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SCUOLA/ Studiare la grammatica non serve a sapere la teoria, ma a vivere meglio

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Il fatto è che “l’orecchio sente i suoni, il cervello le frasi” (sempre Moro). Da qui deriva uno dei problemi della comprensione del testo scritto, il quale non rivela immediatamente la sua struttura se non a un occhio allenato a coglierla: ecco perché saper leggere ad alta voce con giusta intonazione un testo non noto è una capacità abbastanza sofisticata, che deriva dalla capacità del cervello di rendersi conto dell’accorpamento delle parole fra loro nella lettura silenziosa. Ecco quindi la potenza del modello dei gruppi sintattici come fondamento dei processi di comprensione del testo scritto.

In conclusione, penso che la grammatica non debba partire dalle classi e dalle definizioni, e nemmeno partire dai testi per tornare alle definizioni e alle classi, ma debba puntare sull’osservazione dinamica dei meccanismi di coesione e di coerenza: una grammatica non solo descrittiva ma esplicativa, che fornisca un’ipotesi unitaria basata sui modelli sintattici, che faccia ragionare sui dati e che favorisca la flessibilità e la capacità di scelta quando si parla e si scrive.



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COMMENTI
02/09/2011 - Il problema di chi... (Giorgio Ragazzini)

...critica i limiti e le lacune della grammatica tradizionale - su cui loro stessi si sono egregiamente formati al punto da dedicarsi alla linguistica - è proporre una didattica veramente convincente, che tra l'altro si possa compendiare in un manuale efficace. I tentativi degli ultimi decenni non ci sono riusciti.

 
02/09/2011 - Elevare il punto d'osservazione (enrico maranzana)

“La grammatica non deve partire dalle classi e dalle definizioni, e nemmeno partire dai testi per tornare alle definizioni e alle classi, ma debba puntare sull’osservazione dinamica dei meccanismi di coesione e di coerenza” è un assunto che ripropone l’abbandono dell’insegnamento di regole, di nozioni per orientarsi verso la promozione di competenze attraverso l’esperienza, collocando gli studenti in specifiche situazioni operative in cui devono orientarsi, ottenere e validare i risultati. Proprio come avviene per le traduzioni di latino e di greco che la ristruttuazione Gelmini ha sacrificato. Le indicazioni nazionali invece, incuranti del dettato dei nuovi regolamenti (gerarchicamente sovraordinati) che privilegino l’attività laboratoriale (CFR all A licei), continuino a essere discipline centrici: alle scuole dicono che non sono le capacità degli studenti il fine dell’insegnamento ma l’acquisizione di conoscenze e di abilità che la legge ha definito strumento del corpo docente per la progettazione di itinerari educativi e formativi UNITARI.