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SCUOLA/ 1. Gli studenti rispondono alla Gelmini: i dati disaggregati parlano chiaro

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Il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini (Imagoeconomica)  Il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini (Imagoeconomica)

L'appello lanciato nei giorni scorsi dagli studenti del CLDS (Coordinamento Liste per il Diritto allo Studio) ha provocato la reazione del ministro Gelmini. Il ministro ha infatti rilasciato una intervista al quotidiano Avvenire in cui, seppur dicendosi disponibile a prestare attenzione alle richieste degli studenti, dice che non è vero quanto da loro sostenuto.

Che cosa chiedevano i giovani? In sostanza, si tratta della richiesta a modificare il decreto che il ministro si appresta a firmare e rendere operativo a ottobre, decreto che per il CLDS rischia id mettere a repentaglio ogni possibilità per i giovani di avere accesso all'insegnamento impedendo loro l'abilitazione, per privilegiare solo i diritti acquisiti dai precari già inseriti nelle graduatorie. Tra le altre cose, l'appello sottolineava questo: "In ambito scolastico si determinerà un vuoto generazionale di almeno 7 anni (ma stime meno ottimistiche dicono 10), che aumenterà l'età media del corpo docente italiano, già oggi tra le più alte in Europa". Il ministro Gelmini nella sua intervista dice di non aver mentito ai giovani sulla reale situazione: mi sento la coscienza a posto, ha aggiunto, perché "sin dal mio insediamento nel 2008, ho lavorato per ripristinare un patto tra le generazioni. E per tutelare gli interessi dei giovani. Non vi è dubbio che una delle problematiche più gravi sia rappresentata dal precariato. Alla luce di questa consapevolezza non solo mia, ma anche nell’intero governo, abbiamo agito per combattere il precariato sostenendo le legittime aspirazioni dei giovani".

Gelmini dice anche che il suo lavoro ha fatto luce sulla bugia venduta per decenni ai giovani, che nella scuola ci fossero posti infiniti: "Si è interrotta questa pratica, introducendo la programmazione degli ingressi nella scuola. Questo non significa chiudere le porte ai giovani ma renderli consapevoli delle reali possibilità di occupazione nella scuola e consentire loro di fare scelte ponderate". Massimo rispetto e attenzione per chi ha sottoscritto l'appello (rettori e professori di molte università italiane, esponenti del mondo della cultura e dello spettacolo) però, insiste il ministro, non è corretto dire che non ha avuto attenzione nei confronti dei giovani. "Sui posti disponibili abbiamo riservato il 50% ai precari delle graduatorie a esaurimento e l’altro 50% è lasciato alle nuove abilitazioni. Quindi alimentare una contrapposizione tra i giovani che iniziano il percorso abilitante e coloro che hanno fatto un percorso dentro le graduatorie è una contrapposizione mal posta, perché sono diritti entrambi da tutelare. I giovani motivati che vedono il loro futuro nella scuola hanno buone possibilità di vedere realizzate le loro aspirazioni". Il ministro poi fa alcuni numeri, cifre che dimostrerebbero il suo impegno per un accesso paritario nel mondo dell'istruzione: "Facciamo l’esempio degli 8mila posti nella scuola dell’infanzia e primaria. Per le graduatorie verranno riservati 4mila posti, per i giovani gli altri 4mila. E così in tutti gli ordini di scuola". Infine, Gelmini approva e sottoscrive quella parte dell'appello che chiede selezione e qualità dei docenti e che si garantiscano i diritti acquisiti e le aspettative dei giovani.

Non si è fatta attendere la risposta alle parole del ministro da parte dei promotori dell'appello, che in un comunicato dicono che forse il ministro in realtà non ha letto con l'attenzione dovuta il loro appello. "A guardare bene i dati fino ad oggi circolati nel mese di agosto, riportati su tabelle ufficiose, non è vero, come afferma il Ministro, che non c’è «nessuna certezza sul posto di lavoro» per i giovani, una certezza c’è: che solo qualche manciata di giovani nei prossimi tre anni accademici potrà non dico raggiungere, ma ambire ad un posto di lavoro, perché agli altri sarà negato l’accesso all’abilitazione".



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COMMENTI
10/09/2011 - Il ministro continua a mentire (mario lietti)

La Gelmini continua a mentire. Ecco la dichiarazione del ministro pubblicata oggi sul Corriere riguardo alla polemica con Lupi: "Quel regolamento - dice Gelmini - è stato approvato nel settembre 2010, sono molto sorpresa che questa contestazione sia nata ad un anno di distanza anche perché sono da sempre aperta al confronto con Cl". Non soltanto quel Regolamento è stato pubblicato sulla GU a mesi di distanza dalla sua approvazione (il ministro, che certamente non può ignorare questo dato - come già rilevato nel precedente commento - ama alimentare equivoci ad hoc), ma soprattutto, pur dettando qualche norma deprecabile, il Dm 249 non conteneva i numeri, che, una volta divulgati, hanno rivelato l'inganno del ministro. Il problema si è manifestato in tutta la sua gravità con il primo recente decreto attuativo (lì è comparso il "fabbisogno regionale" in un contesto che faceva presagire il peggio) e poi con le stime circa il famigerato "fabbisogno regionale". Le ultimi comunicazioni sono state pubblicate sul sito del Miur lo scorso 8 settembre, l'altroieri. Si conferma l'azzeramento, in particolare in Lombardia, di classi di concorso significative. I tentativi gelminiani di insinuare che la polemica sia differita rispetto alle cause scatenanti del problema si commentano da soli. A chi sono rivolte le bugie del ministro? Ad una platea ampia? Non è interessata. Agli addetti ai lavori? Sono in grado di smascherarle e ne sono indispettiti, subendo oltre al danno la beffa.

 
09/09/2011 - Le menzogne del ministro- parte 2 (mario lietti)

Come se ciò non bastasse, i calcoli riguardano soltanto il turnover, mentre si sottrae ad un sistema di reclutamento meritocratico aperto a tutti gli abilitati la quota più consistente delle cattedre che continuerà ad essere assegnata per il 50% alle graduatorie ad esaurimento e per il 50% a graduatorie di “merito” vecchie di 12/20 anni. Le riserve sono bieche forme di protezionismo antimeritocratiche. Gli iscritti in graduatoria non sono assolutissimamente tutti precari: si preoccupi il ministro di stabilizzare chi deve essere stabilizzato e poi cominci ad applicare qualche sano principio. Il calcolo del fabbisogno regionale è insulso, foriero di mille gravi sperequazioni ed irrazionale, se si considera che l’abilitazione, presa in qualunque regione italiana e in qualunque paese UE, varrà in tutta Italia e in tutta l’UE. Chi pretende di calcolare il fabbisogno regionale, con modalità peraltro discutibilissime, è prigioniero del vecchio sistema in cui l’abilitazione comportava il diritto alla cattedra. Avrebbe avuto un senso allora calcolare il fabbisogno regionale e non è stato fatto. Non ora. E se invece di sproloquiare di merito e di liberalizzazioni di professioni che non ricadono sotto il suo ministero, la Gelmini cominciasse ad applicare i principi che predica a quelle che ricadono invece sotto il suo ministero? A chi sa soltanto trincerarsi dietro i “diritti acquisiti”, vorrei ricordare l’art. 3 della Costituzione.

 
09/09/2011 - Le menzogne del ministro- parte 1 (mario lietti)

La Gelmini continua a mentire. Come è evidente nell’esemplificazione della replica, i dati smontano puntualmente e impietosamente le sue menzogne. Ma la Gelmini mente persino in forme subdole, per esempio laddove dice di RISERVARE il 50% ai precari delle graduatorie a esaurimento e di RISERVARE l’altro 50% alle nuove abilitazioni. Le cose non stanno certo come il ministro vorrebbe lasciare intendere. Ora, è vero che le assunzioni attingeranno per il 50% alle graduatorie, mentre è FALSO che il 50% delle cattedre sarà riservato ai futuri abilitati, richiesta peraltro - sottolineo - mai avanzata. Scorrettamente e al solo scopo di dimostrare la sua tesi falsa il ministro spaccia per cattedre le abilitazioni che autorizzerà sulla base di un calcolo che non ha alcun fondamento e alcuna ragione di esistere. I futuri abilitati concoreranno per il 50% delle cattedre con i vecchi abilitati che disporranno del 100% delle possibilità. Peraltro questa non è l’unica stortura insita nell’ottusa valutazione del fabbisogno regionale: infatti tale calcolo penalizzerà le regioni da sempre e sotto molteplici aspetti generose con il resto del paese. Come sempre accade, chi è stato più virtuoso sarà penalizzato.