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SCUOLA/ Quei casi di Bolzano e Genova che sfidano il mito del liceo

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Genova, il porto (Imagoeconomica)  Genova, il porto (Imagoeconomica)

È un gesto rivoluzionario quello dei due giovani fidanzati genovesi, del quale ha dato notizia il 20 settembre l’edizione genovese di Repubblica. Laureata e laureando in scienze biologiche, hanno deciso di tornare indietro, sui banchi di un istituto di scuola media superiore, per prendere un diploma di perito chimico. Appartiene alla classe di notizie del tipo: un uomo morde il proprio cane... Essa segnala che, sotto la pressione irresistibile della crisi economico-sociale, della durata sempre più lunga della transizione dagli studi al lavoro, della impossibile coerenza tra l’indirizzo di studi prescelto e l’approdo professionale – quando ne esista uno – il blocco dei miti incomincia a disgregarsi.

Questo gesto rivoluzionario è solo l’inizio. Quali miti? Per esempio: quello del liceo generalista leggero o quello della laurea... Miti sociali largamente radicati nelle famiglie, nell’opinione pubblica forgiata dai giornali, nella politica, tra i ragazzi. Che hanno radici profonde in altre epoche. Quando le professioni liberali erano quelle che consentivano di accedere alla classe dirigente del Paese. Quando il Paese aveva una struttura prevalentemente agricola. Quando, dopo la riforma della scuola media unica nel 1962, si diffuse l’idea che la scolarizzazione di massa doveva portare tutti all’università.

Quando, attorno al ’68 e oltre, si realizzò una convergenza tra la vecchia concezione idealistico-gentiliana, quella neo-cattolica e quella neo-marxiana, secondo cui il lavoro tecnico e manuale generava la subordinazione dello spirituale alla materia, dell’umano al tecnologico, della libertà all’organizzazione capitalistica del lavoro. In una parola: il lavoro era alienazione. Il prefisso neo non è gettato a caso. Perché né nella dottrina sociale della Chiesa né nel marxismo classico né, tampoco, nel socialismo reale c’era traccia di quell’umanesimo fatuo, secondo cui il lavoro è solo alienazione. Al contrario, è variamente teorizzato, talora non senza retorica, quale strumento di “redenzione” e di realizzazione umana. Intanto, a partire dagli anni 70, i miti suddetti produssero un risultato: una liceizzazione galoppante dell’istruzione tecnica e professionale e un’espansione quantitativa dell’istruzione universitaria, trasformata in un enorme liceo, fatte salve alcune poche Facoltà scientifiche.

Ciò che veniva a mancare era il rapporto organico e stretto con la produzione e il mercato del lavoro. Sì, perché la cultura deve essere libera da interessi volgari! Non sia mai che la scuola e l’università ti preparino al lavoro. Così la scuola e l’università hanno incominciato a girare intorno a se stesse, con il motore in folle: la scuola produce candidati all’università, le università sfornano laureati. Di cui moltissimi pretendenti all’insegnamento, destinati alla disoccupazione o all’occupazione precaria.



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COMMENTI
23/09/2011 - Un problema mal posto (enrico maranzana)

“Il 'lusso' di prendersi un diploma o una laurea staccati dal mercato del lavoro” altro non è che l’enunciazione del problema dell’inserimento dei giovani nella società contemporanea. La proposta formulata pecca per non essere dinamica, per non essere funzionale a contesti dinamici e complessi. Il vero problema non è stato enunciato: se la scuola onorasse il mandato ricevuto, invece di rimaner ancorata alla società di inizio novecento, la soluzione sarebbe a portata di mano. Sarebbe stato importante denunciare l’insensibilità dei nostri governanti che, come appare evidente dalla strategia caratterizzante i Tirocini Formativi Attivi, difendono l’anacronistica struttura organizzativa e operativa della scuola [CFR in rete “TFA: un vaglio per discriminare gli orecchianti dai professionisti”].

RISPOSTA:

A parte il fatto che il riordino della Gelmini - criticabile per timidezza riformista su molti capitoli - ha fatto un notevole sforzo proprio sul terreno dell'istruzione tecnica e professionale, resta che non è semplicemente la scuola che non onora il mandato ricevuto. E' la società nel suo insieme (famiglie, opinione pubblica, politica, amministrazione) che è ancorata a una concezione vetero-novecentesca della funzione della scuola. Sarebbe molto semplice e consolante poter dire che la colpa è solo dei governanti e del governo di turno. Ciascuno dei soggetti coinvolti porta delle colpe. GC