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SCUOLA/ Una prof: caro Ministro, si può fare storia dell’arte fuori da logiche corporative

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Caravaggio, Vocazione di san Matteo (1599)  Caravaggio, Vocazione di san Matteo (1599)

Se da una parte però la riforma mi sostiene assicurandomi che bisogna imparare a leggere le opere d’arte dal momento che questa operazione non si può improvvisare, dall’altra il ministro Gelmini (lettera al Corriere della Sera del 18 settembre scorso) sostiene che la proposta formativa offerta ai ragazzi rispetto “all’immenso e straordinario patrimonio artistico del nostro Paese” risulta rafforzata da una riforma che riserva comunque il suo insegnamento solo agli studenti liceali, mentre l’ha totalmente esclusa dai curricula degli istituti professionali. In questi ultimi compariva infatti come materia di indirizzo nei corsi di Grafica (3 ore settimanali per il quinquennio), Moda (2 ore settimanali nel biennio e 4 ore settimanali nel triennio), nel biennio conclusivo dell’indirizzo Alberghiero/Turistico (2 ore settimanali) e nel Turismo (3 ore settimanali al III anno e 2 ore settimanali in IV e V anno).

Mi auguro che, come sostiene anche il comunicato Anisa, “il dibattito apertosi in questi giorni incoraggi una nuova valutazione del problema”. Non si tratta, come sostiene il ministro nella lettera al Corriere, di valutare se è vero che “ogni Associazione disciplinare vorrebbe vedere aumentare l’orario della propria materia”, ma di ragionare tutti insieme - MiBac (Ministero dei Beni Culturali) incluso - su come appassionare e soprattutto coinvolgere i giovani nella custodia e valorizzazione del nostro patrimonio artistico e ambientale, nella consapevolezza che non può esistere tutela se dapprima non si riconosce la realtà come Bene.



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COMMENTI
24/09/2011 - Con chi si discute? II (Franco Labella)

Sia per la Storia dell'arte che per Diritto e Economia i comunicati MIUR confrontano dati parziali ed ignorano la presenza delle sperimentazioni abolite come se per decenni esse non fossero esistite o fossero state non riconosciute, legittimate e persino impiantate dallo stesso Ministero. I confronti quindi vengono fatti dal MIUR solo con gli indirizzi di ordinamento e non con le sperimentazioni ed allora si riesce persino a far "aumentare" le ore tagliate. Quando non si accetta di discutere ma si fa propaganda ideologica la strada del confronto si chiude. Aspettiamo, perciò, che il Governo venga sfiduciato dal Parlamento. Il Paese l'ha fatto già. Bisogna solo avere pazienza democratica sperando che non accada prima l'irreparabile. Arrivassimo al default non sarebbe manco di consolazione per noi e i colleghi di Storia dell'Arte sapere che abbiamo pagato caro prima e dopo. Franco Labella - Coordinamento nazionale dei docenti di Diritto e Economia

 
24/09/2011 - Con chi si discute? I (Franco Labella)

Sarebbe per me abbastanza facile commentare l'intervento della collega Polo D'Ambrosio esprimendo solidarietà e unendo alla sua voce un'altra voce "corporativa", quella dei docenti di Diritto e Economia. Non lo farò ma farò solo due considerazioni urticanti quanto basta. La prima: quando siamo stati auditi dalla VII Commissione della Camera, presieduta dall'on. Aprea, nell'ambito dell'iter relativo ai pareri sui regolamenti, dopo un'attesa di ore, siamo stati accolti noi del Coordinamento, i colleghi dell'ANISA e di altre associazioni, dal semideserto soprattutto dei deputati della maggioranza. Abbiamo avuto un tempo spropositato (ben cinque minuti di orologio) per esporre le rispettive argomentazioni. Per ottenere l'audizione ci sono voluti molti sforzi, avessimo saputo che sarebbe finita così ce li saremmo volentieri risparmiati. Seconda considerazione urticante: è del tutto evidente che qualsiasi rivalutazione delle scelte di tagli non può avere come riferimento l'attuale giovane Ministro la cui disponibilità al confronto è pari a zero. Con i comunicati stampa e le interviste non ci confronta ma, al massimo, si fa conoscere, per l'ennesima volta, senza alcuna forma di dialettica, la difesa di scelte indifendibili soprattutto perchè si mistificano i dati reali. - Segue