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SCUOLA/ Dal bando ai quiz, tutti gli svarioni di un concorso dirigenti che "s'ha da fare"...

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Avevamo fatto di tutto, come associazione DiSAL, dal novembre 2010 in poi, assieme agli amici dell’ANDIS (l’altra associazione italiana di presidi) per fare sentire urgente un concorso da dirigenti scolastici (ne mancano quasi 3mila quest’anno). Ci si era rivolti persino al Presidente Napolitano con un appello. Poi avevamo fatto proposte per il bando che era in preparazione, per evitare i guai dei passati concorsi: più di 400 dirigenti scolastici della Sicilia solo un mese fa dopo ricorsi infiniti, leggi e controleggi, si sono visti confermare il contratto per la scuola che occupavano da cinque anni. Purtroppo il bando finalmente uscito ha stravolto molto di quanto sembrava concordato. Nelle quattro fasi previste solo la prima (quella del 12 ottobre) ha mantenuto una unitarietà a carattere nazionale. Ma a che prezzo!

Si sperava in una buona e seria impostazione della novità di questo concorso. In quello di sei anni fa (la norma dice che i concorsi si dovebbero fare ogni tre anni; in Francia si fanno ogni anno) la prima selezione era stata fatta per titoli: così entrarono in ruolo moltissimi anziani sulla soglia della pensione. Uno spreco finanziario e di energie. Questa volta (sul modello di quanto sperimentato in Trentino) si partiva con una selezione iniziale per test.

Ammesso che si trattasse di uno strumento adeguato, si sperava in test strettamente legati alla professione dirigente, scritti magari da chi la professione la conosce. Sembrava vi dovessero essere anche alcuni di tipo attitudinale, dove verificare anche abilità e non solo nozioni. Purtroppo ancora (come per la stesura finale del bando) la delusione ha prevalso: la batteria di test all’interno dei quali verranno sorteggiati i 100 quesiti che gli “aspiranti presidi” dovranno risolvere per passare la prima selezione sono diventati, dalla pubblicazione, oggetto di aspre contese, fondate critiche, quando non di “ironiche” o esilaranti sottolineature. Pure il Ministero ha dovuto ammetterlo e, indirettamente promettere (in un comunicato del 6 settembre) che i quesiti errati, confusi o devianti verranno eliminati dal gruppo nei quali sorteggiare i 100 della prova prelesettiva.

A dire il vero per questo concorso non c’è stata una massa di candidature: i sindacati se ne aspettavano oltre 80mila. Il Ministero ha tirato un sospiro di sollievo l’indomani del 16 agosto (chissà perché le scadenze delle domande dei concorsi pubblici vanno sempre a finire nella settimana di ferragosto...): poco più di 42mila per 2.386 posti. Quasi come sei anni fa dove circa 39mila concorrevano però per meno posti (1.500).



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COMMENTI
26/09/2011 - Grazie (MARIANO CHIARION)

Grazie Presidente per questo intervento. Una prova preselettiva così strutturata deprime perché è nozionistica e per nulla coerente con il profilo di un futuro Dirigente scolastico.

 
26/09/2011 - concorso o telequiz? (Miriam Teodori)

"il concorso alla dirigenza attualmente è l’unica forma di carriera professionale nella scuola pubblica", afferma il dott. Pellegatta. Il problema è, a mio avviso, che il presente concorso alla dirigenza ha poco o nulla a che fare con la professione e la professionalità dell'insegnante. Basta leggere con attenzione i quiz predisposti per la preselezione: sono nozionistici, spesso pongono questioni di rilevanza minima, non mettono in gioco l'esperienza che ogni docente ha maturato "sul campo", non valorizzano le strategie organizzative e progettuali che ogni docente mette in atto quotidianamente, a contatto con la realtà della scuola, della classe, del singolo alunno. Sapere come si dice in inglese "una rondine non fa primavera" non prova alcuna competenza linguistica e professionale; quesiti come questo richiamano alla mente altri contesti, spettacoli televisivi a premi dove si vince se si è fortunati... ed è triste pensare che la stessa tipologia di domande è quella che determina l'ammissione a corsi universitari quali ingegneria o medicina. Un bravo insegnante sa che non bisogna generare frustrazione nell'alunno, ma fare tesoro delle positività che l'alunno dimostra, rinforzando la sua autostima. Un bravo insegnante sa che il nozionismo è sterile. Perché selezionare dirigenti in questo modo? Ma lo sappiamo bene, sulla scuola intervengono sempre persone che a scuola, ad insegnare, non ci sono mai state.