all'ultimo sangue con i "giovani". Ci stanno prendendo solo in giro, giovani e vecchi.La Ssis poteva davvero essere una strada per formare i docenti del futuro, peccato che proprio la libertà delle università nel programmare i numeri di accesso ne abbia fatto una fabbrica di precariato. Ora le università vogliono fare esattamente la stessa cosa: tutti abilitati a sbranarsi tra loro per posti che non ci sono. E' da irresponsabili illudere i ragazzi in un'età in cui scelgono il loro destino ed avviarli ad un futuro da precari.

 
14/09/2011 - soluzione semplice (Luca volpe)

la soluzione è semplice e deve essere trovata dal governo, l'assunzione dei giovani non deve essere ancorata alla soluzione delle liste dei precari. E' una tecnica subdola mettere una condizione che dipende da altre persone. Questa tecnica scarica la responsabilità di un fallimento su altri soggetti scatenando una guerra tra poveri. Vorrei inoltre far notare che i precari sono persone che hanno superato un regolare concorso o una abilitazione e non sono vecchi! Anzi sono persone che dovrebbero avere un lavoro ma non lo hanno; è lo stato che è in difetto quindi io non li chiamerei precari ma bensi lavoratori a tempo indeterminato usuropati dei loro diritti. Nessuna Crisi giustifica la mancanza di lavoro. Infine vorrei far notare che io sento parlare di crisi da quando sono nato (39 anni fa). Ciao a tutti

 
14/09/2011 - E le Sis? (Daniele Lo Vetere)

Se fossi uno studente che desidera fare l'insegnante, come ero qualche anno fa, anche io firmerei quell'appello. Però ora sono un insegnante precario che vede sempre più nero il proprio futuro. Ho stima profondissima del prof. Panebianco; non vorrei però che fosse incorso in un abbaglio. Ha paura di "logiche sindacali", ovvero che i sindacati proteggano i soliti noti. Caro professore, ho 31 anni (per i tempi italiani di ingresso nel mondo del lavoro, un imberbe), una laurea con il massimo dei voti e dignità di stampa nel 2005, un'abilitazione Ssis nel 2007. Dopo tre anni nei licei a insegnare latino e italiano, da due anni, a causa della falcidie delle ore di latino, sono stato dirottato (per fortuna, c'è chi non lavora) sulle medie, anche se ogni anno in condizioni più difficili (quest'anno spezzoni su due scuole, una lontanissima, in montagna). Il Tfa vuole produrre insegnanti professionalizzati, competenti in didattica, psicologia, docimologia, ... E noi sissini? Lo siamo già, ma ormai ci mettono nel pentolone degli iscritti in graduatoria, quelli "vecchi" da smaltire obtorto collo. Io sono ANCORA un giovane insegnante, ho energia e voglia di fare. Ho il diritto di non sentirmi dare del raccomandato dai sindacati e di essere dipinto come un vecchio ringhioso attaccato alla poltrona (quale?). Domani le cattedre potrebbero essere divise fra noi e i Tfa. Con quel che c'è nella classe di concorso 51 (latino e italiano nei licei), rischiamo di prendere mezza cattedra a testa.

 
14/09/2011 - Reclutamento Vs formazione 5 - 0 (enrico maranzana)

TUTTI parlano di scuola osservandone esclusivamente gli aspetti epidermici, non identificando l’origine della cancrena che la corrode, puntano il dito contro un capro espiatorio, scelto a caso. La professionalità del docente è banalizzata, snaturata e non se ne riconosce la complessità. Chi realmente ama la scuola e vuole il suo allineamento alla società contemporanea DEVE adoperarsi per superare l'anomala situazione in cui versa, parzialmente descritta in “I mali della scuola: i piani alti calpestano le regole e privilegiano il pensiero libero” visibile in rete.