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SCUOLA/ Breve storia dell’Apparato che blocca tutto

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Questa scelta aggrava la crisi nei rapporti non solo tra sistema formativo e contesto (crisi irreversibile della riforma partecipativa degli anni ’70) ma anche tra centro del sistema e operatori (in particolare insegnanti). Da ciò nasce la domanda di autonomia che negli ultimi due decenni ritorna continuamente, sempre frustrata dal predominio che il centro amministrativo (che la politica non riesce – o non vuole? – controllare) ha sull’intero sistema e che trova un’alleanza forte e stabile in altre burocrazie, prima di tutto dei sindacati dei lavoratori e delle imprese. Sembra che anche per la scuola si possa dire con Tommasi di Lampedusa ‘tutto deve cambiare perché nulla in realtà cambi’.

La domanda sul perché questa situazione appaia ineluttabile rimane. Per rispondere occorre infatti esaminare più a fondo alcuni passaggi che hanno caratterizzato questi decenni ripercorrendo alcune delle grandi questioni su cui generazioni si sono confrontate, spesso appassionatamente, e che ora sembrano totalmente superate. In primo luogo il confronto sul significato della libertà di insegnamento a lungo caratterizzante la presenza cattolica e che, a un certo punto, si trasforma in una discussione sul fine formativo della scuola  accettando così che la scuola rappresenti innanzi tutto un unico modello formativo. Il dibattito, tanto accanito quanto astratto, se la scuola debba formare l’uomo o il cittadino è il segno che l’idea che la posizione della scuola nella società non potesse oggi essere diversa da quella che si era definita con la riforma Bottai non viene più contestata. Ma di questo occorrerà parlare in modo più disteso.

 

(1 - continua)



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COMMENTI
09/09/2011 - Alla prossima puntata? (Franco Labella)

"Inizia così la stagione delle ‘sperimentazioni assistite’ (biennio Brocca, riforma Martinez dell’istruzione tecnica e professionale, per citare solo quelle di maggior impatto sul sistema) che tanto ha contribuito al degrado della scuola secondaria". Spero che l'esplicitazione di questo giudizio negativo sarà fatta nella seconda puntata. Attendo, perciò, fiducioso. Almeno saprò, dopo quasi 15 anni di lavoro, nei bienni Brocca del linguistico e del sociopsicopedagogico, qual è stato il mio contributo al degrado. Poi ci aggiungerò anche di avere insegnato materie inutili come il Diritto e l'Economia e mi farò una ragione del perchè è meglio che mi riconverta. Magari se il collega (di laurea) prof. Crema ci fornisce anche qualche dato scientifico sul giudizio negativo espresso capiremo anche meglio perchè si siano liquidate, senza alcuna verifica sul campo, le perniciose sperimentazioni che prendono il nome dal noto "comunista" Beniamino Brocca.

RISPOSTA:

A Labella forse non è chiaro che il giudizio negativo sugli interventi degli anni '90 non è diretto alle riforma in se stesse. L'obiettivo dell'articolo era infatti quello di chiarire, con i limiti insiti nel contesto di un quotidiano online, il rapporto del nostro sistema formativo con il governo (che, ricordo, non è lo stato ma il solo 'potere esecutivo' dello stato) e con la amministrazione. Ed è a questa lettura del dato che occorre far riferimento per cogliere la logica del discorso. Purtroppo da questo punto di vista i dati sono certamente noti a Labella, sia perché attento lettore di cose scolastiche sia, e forse in modo più convincente, per il suo essere da molti anni insegnante. Le sperimentazioni assistite rappresentano un momento centrale del passaggio alla amministrazione del potere formale di decidere autonomamente le linee di intervento per modificare in profondità il sistema formativo. Sul piano dei fatti il più clamoroso esito di questo passaggio sono state le quasi 800 'maturità' che solo con molta fatica sono ora state ridotte ad una sessantina. Ma conseguenze ancora più pesanti sono quelle sul piano politico e culturale. La sperimentazione infatti è un istituto entrato nel nostro ordinamento nel 1973/74 come 'modalità con cui si esprima la libertà di insegnamento degli insegnanti'; questa norma è tuttora in vigore ma gli insegnanti non se lo ricordano. La burocrazia (amministrazione) è uno strumento per attuare le norme e non per crearle, almeno in un sistema democratico. Penso che questi dati dovrebbero sollecitare l'attenzione di Labella (e forse anche la sua preoccupazione). Come vede nessun giudizio di merito sulle riforme citate, anche se sarebbe certamente molto interessante approfondire anche questo tema. Del tutto incomprensibile mi sembra la chiusa. Che c'entrano "il noto 'comunista' Beniamino Brocca" con le argomentazioni precedenti? Spero di avere chiarito meglio il contesto in cui è stato formulato il giudizio, ma come sempre, quando ci sono queste incomprensioni la responsabilità è sempre di chi scrive. FC