BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Ma quali insegnanti in nero? È la disinformacjia di Repubblica sulle paritarie

Pubblicazione:

Foto Imagoeconomica  Foto Imagoeconomica

Quello di quest’anno (il DM 25/2011), per esempio, prevede ancora una volta che i contributi siano destinati “alle scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo e secondo grado, in possesso del riconoscimento di parità nell’anno scolastico”, ma che comunque siano erogati solo in presenza di classi formate da un minimo di 8 alunni per le secondarie, 10 per le primarie, 15 per le sezioni dell’infanzia.

Dunque: una scuola può essere paritaria ma non accedere ai contributi, qualora abbia classi formate da un numero di alunni inferiore a quanto previsto dai decreti ministeriali. Bastava informarsi prima di scrivere. Era sufficiente una piccola ricerca su internet per scoprire che la sentenza del TAR non intende affatto favorire le scuole “private”, ma semplicemente impedire che una norma di fonte inferiore annulli o ne modifichi una di fonte gerarchicamente superiore.

Quanto poi al lavoro in nero, se davvero questi “paladini della giustizia e dell’equità sociale” conoscono luoghi di lavoro che violano la legge in questo modo, sporgano regolare denuncia. Non è onesto scrivere che le scuole paritarie assumono in nero, sfruttando e sottopagando i lavoratori; è vero, sì, che esistono i famigerati “diplomifici”, che possono permettersi di non ricevere contributi statali perché tanto ricevono i soldi da chi paga per acquistare un titolo di studio, e sono situazioni che vanno davvero combattute con ogni mezzo. Non è giusto, però, far di tutta l’erba un fascio, perché queste “scuole” sono assolutamente una esigua minoranza nel mondo degli istituti paritari.

Conosciamo bene, infatti, tanti enti gestori costituiti da cooperative di famiglie, associazioni del non profit, realtà del privato sociale, che “si fanno in quattro” per l’educazione/istruzione delle giovani generazioni, mantenendo in vita con enormi sacrifici scuole di eccellenza e dando un lavoro dignitosamente retribuito alle persone che vi lavorano.

Ma questo, forse, a Repubblica non interessa né saperlo né farlo sapere, perché non fa parte del suo “teorema”.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  


COMMENTI
03/10/2011 - scrivere con responsabilità (Natalino Bonazza)

Non so se il commento qui sopra è avulso dalla realtà. Non ne conosco l'autore, il quale continua col vizio de La Repubblica. Sporga regolare denuncia, se è a conoscenza di illeciti, invece di lanciare un po' di fango qua e là. Quanto all'assunzione dei docenti delle scuole paritarie... una volta che c'è il titolo di abilitazione il gestore ha la libertà di assumere chi preferisce, non chi gli capita dall'infernale sistema delle graduatorie (dove è labile il confine tra il caso e il caos). Nelle scuole paritarie la libertà di chi assume e quella di chi viene assunto rappresentano senz'altro una migliore condizione per la corresponsabilità educativa. Perchè da noi non c'è mica il posto garantito come sotto mamma-Stato...

 
25/09/2011 - Insegnanti in nero e sottopagati o non pagati (ROBERTO CAPONE)

L'articolo è avulso dalla realtà. Le scuole paritarie sfruttano i docenti, a volte non li pagano, a volte costringono i docenti a pagarsi anche i contributi. Questo succede perchè le scuole paritarie, nel XXI secolo, danno ai loro docenti la "Busta paga" senza l'obbligo di fare assegni circolari. I docenti che insegnano nelle scuole paritarie, inoltre, non dovrebbero avere lo stesso punteggio di chi lavora nelle scuole pubbliche perchè la loro assunzione non è regolamentata da nessun bando pubblico ma scelti a caso e/o al miglior offerente. Tutto questo è sotto gli occhi di tutti e tutti tacciono.