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SCUOLA/ Perché un bambino contento impara di più?

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Dal film Les Choristes, di C. Barratier (2004)  Dal film Les Choristes, di C. Barratier (2004)

Binomio istruzione-educazione. L’insegnamento è articolato in almeno tre principali dimensioni, istruttiva, formativa ed educativa, ciascuna con la propria specificità. Dell’intera persona la dimensione educativa focalizza il livello propriamente antropologico (le esigenze ultime, i livelli più alti dell’intelligenza emotiva, i livelli più complessi della razionalità), perché i ragazzi paragonino criticamente con esso la propria esperienza, e così si realizzino in quanto persone. Se, dunque, all’istruzione è sufficiente la dimensione razionale della ragione, all’educazione occorre una ragione integrale.

Ambiente scolastico. Sono indici di valutazione della declinazione dell’intelligenza emotiva sull’organizzazione scolastica il fatto che l’ambiente sia bello, sia sicuro, sia ben gestito; che sia un ambiente in cui ci si prenda cura dei ragazzi, che favorisca un maggiore coinvolgimento scolastico, e che sviluppi le attitudini propriamente scolastiche: un maggiore senso di appartenenza, più motivazione all’apprendimento, più alte aspirazioni, una maggiore comprensione delle conseguenze del proprio comportamento, la capacità di gestire un eventuale insuccesso scolastico.

Genitorialità. Le prime relazioni sono fondamentali per creare le strutture mentali, che permettono di affrontare costruttivamente la vita. I genitori sono coloro che più e meglio di ogni altro possono comprendere e rispondere alle attese più profonde dei figli; le persone più stabili e affidabili, per garantire il loro sostegno; coloro che consentono un’esperienza positiva della vita; che più vogliono il bene del bambino, che proverà rispetto e affetto per gli altri, nella misura in cui ne avrà fatto esperienza, e li avrà apprezzati come piacevoli e significativi. Nella relazione con i genitori si percepisce il valore di sé, si costruisce la definizione di sé, il senso delle proprie capacità, l’autostima, la capacità di intimità e di separazione dall’altro. Nella relazione con i genitori inizia la costruzione della coscienza di sé. Venire rispecchiati nell’affetto dei genitori consente ai bambini di diventare capaci di provare rimorso, che segnala il confine tra il bene e il male, che si agisce nei confronti dell’altro; nella relazione con i genitori i bambini pongono le radici del proprio sviluppo morale; l’investimento affettivo sviluppa la coscienza morale. Nella relazione con i genitori i bambini iniziano a rispondere a due domande fondamentali per la costruzione di sé: “Chi sono io?” e “Che cosa posso aspettarmi dall’altro?”.

Presenza, legami certi, ruoli definiti e attaccamento, in sintesi intelligenza emotiva: questo è il compito genitoriale. Laddove madre e padre non siano stabilmente presenti, non rispettino e non amino i propri figli, non percepiscano i loro bisogni e le loro attese, non facciano fare loro un’esperienza positiva della vita, non rimandino un valore positivo del loro essere e della loro esistenza, lì sarà compromesso lo sviluppo emotivo, la costruzione di sé, la costruzione di una coscienza morale, senza la quale i ragazzi a loro volta non potranno costruire relazioni significative. E la scuola né potrà né dovrà sopperire a un ruolo educativo disatteso.



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