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SCUOLA/ Per salvare la storia dell’arte facciamo come in Usa

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Particolare del Duomo di Firenze  Particolare del Duomo di Firenze

Giulio Carlo Argan, uno dei più importanti storici dell’arte e critici del secondo ‘900, autore anche di uno dei primi e più studiati manuali di storia dell’arte per la scuola superiore, sosteneva che l’opera d’arte non si possa spiegare; il che destituirebbe di senso l’insegnamento della disciplina di Storia dell’arte. Se non fosse per quell’altra importante sua affermazione, e cioè che l’arte è un sistema di relazioni. Perché nell’opera d’arte si concentrano una infinita e a volte impercettibile rete di connessioni con ciò che è stato prima, con ciò che è stato accanto, alla radice di quell’opera. L’insegnamento della storia dell’arte non può che avere questo fondamento: aiutare gli studenti a individuare e comprendere queste relazioni.

Negli Stati Uniti la storia dell’arte non viene insegnata nelle scuole dell’obbligo proprio perché non può prescindere da una molteplicità di nessi che riguardano il suo significato. Il che vuol dire per la maggior parte dell’arte antica un significato religioso. Questo, in uno Stato che ha fatto dell’uguaglianza assoluta il suo principio fondante (che viene applicato nel dettaglio di ogni aspetto del vivere), non può essere accettato. Perché parlando di arte a soggetto religioso si finirebbe inevitabilmente a parlare di una religione che potrebbe non essere condivisa da tutti gli studenti. Questa che è una oggettiva limitazione, permette che nelle stesse scuole americane sia prassi normale che le classi frequentino assiduamente i musei. Se viene limitata la conoscenza storica dell’arte, allo stesso tempo è incentivato l’incontro diretto con l’opera d’arte.

Ne consegue  che in ogni museo degli Stati Uniti sia presente un team di esperti che si occupa dei servizi educativi, cioè di tutte le azioni necessarie per favorire l’incontro dei fruitori con le opere del museo. Gli insegnanti possono usufruire di diversi tipi di risorse per la propria formazione, che vanno dalla biblioteca specializzata in didattica dell’arte ai corsi di formazione, ai kit di materiali e strumenti da utilizzare in classe, alle innumerevoli risorse on-line, per non parlare del servizio di consulenza personalizzata da parte degli esperti del museo. Tutto ciò per permettere all’insegnante di essere il principale mediatore tra gli studenti e l’opera.



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COMMENTI
30/09/2011 - Una difesa mal congeniata (enrico maranzana)

“Quale spazio ha la disciplina di storia dell’arte nel curricolo scolastico in Italia” è una problematica affrontata il 24/9 da Laura Polo D'Ambrosio su questo giornale, che l'ha inquadrato all’interno della normativa vigente affermando “mi devo preoccupare che lo studente sviluppi un’efficace capacità di osservazione, acquisisca padronanza nell’analisi del testo e utilizzi un lessico specialistico”. Le materie di insegnamento sono, infatti, le palestre all’interno delle quali gli studenti coltivano le loro qualità; il concetto “interdisciplinarità”, conseguentemente, DEVE essere fatto derivare dalla sinergia di tutte le attività di classe per il conseguimento del fine istituzionale che, è bene ricordare, corrisponde allo sviluppo e al potenziamento di capacità e di competenze.