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SCUOLA/ Liberalizzazione, la "rivoluzione pacifica" da non lasciarsi scappare

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Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (Imagoeconomica)  Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (Imagoeconomica)

– nel nostro Paese esistono già dei modelli di autonomia reale del settore che potrebbero fare da apripista se adeguatamente sostenuti e valorizzati, anziché osteggiati come è accaduto sino ad oggi. Le scuole paritarie, in particolare, che raccolgono più del 10 per cento degli alunni frequentanti il nostro sistema di istruzione, sono l’archetipo di ciò che potrebbe essere tutta la scuola italiana: vincolate alle norme generali dell’istruzione a livello nazionale, sono tuttavia libere per quanto riguarda l’assunzione dei docenti (purché abilitati), la gestione delle risorse finanziarie e l’organizzazione generale dei servizi. Il grande risparmio che garantiscono annualmente allo Stato (circa 6 miliardi di euro) e i buoni risultati conseguiti nei test Invalsi, mostrano che tutto sommato non sono necessarie grandi rivoluzioni per far funzionare meglio la scuola italiana.

Cosa basterebbe, allora, per realizzare questa mini rivoluzione dai benefici effetti assicurati? Analogamente a quanto fatto da Blair in Gran Bretagna,

1. consolidare un  sistema fondato sulla libertà di scelta della scuola da parte delle famiglie, finanziando la domanda attraverso una o più fra le diverse modalità possibili (buono scuola – dote scuola, voucher, detrazioni sulle rette, etc) e stabilizzando i contributi alle istituzioni scolastiche;

2. ampliare l’autonomia delle scuole, affidando la gestione di quelle statali ad organi decisionali reali e responsabili (fondazioni di territorio, consigli di amministrazioni costituiti da rappresentanze miste, etc...) che abbiano anche la possibilità di scegliere i docenti;

3. realizzare un sistema di valutazione effettivo per mettere i genitori in condizione di scegliere la scuola migliore per i loro figli.

Una mini rivoluzione pacifica, che sarebbe un toccasana per il nostro futuro; non vorremmo che ancora una volta alla scuola fosse impedito di salire sul treno delle riforme – quelle vere – rendendo inefficaci anche quelle degli altri settori per mancanza di risorse umane adeguatamente preparate.

 



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