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SCUOLA/ Aprea: ecco perché i dati Ocse "promuovono" la Gelmini

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Seconda affermazione: Per finanziare la scuola l'Italia riserva una percentuale del Pil inferiore alla media Ocse. Obiettiamo che per migliorare la scuola il focus non è la spesa rispetto al Pil. C’è forse un leggero vantaggio (più illusorio che reale) se vengono impiegati più fondi pro capite per l’istruzione, ma almeno in questo siamo in linea con gli altri paesi europei. Conta, invece, la qualità della scuola - come giustamente ha indicato Bottani nel suo articolo su ilSussidiario.net -, la qualità degli insegnanti e la libertà di sceglierli. Contano l’organizzazione e il clima scolastico, una valutazione efficace e un altrettanto efficace accompagnamento per superare le criticità. Una spesa maggiore piace a tutti ma spendere di più non serve se il sistema è già logoro.

Di questo ne sono evidentemente consapevoli gli investitori privati nell'istruzione che, contrariamente a quanto accade altrove, da noi sono piuttosto rari. Bisogna aggiungere che, tra i paesi OCSE, la percentuale della spesa privata per l’istruzione è cresciuta tra il 2000 e il 2008. Le difficoltà del nostro sistema sono, invece, evidenziate dalla comparazione tra la spesa cumulativa per la scolarizzazione tra i 6 e i 15 anni e le performance nella lettura dei 15enni. In questa classifica siamo sotto la media Ocse dietro al Portogallo. È interessante segnalare che i primi quattro paesi europei hanno tutti un concetto di sistema educativo pubblico allargato, in base al quale anche le scuole non statali sono ampiamente sovvenzionate dallo Stato.

Terza affermazione: Gli stipendi dei professori degli altri paesi aumentano, quelli dei nostri docenti diminuiscono. È reale il gap tra gli stipendi dei docenti italiani e quelli di molti paesi competitors. La spesa per gli stipendi degli insegnanti è compressa dall’elevato costo per studente dell’istruzione pre-universitaria: troppe ore di lezione per i ragazzi e minor numero di ore di insegnamento dei docenti, con classi, in alcune zone del Paese, con un numero di alunni ancora troppo basso.



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COMMENTI
19/09/2011 - Facciamo in fretta (giovanni brancaccio)

Da docente e simpatizzante, non dell'ultim'ora, un invito a fare presto. Prima della fine della legislatura. Ci sta bene la valutazione (e l'avanzamento di carriera) da parte di ispettori nazionali così come avviene in altri Paesi europei (al bando ogni progetto di valutazione interna del tipo "Valorizza"). Ci dia anche l'annunciato concorso per vicedirigenti o per le linee intermedie( funzioni strumentali) in generale. Conto molto sulla sua attività e sul suo impegno. Grazie.

 
19/09/2011 - Ma di che cosa stiamo parlando? (Daniele Gambacorta)

Anche quest'anno (forse più del solito) i dati del rapporto Ocse Education at a glance hanno scatenato il solito cancan di critiche e apologie. I dati Ocse sono però relativi al 2008-2009, precedenti cioè al taglio di 8 miliardi di euro e centomila docenti. La scuola fotografata da questi dati è ancora, in gran parte, quella di Moratti e Fioroni, nel bene e nel male. Per valutare gli effetti delle politiche Tremonti-Gelmini sulla scuola pubblica statale occorrerà attendere ancora due o tre anni. Oppure entrare in una scuola e parlare con chi la vive: studenti, famiglie, insegnanti. Poi giudicare.

 
19/09/2011 - carattere nazionale (francesco taddei)

Le polemiche sono sempre anti-italia. Altrimenti che italiani saremmo?

 
19/09/2011 - OK allora lavoriamo! (Gianni MEREGHETTI)

Sono d'accordo, non basta la polemica spicciola, non basta la protesta, occorre lavorare. La questione seria è lavorare a che cosa? Su questo non sono molto d'accordo, il ministro Gelmini sta razionalizzando l'esistente più o meno bene, alla scuola italiana serve di più, serve un ministro che ne valorizzi le energie creative, serve un ministro che ne potenzi la libertà. E' questo che serve, lavoriamo e non a gestire lo status quo, ma a favorire l'esplosione di una novità. E la scuola italiana ha tutte le carte in regola per poterlo fare!