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SCUOLA/ Una prof: caro Ministro, si può fare storia dell’arte fuori da logiche corporative

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Caravaggio, Vocazione di san Matteo (1599)  Caravaggio, Vocazione di san Matteo (1599)

La mia esperienza mi porta ad affermare che l’arte è un linguaggio finalizzato alla comunicazione e dunque è riferibile ai percorsi formativi ed educativi che nella riforma concernono l’area linguistico-comunicativa. Come per altre forme di comunicazione, dunque, mi devo preoccupare che lo studente sviluppi un’efficace capacità di osservazione, acquisisca padronanza nell’analisi del testo e utilizzi un lessico specialistico; inoltre mi dovrò attivare nel guidare lo studente nella verbalizzazione orale e/o scritta di concetti. A questo proposito trovo anch’io più comodo - visto l’esiguo monte ore a disposizione e l’elevato numero di allievi per classe - approntare dei test di verifica a risposte chiuse, ma penso anche sia necessario impegnarsi a valorizzare forme diverse di verifica; alcune le troviamo già suggerite e confezionate nei siti delle case editrici, perché dunque non provare ad utilizzare anche queste nuove modalità di valutazione? Magari alcune potrebbero risultare anche più stimolanti per i giovani, dal momento che sfruttano la tecnologia multimediale.

Ritengo che una delle peculiarità della storia dell’arte sia l’approccio particolare nei confronti della realtà. Il vero problema che mi pongo quale docente della disciplina è pertanto quello metodologico: la storia dell’arte non dovrebbe essere una sequenza di informazioni legate ai diversi autori. Il punto centrale non può essere se non il considerare l’opera d’arte come “testo”. Da insegnante non mi sento obbligata a parlare di tutti gli autori e le opere proposte nel libro di testo in adozione (ciascun manuale infatti ha giustamente una ricchezza di contenuti che non è mirata alle due/tre ore settimanali d’insegnamento, ma è sempre ampia ed articolata) e soprattutto non considero obiettivo minimo dell’apprendimento della disciplina il leggere e ripetere il libro di testo, ma piuttosto imparare a leggere l’opera d’arte nei suoi dati oggettivi. Ciò significa accompagnare l’allievo nell’osservazione e nello studio degli aspetti costitutivi dell’opera d’arte, affinché apprenda un metodo di lettura e dunque di analisi specifica dell’oggetto iconico; significa creare all’interno della propria programmazione dei percorsi trasversali, ragionando per opere d’arte e non per artisti e suggerendo spunti di riflessione relativi a specifici contenuti che coinvolgano più opere. In questo modo rispondo a quanto sostiene la Riforma in relazione alle linee generali e competenze di tutti i licei (escluso lo scientifico, per il quale è centrale nella formazione l’aspetto del disegno grafico/geometrico): è necessario “sottolineare che un’opera d’arte non è solo un insieme di valori formali e simbolici, né il frutto di una generica attività creativa, ma comporta anche una specifica competenza tecnica”.



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COMMENTI
24/09/2011 - Con chi si discute? II (Franco Labella)

Sia per la Storia dell'arte che per Diritto e Economia i comunicati MIUR confrontano dati parziali ed ignorano la presenza delle sperimentazioni abolite come se per decenni esse non fossero esistite o fossero state non riconosciute, legittimate e persino impiantate dallo stesso Ministero. I confronti quindi vengono fatti dal MIUR solo con gli indirizzi di ordinamento e non con le sperimentazioni ed allora si riesce persino a far "aumentare" le ore tagliate. Quando non si accetta di discutere ma si fa propaganda ideologica la strada del confronto si chiude. Aspettiamo, perciò, che il Governo venga sfiduciato dal Parlamento. Il Paese l'ha fatto già. Bisogna solo avere pazienza democratica sperando che non accada prima l'irreparabile. Arrivassimo al default non sarebbe manco di consolazione per noi e i colleghi di Storia dell'Arte sapere che abbiamo pagato caro prima e dopo. Franco Labella - Coordinamento nazionale dei docenti di Diritto e Economia

 
24/09/2011 - Con chi si discute? I (Franco Labella)

Sarebbe per me abbastanza facile commentare l'intervento della collega Polo D'Ambrosio esprimendo solidarietà e unendo alla sua voce un'altra voce "corporativa", quella dei docenti di Diritto e Economia. Non lo farò ma farò solo due considerazioni urticanti quanto basta. La prima: quando siamo stati auditi dalla VII Commissione della Camera, presieduta dall'on. Aprea, nell'ambito dell'iter relativo ai pareri sui regolamenti, dopo un'attesa di ore, siamo stati accolti noi del Coordinamento, i colleghi dell'ANISA e di altre associazioni, dal semideserto soprattutto dei deputati della maggioranza. Abbiamo avuto un tempo spropositato (ben cinque minuti di orologio) per esporre le rispettive argomentazioni. Per ottenere l'audizione ci sono voluti molti sforzi, avessimo saputo che sarebbe finita così ce li saremmo volentieri risparmiati. Seconda considerazione urticante: è del tutto evidente che qualsiasi rivalutazione delle scelte di tagli non può avere come riferimento l'attuale giovane Ministro la cui disponibilità al confronto è pari a zero. Con i comunicati stampa e le interviste non ci confronta ma, al massimo, si fa conoscere, per l'ennesima volta, senza alcuna forma di dialettica, la difesa di scelte indifendibili soprattutto perchè si mistificano i dati reali. - Segue