BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Breve storia dell’Apparato che blocca tutto

Pubblicazione:

Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Per comprendere il peso che gli orientamenti espressi nella Carta della Scuola continueranno ad avere nei decenni successivi alla seconda guerra mondiale occorre ricordare che alla formulazione del documento finale si giunse attraverso un percorso di tre anni che vide coinvolto il mondo della scuola e il mondo dell’università, esercitando un’attrattiva particolare sui operatori e studiosi giovani. Accanto alla tendenza che abbiamo già ricordato, (dopo la materna, l’istruzione professionale, fino ad arrivare a fine secolo all’inserimento di tutta l’istruzione superiore nell’unico contenitore dell’Università), compaiono ulteriori forme di inclusione che possono essere raccolte in due gruppi. Il primo è rappresentato dalla istituzionalizzazione della funzione delle Associazioni (in cui in questi anni dominano quelle di matrice cattolica - Aimc e Uciim -) Un esempio importante di ciò saranno, negli anni ’50, i Centri didattici nazionali (uno per ogni grado e ordine scolastico) che collegheranno Amministrazione, associazionismo scolastico, accademia in vista del monitoraggio e dell’orientamento del sistema formativo. Il secondo è il rafforzarsi di una tendenza a ricondurre all’interno della dimensione amministrativa anche di temi chiaramente istituzionali (e quindi di competenza legislativa). Ciò avviene fin dalla prima legislatura: il ministro Gonnella tenta la riforma ‘per via amministrativa’ e istituisce gli Istituti professionali, triennali, semplicemente con la pubblicazione di uno ‘statuto tipo’ sulla Gazzetta Ufficiale. Il terzo è l’inclusione di insegnamenti direttamente ‘educativi’ cui corrisponde un sistematico incremento di orari e tempi scolastici.

L’introduzione nel 1962 della scuola media unica dell’obbligo segna un crinale decisivo. Nella sua premessa gli orientamenti che abbiamo ricordato diventano impegni programmatici in vista della attuazione del dettato costituzionale e diventano così punto di riferimento per la successiva legislazione. Il percorso non si dimostrò però agevole: la riforma dell’Università, pronta già poco tempo dopo e considerata fondamentale perché ad essa competeva la preparazione dei docenti, almeno della scuola secondaria, si ferma come pure subisce un ritardo l’intervento sulla scuola materna. Negli anni settanta, si procede dapprima, in risposta alle urgenze che segnano la contestazione, con provvedimenti stralcio (liberalizzazione degli accessi all’università e dei piani di studio, modifica dell’esame di stato, ecc.) poi viene emanato un insieme organico di norme che, tra la metà degli anni Settanta, (miniriforma della Media unica) e la metà degli anni Ottanta (riforma della scuola elementare) modificano radicalmente, sulla base del disegno definito dalla legge del 1962 tutta l’istruzione di base e pongono le premesse per intervenire secondo gli stessi criteri anche nella scuola secondaria (biennio unico ed esclusione dal sistema dei percorsi di formazione professionale).

Sembra vicina la conclusione del percorso iniziato due decenni prima, ma la difficoltà incontrata nel riformare la scuola secondaria rappresenta un segnale che lo scollamento tra  sistema formativo e concezione della professionalità docente da un lato ed esigenze formative che caratterizzano il contesto tanto nei suoi aspetti socio-economici quanto nei suoi aspetti culturali dall’altro rende di fatto impossibile portare a termine il percorso. Tale rischio non viene avvertito nella sua gravità, anzi. Ciò che non è possibile raggiungere percorrendo la via maestra può essere raggiunto con scorciatoie rese possibili dal sistema totalmente accentrato. La conclusione del percorso viene preso in carico dall’apparato burocratico: inizia così la stagione delle ‘sperimentazioni assistite’ (biennio Brocca, riforma Martinez dell’istruzione tecnica e professionale, per citare solo quelle di maggior impatto sul sistema) che tanto ha contribuito al degrado della scuola secondaria.



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
09/09/2011 - Alla prossima puntata? (Franco Labella)

"Inizia così la stagione delle ‘sperimentazioni assistite’ (biennio Brocca, riforma Martinez dell’istruzione tecnica e professionale, per citare solo quelle di maggior impatto sul sistema) che tanto ha contribuito al degrado della scuola secondaria". Spero che l'esplicitazione di questo giudizio negativo sarà fatta nella seconda puntata. Attendo, perciò, fiducioso. Almeno saprò, dopo quasi 15 anni di lavoro, nei bienni Brocca del linguistico e del sociopsicopedagogico, qual è stato il mio contributo al degrado. Poi ci aggiungerò anche di avere insegnato materie inutili come il Diritto e l'Economia e mi farò una ragione del perchè è meglio che mi riconverta. Magari se il collega (di laurea) prof. Crema ci fornisce anche qualche dato scientifico sul giudizio negativo espresso capiremo anche meglio perchè si siano liquidate, senza alcuna verifica sul campo, le perniciose sperimentazioni che prendono il nome dal noto "comunista" Beniamino Brocca.

RISPOSTA:

A Labella forse non è chiaro che il giudizio negativo sugli interventi degli anni '90 non è diretto alle riforma in se stesse. L'obiettivo dell'articolo era infatti quello di chiarire, con i limiti insiti nel contesto di un quotidiano online, il rapporto del nostro sistema formativo con il governo (che, ricordo, non è lo stato ma il solo 'potere esecutivo' dello stato) e con la amministrazione. Ed è a questa lettura del dato che occorre far riferimento per cogliere la logica del discorso. Purtroppo da questo punto di vista i dati sono certamente noti a Labella, sia perché attento lettore di cose scolastiche sia, e forse in modo più convincente, per il suo essere da molti anni insegnante. Le sperimentazioni assistite rappresentano un momento centrale del passaggio alla amministrazione del potere formale di decidere autonomamente le linee di intervento per modificare in profondità il sistema formativo. Sul piano dei fatti il più clamoroso esito di questo passaggio sono state le quasi 800 'maturità' che solo con molta fatica sono ora state ridotte ad una sessantina. Ma conseguenze ancora più pesanti sono quelle sul piano politico e culturale. La sperimentazione infatti è un istituto entrato nel nostro ordinamento nel 1973/74 come 'modalità con cui si esprima la libertà di insegnamento degli insegnanti'; questa norma è tuttora in vigore ma gli insegnanti non se lo ricordano. La burocrazia (amministrazione) è uno strumento per attuare le norme e non per crearle, almeno in un sistema democratico. Penso che questi dati dovrebbero sollecitare l'attenzione di Labella (e forse anche la sua preoccupazione). Come vede nessun giudizio di merito sulle riforme citate, anche se sarebbe certamente molto interessante approfondire anche questo tema. Del tutto incomprensibile mi sembra la chiusa. Che c'entrano "il noto 'comunista' Beniamino Brocca" con le argomentazioni precedenti? Spero di avere chiarito meglio il contesto in cui è stato formulato il giudizio, ma come sempre, quando ci sono queste incomprensioni la responsabilità è sempre di chi scrive. FC