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UNIVERSITA’/ Garvey (Usa): senza la fede non si può capire il mondo

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New York (Imagoeconomica)  New York (Imagoeconomica)

Nei tardi anni ’80, Allan Bloom scrisse un libro sullo stato dell’università, intitolato La Chiusura della Mente Americana (The Closing of the American Mind), in cui lamentava la perdita di prestigio nelle università dei grandi libri della civiltà occidentale e il loro raro uso nell’insegnamento. Il suo timore era che, senza questi testi al centro dell’educazione, le università non avrebbero più insegnato agli studenti a chiedere e ricercare le risposte alle più grandi domande della vita e che le varie discipline sarebbero rimaste isolate tra loro. Queste preoccupazioni non sono dissimili da quelle che il Beato John Henry Newman aveva espresso più di cento anni prima. Per Newman la preoccupazione non era la frammentazione delle discipline, ma che si instaurasse una separazione tra il discorso religioso e quello razionale. «Non sarei soddisfatto, come invece molti» disse «dell’esistenza di due sistemi indipendenti, quello intellettuale e quello religioso, che tutto d’un tratto procedessero fianco a fianco, per una specie di divisione del lavoro, e che si riunissero solo accidentalmente... Voglio lo stesso tetto sulla disciplina intellettuale e morale. La devozione non è una specie di rifinitura data alle scienze; né la scienza è una specie di piuma sul cappello... un ornamento e una decorazione alla devozione. Voglio che l’intellettuale laico sia religioso e che il devoto ecclesiastico sia un intellettuale».

E questo cosa vuol dire oggi nel contesto delle università americane?

Le università americane soffrono ancora, forse più che prima, della frammentazione delle discipline. Nel momento in cui finiscono il loro corso di laurea, gli studenti troppo spesso hanno imparato una quantità di cose in un materia, alcune cose in altre materie e molto poco o niente sulle perenni questioni poste dai classici. Hanno anche imparato a lasciare i loro credo alla porta. La Catholic University of America cerca di essere un contrappeso a questa frammentazione. La nostra fede ci dice che Dio ha creato il mondo a Sua somiglianza e questo significa che fede e ragione non sono opposte tra loro. Significa anche che la conoscenza acquisita dalla scienza non può rifiutare la conoscenza che ci viene dalla teologia. Tutte le discipline dell’università servono la verità.

Può una università avere una «missione» o un compito e come questo potrebbe essere interpretato?

La missione dell’università è la formazione dei suoi studenti, che vuol dire trasmettere loro il sapere. Talvolta questo sapere è di tipo generale, come nel caso dei corsi di laurea, in altri è specializzato, come per i dottorati. L’università trasmette agli studenti gli strumenti necessari a pensare in modo critico, mettendoli nella condizione di avere successo nei settori collegati al loro campo di studi. L’università insegna ai suoi studenti anche a vivere bene, compito questo particolarmente importante in un’università cattolica, dove c’è un consenso generale su cosa significhi essere una brava persona. Insegnare a coltivare la virtù rende gli studenti migliori anche in aula e li difende dall’idolatria del sapere, proteggendo l’educazione dalla deriva ideologica. Gli studenti che pongono fede, speranza e amore sopra ogni cosa, non idolatrano la scienza o l’arte.

Alla vostra università è attribuita una particolare missione civile in relazione alla storia del vostro Paese?



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