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SCUOLA/ Perché un bambino contento impara di più?

La razionalità moderna, avendo espulso da sé la ragione emotiva, ha dis-integrato la ragione. E nella scuola le conseguenze sul piano educativo (e non solo) sono disastrose. MANUELA CERVI

Dal film Les Choristes, di C. Barratier (2004) Dal film Les Choristes, di C. Barratier (2004)

Qual è il valore aggiunto dell’uso di una ragione allargata, che ricorra in particolare all’intelligenza emotiva? È possibile misurarlo in ogni campo applicativo, che richieda capacità relazionali: costruzione identitaria, capacità affettiva, coesione sociale, professionalità lavorativa, responsabilità politica. In campo educativo sono almeno sette gli ambiti in cui l’uso dell’intelligenza emotiva fa riscontrare un miglioramento: la capacità d’apprendimento, la possibilità di una crescita integrale, la capacità di agire costruttivamente e di affrontare positivamente le difficoltà comportamentali, la didattica, la professione docente, il rapporto tra istruzione ed educazione, l’ambiente scolastico, la genitorialità.

Apprendimento. Una delle cause delle difficoltà d’apprendimento è la mancanza di flessibilità cognitiva, che reitera processi, strategie, operazioni e contenuti già acquisiti, e rende molto difficile la metabolizzazione di nuovi. È la novità la discriminante tra flessibilità e rigidità cognitive, e la novità è parametro dell’intelligenza emotiva: senza curiosità, interesse, fascino, desiderio, attrattiva, passione, aspettativa, aspirazione, ispirazione, anelito, ardore per la conoscenza non si impara. A un livello parallelo, ma diverso, non si impara senza sensibilità, piacere, sapore, gusto: i Programmi didattici del ’55 parlavano del “gusto di imparare”. A un livello ulteriore dell’intelligenza emotiva tutta l’avventura della conoscenza scientifica è stata resa possibile da fiducia, sicurezza, audacia, sorpresa, meraviglia, ammirazione: “solo lo stupore conosce”.

A un livello ancora ulteriore gli stati gioiosi incrementano l’attività cerebrale e favoriscono l’apprendimento, mentre gli stati tristi e depressivi diminuiscono l’attività cerebrale, inibendo la capacità d’apprendimento: un bambino contento impara di più. I risultati sono stati misurati in termini di successo scolastico e accademico (votazione media ottenuta) in matematica, nelle discipline linguistiche, artistiche e sociali; in un miglioramento progressivo degli esiti scolastici nel tempo; nella diminuzione delle difficoltà d’apprendimento; nell’assenza di cadute del rendimento scolastico; in una maggiore capacità di pianificare la soluzione dei problemi; nell’uso di strategie di pensiero più astratte e complesse; nella maggiore capacità di imparare ad imparare, nel coinvolgimento personale nel processo d’apprendimento, nella motivazione a proseguire l’iter formativo, nella diminuzione del tasso d’abbandono scolastico, nella facilitazione del passaggio tra livelli scolastici.

Paradossalmente è proprio la razionalità moderna che, avendo espulso da sé la ragione emotiva, è diventata la causa delle proprie difficoltà. Ogni volta che la scuola si attesta su un livello unicamente istruttivo, obbliga la ragione a una modalità operativa che rende difficile imparare. È un’istruzione dis-integrata dall’educazione, ovvero da un uso integrale della ragione, la causa di molti fallimenti scolastici.