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SCUOLA/ Cuore contro ragione? No, grazie

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Nello stupore, l'essenza del conoscere (immagine d'archivio)  Nello stupore, l'essenza del conoscere (immagine d'archivio)

Domandarci “A che servono le emozioni a scuola?” non ci porterebbe lontano. Domandiamoci piuttosto: “A che giova alla scuola rimanere chiusa entro i confini angusti di una razionalità asfittica e ideologica, se poi perde il grande privilegio di restituire l’uomo a se stesso?”.

Ciò che interessa alla scuola è una ragione piena, potente, robusta, energica, con la quale l’uomo possa entrare pienamente nella realtà, conoscere se stesso e il mondo in cui vive, la verità delle cose, il passato da cui proviene e il futuro verso il quale si inoltra, riemergendo dal torpore di ciò che sente (sentimentalismo) o di ciò che pensa (razionalismo). Ciò che interessa alla scuola è che l’uomo si riappropri e della realtà, oltre quell’astrazione che sul piano del sapere lo estranea dalla vita, e della ragione, oltre quell’obliterazione che sul piano del credere lo abbandona a un fideismo cieco ed estremista.

Ciò che interessa alla scuola è una ragione intelligente, profonda, capace di tutto il reale, e questo perché all’uomo essa offre la possibilità di ritornare alle sue istanze fondamentali (la felicità, il dolore, l’amore, il senso delle cose, la capacità di bene e di male, ecc.), e una sintesi tra sapere e credere, due modalità di conoscenza, che utilizzano aspetti diversi di medesime capacità operative della stessa ragione. All’educazione dell’uomo essa offre una sintesi tra formazione intellettuale e disciplina morale, come auspicava Newman. Alla scuola essa offre l’efficacia della didattica, la correttezza del processo di apprendimento, il tutto tondo delle competenze della professione docente, una risposta risolutiva alle difficoltà comportamentali, il nesso inscindibile tra dimensione istruttiva e dimensione educativa dell’insegnamento. Infine ai genitori essa offre la possibilità di riappropriarsi di una genitorialità intrinsecamente e felicemente educativa.

Oggi però “Ciò che è in crisi, sembra, è quel misterioso nesso che unisce il nostro essere con la realtà, talmente profondo e fondamentale da essere nostro intimo sostento” diceva la Zambrano. Oggi in crisi politica, economica, sociale, affettiva, identitaria e quindi anche educativa, ovunque cioè pesi più che altrove la capacità relazionale, è questo nesso, che non riusciamo più a stabilire con la realtà. Il contesto in cui operiamo è - in altri termini - fortemente razionalizzato. Infatti il nesso di cui parla la Zambrano, ovvero l’attrattiva per il reale, è il nucleo più profondo di una ragione del cuore, che a sua volta è il nucleo più profondo di quella ragione piena che alla scuola interessa. Allora la strada per ritrovare l’interezza della ragione inizia dal ristabilire il giusto nesso tra sentire e intelligere, tra cuore e mente, tra emozione e cognizione.



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