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SCUOLA/ Perché un bambino contento impara di più?

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Dal film Les Choristes, di C. Barratier (2004)  Dal film Les Choristes, di C. Barratier (2004)

Crescita integrale. Ciò che la sola razionalità estromette dalla scuola è anche la possibilità di una crescita integrale, che vede in primo luogo la costruzione di un’identità personale. Il ruolo specifico della ragione emotiva è quello di rendere possibile: 1) la consapevolezza di sé (riconoscere e identificare il proprio sentire; avere un’adeguata percezione di sé; conoscere i propri punti di forza; riconoscere i propri bisogni; sapere ciò che vale; avere il senso della propria efficacia; accedere al livello antropologico della persona); 2) la gestione di sé (controllare gli impulsi; gestire lo stress; automotivarsi; autodisciplinarsi; definire i propri obiettivi; possedere capacità organizzative); 3) la responsabilità personale, morale ed etica nel prendere decisioni (analizzare la situazione; identificare il problema; risolvere il problema; valutare e riflettere); 4) la capacità di relazione (partecipare; comunicare; costruire relazioni con i pari, con gli adulti, con la realtà tutta; cooperare; negoziare; saper dire di no; gestire i conflitti; cercare aiuto; dare aiuto agli altri); 5) la capacità di relazione sociale (avere una prospettiva comunitaria; rispettare gli altri; stabilire relazioni empatiche; apprezzare la diversità).

Comportamento in classe e difficoltà comportamentali. Alunni indisciplinati, difficili, che studiano poco, che disturbano, che fanno molte assenze, che provocano, che sono aggressivi fino a essere violenti, ribelli, irresponsabili, poco autocritici, privi di coscienza morale, oppure alunni che si sentono costantemente in difetto, che credono di dover sempre assicurare alti livelli di prestazione, che si aspettano sempre che le cose vadano male, che sono inibiti nella spontaneità, vulnerabili, dipendenti da alcool, droghe o fumo. Le difficoltà comportamentali sono sempre l’esito di dinamiche emotive negative: impulsività, ansia, paura, rabbia, tristezza, dolore, depressione, infelicità, mancanza di fiducia, di speranza, di rispetto, di affetto, di empatia. Le difficoltà comportamentali sono sempre l’esito dell’incapacità degli adulti di leggere e farsi carico dei bisogni dei ragazzi. Sono quasi sempre l’esito della mancanza di relazioni primarie corrette. Sono tutte l’esito della mancanza o del cattivo uso dell’intelligenza emotiva, così come al contrario sono sempre l’esito dell’uso e di un uso corretto della stessa intelligenza tutti i comportamenti positivi: meno assenze, maggiore partecipazione in classe, maggiore sforzo per raggiungere gli obiettivi, meno episodi di ostilità e di cattiva condotta.

Esiste un confine essenziale tra il disagio e il disturbo (disturbi della condotta, disturbo antisociale, disturbo oppositivo-provocatorio, disturbo da deficit attentivo e iperattività, dipendenze, depressione, ecc.), e mentre il disagio è campo di intervento educativo, il disturbo richiede un intervento psicoterapeutico. Ciò che è sbagliato, è psicologizzare la scuola.



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