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SCUOLA/ Se anche l'Uganda punta sul merito

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Sui banchi di scuola a Kampala, Uganda (immagine d'archivio)  Sui banchi di scuola a Kampala, Uganda (immagine d'archivio)

Questo è quanto succede nella Luigi Giussani High School, scuola secondaria che accoglie soprattutto ragazzi che provengono da due slums della città di Kampala: Naguru e Acholi Quarter.

La prima settimana di scuola in tutta l’Uganda è considerata quasi come una settimana di preparazione all’inizio vero e proprio dell’anno scolastico. Si sa che gli insegnanti non ci saranno ancora, che molti ragazzi non avranno ancora potuto pagare le tasse e quindi le presenze saranno poche, in sostanza che la scuola non sarà pronta per un lavoro serio: inutile andarci! Ma alla Luigi Giussani High School il secondo giorno è già a pieno regime: insegnanti tutti presenti e ragazzi a scuola, desiderosi di riprendere il rapporto con i loro “maestri”, di ricominciare a stare insieme tra di loro, di riprendere insieme l’avventura del sapere, di fare di nuovo insieme le prove di canto per la Messa e, perché no, di gustare di nuovo i pranzi che le loro stesse mamme preparano per la scuola. Sì, perché questa scuola ha la peculiarità di essere una scuola “partecipata” anche dai genitori: alcune mamme, di fronte al problema di quella che in Italia si chiamerebbe mensa scolastica, si sono offerte di fare loro stesse da cuoche, hanno fondato la Women Catering Association e i loro prodotti vengono molto apprezzati da tutto il personale scolastico.

Ma che cosa fa realmente la differenza? La Luigi Giussani High School non ha delle strutture particolari, anzi è ancora provvisoriamente ospitata in un edificio messo a disposizione dal Meeting Point International, Ong locale partner di Avsi. Per ora ha solamente le aule per le lezioni, non ha né laboratori, né biblioteche, né aule computer o altro. Perché allora i ragazzi vengono così volentieri e parlano della loro scuola se fosse la più bella in Uganda? Non sono le strutture che fanno una scuola, ma le persone, i “maestri” che accompagnano gli studenti ad acquisire una loro capacità critica, una loro capacità   di giudizio così da poter affrontare tutti gli aspetti della realtà da protagonisti, da persone responsabili delle proprie scelte e decisioni.

“La mia preoccupazione – affermava Rose Busingye, fondatrice del Meeting Point lo scorso Natale – è che i ragazzi possano essere guardati come sono stata guardata io: non è uno sguardo difficile, è umano. Io voglio che il ragazzo con tutto ciò che ha vissuto sia guardato da uomo, sia guardato per il suo valore. Senza questo non mi interessa nemmeno avere la scuola più bella di Kampala”.

 

Clara Broggi, Avsi Uganda



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