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SCUOLA/ Quei casi di Bolzano e Genova che sfidano il mito del liceo

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Genova, il porto (Imagoeconomica)  Genova, il porto (Imagoeconomica)

Intanto, soprattutto negli ultimi anni, i Rapporti della Banca Dati Excelsior (a cura dell’Unioncamere, dell’Unione Europea, del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali), documentavano il distacco crescente tra le richieste del mercato del lavoro e i titoli di studio forniti dal sistema. L’ultimo Rapporto, pubblicato in questi giorni, certifica che “tra le assunzioni non stagionali vi sono oltre 74mila laureati, 244mila diplomati e 80mila persone con la qualifica professionale, 196mila candidati con la sola scuola dell’obbligo. Tra i titoli di studio più richiesti si ritrovano gli economisti, gli ingegneri, i ragionieri e i meccanici”. Fatti i conti: i laureati sono 74mila, tutti gli altri arrivano a 520mila.

Ora i nodi stanno venendo al pettine. Il capitale umano, relazionale, sociale delle famiglie basta sempre di meno per i figli. Il “lusso” di prendersi un diploma o una laurea staccati dal mercato del lavoro, tanto poi la famiglia provvede con il proprio capitale relazionale, si sta consumando. Questo nuovo trend durerà a lungo, almeno il tempo necessario della crisi nazionale e mondiale. Occorre dire che i due giovani liguri non sono i soli. Cito da una ricerca del Cisem (Centro di innovazione e sperimentazione educativa della provincia di Milano) del 2010: “Significativa... è l’esperienza della Provincia autonoma di Bolzano. I giovani di lingua e cultura italiana presenti sul territorio di tale provincia privilegiano percorsi liceali ed universitari, al termine dei quali restano inoccupati per lunghi periodi o si trovano nella condizione di fare un lavoro diverso rispetto a quello per cui si sono formati, con frustrazione delle ambizioni e delle aspettative personali e delle famiglie. Più della metà dei ragazzi di lingua e cultura tedesca presenti nel medesimo territorio sceglie invece in giovanissima età il canale dell’apprendistato, che consente di accedere immediatamente al mercato del lavoro, di formarsi e sviluppare un profilo professionale facilmente spendibile, con grande soddisfazione dal punto di vista della crescita personale, professionale ed economica. Sono cuochi, chef, operai specializzati, tecnici, operatori del turismo o del terziario… Sono persone realizzate”.

Lascio volentieri ai metafisici dell’umanesimo la discussione se sia meglio una laurea in filosofia o in scienze politiche o in scienze della comunicazione ecc... seguita da undici anni medi di transizione al lavoro, costellati da lavori precari, malpagati, frustranti, con un approdo diverso rispetto alla laurea almeno per il 60% o, invece, tre anni di apprendistato o cinque di diploma di perito chimico.

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COMMENTI
23/09/2011 - Un problema mal posto (enrico maranzana)

“Il 'lusso' di prendersi un diploma o una laurea staccati dal mercato del lavoro” altro non è che l’enunciazione del problema dell’inserimento dei giovani nella società contemporanea. La proposta formulata pecca per non essere dinamica, per non essere funzionale a contesti dinamici e complessi. Il vero problema non è stato enunciato: se la scuola onorasse il mandato ricevuto, invece di rimaner ancorata alla società di inizio novecento, la soluzione sarebbe a portata di mano. Sarebbe stato importante denunciare l’insensibilità dei nostri governanti che, come appare evidente dalla strategia caratterizzante i Tirocini Formativi Attivi, difendono l’anacronistica struttura organizzativa e operativa della scuola [CFR in rete “TFA: un vaglio per discriminare gli orecchianti dai professionisti”].

RISPOSTA:

A parte il fatto che il riordino della Gelmini - criticabile per timidezza riformista su molti capitoli - ha fatto un notevole sforzo proprio sul terreno dell'istruzione tecnica e professionale, resta che non è semplicemente la scuola che non onora il mandato ricevuto. E' la società nel suo insieme (famiglie, opinione pubblica, politica, amministrazione) che è ancorata a una concezione vetero-novecentesca della funzione della scuola. Sarebbe molto semplice e consolante poter dire che la colpa è solo dei governanti e del governo di turno. Ciascuno dei soggetti coinvolti porta delle colpe. GC