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SCUOLA/ Breve storia dell’Apparato che blocca tutto

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Un secondo punto è che questo modello, fortemente centralizzato, è stato accompagnato per oltre un secolo da una peculiare modalità di rapporto con il contesto, culturale e sociale, in cui la scuola si trovava ad operare. Ciò avveniva principalmente ad opera di forme associative, in particolare degli insegnanti, e di numerosissime pubblicazioni periodiche spesso ad esse collegate: pur mutando nel tempo orientamento, esse mantengono un ruolo fondamentale nella definizione di una cultura professionale e nel delineare le linee di sviluppo e di cambiamento del sistema formativo nazionale. Associazioni e riviste rappresentano sempre l’espressione di un soggetto che non si esaurisce nel suo pur forte legame con politica e apparato burocratico e che, proprio per questo, è in grado di offrire un contributo decisivo nel collegare scuola, contesto socio-culturale e mondo della cultura accademica, che pure continua ad avere un suo rapporto privilegiato con gli organi di governo del sistema. Segno di questo stretto rapporto è anche il travaso di insegnanti e funzionari del MPI nel corpo docente dell’Università, particolarmente ricco soprattutto nei decenni centrali del secolo scorso.

Questi due aspetti sono chiaramente riconoscibili nei passaggi fondamentali che segnano lo sviluppo del nostro sistema formativo fino a qualche decennio fa. Tra fine ‘800 e primo ‘900 la figura di Luigi Credaro, presidente dell’Unione Magistrale, più volte ministro della PI, è l’esponente di punta del riformismo liberale che caratterizza l’epoca giolittiana. A lui si deve il passaggio degli insegnanti elementari dai Comuni allo Stato. In questi anni si matura un primo prolungamento dell’obbligo (che da 3 passa a 4/6 anni) e sulla istituzione di un unico corso introduttivo agli studi secondari (scuola media unica). Più nota è la riforma voluta da Giovanni Gentile che, subito dopo la prima guerra mondiale, modifica profondamente il sistema, estende l’obbligo al quattordicesimo anno e integra nei corsi secondari l’istruzione tecnica. In controtendenza appaiono l’apertura ai privati nella gestione delle Università e l’introduzione dell’esame di stato che rende lo Stato ‘terzo’ rispetto alla scuola, anche governativa. Meno noto è l’apporto decisivo che l’associazionismo guidato da Lombardo Radice diede al successo della riforma la cui attuazione dovette misurarsi con forti resistenze anche nell’ambito del nascente regime fascista.

La Carta della Scuola emanata dal Ministro Bottai nel 1939 rappresenterà la vera svolta in questo percorso, anche se lo scoppio della seconda guerra mondiale ne impedirà la attuazione. Essa sancisce esplicitamente due principi: la scuola, e non solo la scuola elementare, rappresenta lo strumento principe, anche se non unico, per l’orientamento (e il controllo) della cultura nazionale; per questo essa è impegnata a formare soggetti ‘adatti’ a ciò che la società stessa intende diventare. Per questo occorre rendere effettiva la scolarizzazione al quattordicesimo anno e uniformare almeno l’inizio dell’istruzione secondaria. Ma occorre anche usare lo strumento dell’educazione infantile (che deve perciò essere obbligatoria) per raggiungere le famiglie, in particolare le madri che non lavorano, definendo così una prospettiva di ‘educazione permanente’ ad opera dello stato.



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COMMENTI
09/09/2011 - Alla prossima puntata? (Franco Labella)

"Inizia così la stagione delle ‘sperimentazioni assistite’ (biennio Brocca, riforma Martinez dell’istruzione tecnica e professionale, per citare solo quelle di maggior impatto sul sistema) che tanto ha contribuito al degrado della scuola secondaria". Spero che l'esplicitazione di questo giudizio negativo sarà fatta nella seconda puntata. Attendo, perciò, fiducioso. Almeno saprò, dopo quasi 15 anni di lavoro, nei bienni Brocca del linguistico e del sociopsicopedagogico, qual è stato il mio contributo al degrado. Poi ci aggiungerò anche di avere insegnato materie inutili come il Diritto e l'Economia e mi farò una ragione del perchè è meglio che mi riconverta. Magari se il collega (di laurea) prof. Crema ci fornisce anche qualche dato scientifico sul giudizio negativo espresso capiremo anche meglio perchè si siano liquidate, senza alcuna verifica sul campo, le perniciose sperimentazioni che prendono il nome dal noto "comunista" Beniamino Brocca.

RISPOSTA:

A Labella forse non è chiaro che il giudizio negativo sugli interventi degli anni '90 non è diretto alle riforma in se stesse. L'obiettivo dell'articolo era infatti quello di chiarire, con i limiti insiti nel contesto di un quotidiano online, il rapporto del nostro sistema formativo con il governo (che, ricordo, non è lo stato ma il solo 'potere esecutivo' dello stato) e con la amministrazione. Ed è a questa lettura del dato che occorre far riferimento per cogliere la logica del discorso. Purtroppo da questo punto di vista i dati sono certamente noti a Labella, sia perché attento lettore di cose scolastiche sia, e forse in modo più convincente, per il suo essere da molti anni insegnante. Le sperimentazioni assistite rappresentano un momento centrale del passaggio alla amministrazione del potere formale di decidere autonomamente le linee di intervento per modificare in profondità il sistema formativo. Sul piano dei fatti il più clamoroso esito di questo passaggio sono state le quasi 800 'maturità' che solo con molta fatica sono ora state ridotte ad una sessantina. Ma conseguenze ancora più pesanti sono quelle sul piano politico e culturale. La sperimentazione infatti è un istituto entrato nel nostro ordinamento nel 1973/74 come 'modalità con cui si esprima la libertà di insegnamento degli insegnanti'; questa norma è tuttora in vigore ma gli insegnanti non se lo ricordano. La burocrazia (amministrazione) è uno strumento per attuare le norme e non per crearle, almeno in un sistema democratico. Penso che questi dati dovrebbero sollecitare l'attenzione di Labella (e forse anche la sua preoccupazione). Come vede nessun giudizio di merito sulle riforme citate, anche se sarebbe certamente molto interessante approfondire anche questo tema. Del tutto incomprensibile mi sembra la chiusa. Che c'entrano "il noto 'comunista' Beniamino Brocca" con le argomentazioni precedenti? Spero di avere chiarito meglio il contesto in cui è stato formulato il giudizio, ma come sempre, quando ci sono queste incomprensioni la responsabilità è sempre di chi scrive. FC