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SCUOLA/ Aprea: ecco perché i dati Ocse "promuovono" la Gelmini

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Rispetto a questi indicatori, sicuramente un elemento di miglioramento sarà apportato dalla Riforma della scuola secondaria che, entrata in vigore lo scorso anno, ha ridotto il monte ore annuale di lezione, per tutti gli indirizzi, con una riduzione complessiva di alcune decine di migliaia di cattedre, i cui effetti pieni si potranno cogliere a partire dal 2015.

Bisogna aggiungere che, mentre in altri paesi i docenti sono sottoposti ad una corposa formazione iniziale e, soprattutto, continua e sono valutati con una progressione di carriera, in Italia vanno avanti indistintamente per anzianità ottenendo il massimo dello stipendio dopo 35 anni di insegnamento. Non è più procrastinabile l’introduzione della valutazione e della carriera per i docenti, come avviene nel resto dei Paesi Ue e dell’OCSE.

Ultima affermazione: “l’Italia dispone di meno dispositivi di verifica dell’accountability nella regolamentazione”. Rispetto a questo punto di debolezza, il nostro sistema educativo ha fatto molti passi in avanti proprio in questa Legislatura.

La scuola italiana ha oggi molti strumenti di valutazione nazionale e il governo si appresta  a ridisegnare e a rafforzare l’impalcatura generale del Servizio Nazionale di Valutazione attraverso il potenziamento di tre soggetti: un corpo di ispettori ministeriali dedicato alla valutazione degli insegnanti e di sistema e due enti di ricerca, l’Indire e l’Invalsi, che saranno chiamati a garantire e a misurare la qualità degli insegnamenti e degli apprendimenti nelle nostre scuole.

Come abbiamo dimostrato il confronto internazionale può servire a progettare nuovi scenari dell’educazione sulla base delle best practices del mondo. Al contrario non serve la polemica spicciola contro il Governo. Non c’è dubbio, tuttavia, che d’ora in avanti coniugare rigore e qualità, spesa pubblica ed efficacia educativa, costituiranno la vera sfida delle nuove condizioni di agibilità amministrativa e didattica per una educazione sempre più personalizzata, di eccellenza per tutti e per ciascuno, e policentrica.



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COMMENTI
19/09/2011 - Facciamo in fretta (giovanni brancaccio)

Da docente e simpatizzante, non dell'ultim'ora, un invito a fare presto. Prima della fine della legislatura. Ci sta bene la valutazione (e l'avanzamento di carriera) da parte di ispettori nazionali così come avviene in altri Paesi europei (al bando ogni progetto di valutazione interna del tipo "Valorizza"). Ci dia anche l'annunciato concorso per vicedirigenti o per le linee intermedie( funzioni strumentali) in generale. Conto molto sulla sua attività e sul suo impegno. Grazie.

 
19/09/2011 - Ma di che cosa stiamo parlando? (Daniele Gambacorta)

Anche quest'anno (forse più del solito) i dati del rapporto Ocse Education at a glance hanno scatenato il solito cancan di critiche e apologie. I dati Ocse sono però relativi al 2008-2009, precedenti cioè al taglio di 8 miliardi di euro e centomila docenti. La scuola fotografata da questi dati è ancora, in gran parte, quella di Moratti e Fioroni, nel bene e nel male. Per valutare gli effetti delle politiche Tremonti-Gelmini sulla scuola pubblica statale occorrerà attendere ancora due o tre anni. Oppure entrare in una scuola e parlare con chi la vive: studenti, famiglie, insegnanti. Poi giudicare.

 
19/09/2011 - carattere nazionale (francesco taddei)

Le polemiche sono sempre anti-italia. Altrimenti che italiani saremmo?

 
19/09/2011 - OK allora lavoriamo! (Gianni MEREGHETTI)

Sono d'accordo, non basta la polemica spicciola, non basta la protesta, occorre lavorare. La questione seria è lavorare a che cosa? Su questo non sono molto d'accordo, il ministro Gelmini sta razionalizzando l'esistente più o meno bene, alla scuola italiana serve di più, serve un ministro che ne valorizzi le energie creative, serve un ministro che ne potenzi la libertà. E' questo che serve, lavoriamo e non a gestire lo status quo, ma a favorire l'esplosione di una novità. E la scuola italiana ha tutte le carte in regola per poterlo fare!