BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Via Paravia e non solo: istruzioni per "uscire" dalle classi-ghetto

Pubblicazione:

Immagine d'archivio (Imagoeconomica)  Immagine d'archivio (Imagoeconomica)

I docenti “maestri” - e ce ne sono molti che abitano la nostra scuola -, che sono mossi a mettere ordine di priorità negli obiettivi educativi e culturali che sostengono il loro agire professionale. Sono provocati ad esplicitare il significato di parole d’ordine che tormentano la scuola e che a volte la paralizzano (persona, cultura, sapere, socialità, ecc.) nella misura in cui il loro significato viene cristallizzato in procedure e tecniche.

Gli alunni, che devono essere accompagnati a vivere la diversità come ricchezza per conoscere meglio sé e per irrobustire la propria identità, senza la paura di perderla nell’incontro con l’altro. Ciò porta alla costruzione di una persona pronta al dialogo e aperta al mondo senza essere vittima sacrificale di esso.

Le famiglie - padri e madri - autorevoli compagni di vita dei figli, che devono superare la paura di far fare fatica ai propri figli. Non è spianando la strada dei figli da ogni ostacolo che si assicura la loro felicità e la loro riuscita nella vita. Se una classe è rallentata nel “programma” dalla presenza di alunni portatori di bisogni e culture diverse, non si deve pensare necessariamente e solo ad un di meno per i figli che, per grazia di natura, sono aperti al nuovo e al cambiamento. Purché non vengano bloccati dalle paure e dalle ansie degli adulti. I figli hanno delle antenne molto sensibili: captano velocemente i veri sentimenti che albergano nell’animo degli adulti.

Il meticciato (neologismo coniato dal neo Arcivescovo di Milano, cardinale Angelo Scola) che abita la nostra società e la nostra scuola è un’opportunità prima che un problema da risolvere. E bambini e ragazzi (chi vive con loro lo verifica quotidianamente) mettono in atto un meticciato del cuore e del pensiero, sia pur dentro scivoloni di insofferenza che vengono risolti con la libertà di riallacciare rapporti e di condividere un pensiero “buono” con l’altro, nuovo amico di pelle e lingua strana, ma vicino e prossimo a bisogni, gioie e pensieri.

La scuola è un bene per tutti e la legislazione scolastica deve stare accorta a non censurare opportunità e positività proprie della realtà umana che vive la scuola. Senza eccessive paure. E cum iudicio.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  


COMMENTI
16/09/2011 - stare tra la gente (francesco taddei)

"la cultura italiana viene assunta per osmosi dalla frequentazione di bambini italiani" ecco la ragione della norma voluta dal ministro. Inoltre se la presenza di alunni stranieri obbliga ad un rallentamento nel programma, questi bambini verranno visti come ostacolo all'apprendimento. questo spiega la bontà delle classi ponte (peraltro già presenti in altri paesi senza tante proteste). Infine Calabresi si esercita nello sport nazionale degli "opinion makers" e cioè criticare questo governo senza discernimento, apprescindere!

 
16/09/2011 - Chiusura dell'unica prima di via Paravia (Mariella Ferrante)

Pur condividendo quanto detto nell'articolo a proposito delle reali possibilità di richezza educativa ed umana di classi multi etniche - laddove naturalmente ci siano le condizioni di poter fare una proposta formativa, mi chiedo se nel caso della chiusura della prima classe di via Paravia non sia il caso di porsi un'altra questione: come mai è rimasta solo una prima? i genitori si sono orientati verso altre scuole o la scuola si trova in un quartiere dove c'è un forte calo di natalità? Ha senso tenere aperta una scuola solo con una prima?