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SCUOLA/ Se anche l'Uganda punta sul merito

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Sui banchi di scuola a Kampala, Uganda (immagine d'archivio)  Sui banchi di scuola a Kampala, Uganda (immagine d'archivio)

Caro direttore,

quando sta per cominciare un nuovo anno scolastico in Uganda, tutta la popolazione è mobilitata: i supermercati espongono striscioni con la scritta “back to school” per attirare clienti (lo studente che va a scuola infatti deve avere, oltre al materiale scolastico in senso stretto, carta igienica, sapone, materiale di pulizia, risme di carta...), nelle chiese di qualunque religione o setta e nelle moschee si prega per gli studenti che iniziano questa nuova avventura, il traffico aumenta sensibilmente e il clima diventa più frenetico.

Andare a scuola qui è importantissimo, perché dà la possibilità di elevarsi socialmente e di avere un futuro, tanto che la scuola è totalmente basata sulla meritocrazia: sei “qualcuno” a seconda del risultato che ottieni al termine dell’anno o del ciclo scolastico. Se avrai un punteggio alto avrai il tuo nome e il nome della tua scuola scritto su tutti i giornali nazionali, e sarai “importante”.

Tutti vogliono andare a scuola, dalle primarie, alle secondarie, all’università; e poi ancora si continua a studiare almeno fino al Master, facendo tantissimi sacrifici perché i costi delle tasse scolastiche sono alti e spesso le famiglie si devono indebitare per riuscire a sostenere tutte le spese. Allo stesso tempo però il sogno può sfumare, perché è difficilissimo trovare un lavoro, tanto più un lavoro legato agli studi fatti.

Nel 2007 il Governo ugandese ha approvato, a distanza di 10 anni dalla riforma della scuola primaria (UPE), la riforma della scuola secondaria. Entrambi gli interventi avevano come scopo di aumentare il numero di coloro che possono accedere al sistema scolastico formale, di garantire la frequenza della scuola anche alle bambine e alle ragazze e di migliorare la qualità dell’educazione. Ma il Governo si è trovato di fronte a sfide e problemi probabilmente non ben valutati: strutture inadeguate e insufficienti (le attuali strutture scolastiche per la scuola secondaria possono supplire solamente al 20% del reale fabbisogno), materiali didattici scarsi anzi talvolta totalmente mancanti, insegnanti sottopagati e non professionalmente preparati, soprattutto nelle scuole rurali al di fuori delle città. Il risultato è un sistema scolastico in cui l’assenteismo dei docenti si presenta come un problema molto grave e, anche quando c’è attenzione da parte degli insegnanti, questa risulta essere totalmente sbilanciata verso i risultati accademici e lo studente viene lasciato solo di fronte alle sfide e ai problemi poste dall’università, dal mondo del lavoro, dalla vita in quanto tale.

Diventa allora estremamente significativa la presenza di una scuola che esca da questi schemi e da questa logica, una scuola dove gli insegnati sono motivati al lavoro, tengono conto di tutti gli aspetti della personalità del ragazzo e diventano dei veri “maestri”, capaci di far crescere le persone a loro affidate e di introdurle a tutti gli aspetti della realtà, camminando con loro fianco a fianco.



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