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SCUOLA/ Liberalizzazione, la "rivoluzione pacifica" da non lasciarsi scappare

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Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (Imagoeconomica)  Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (Imagoeconomica)

È del tutto condivisibile quanto scritto da Raffaello Vignali il 6 gennaio u.s., relativamente all’esigenza di liberalizzare il settore dell’istruzione nel nostro Paese. Non ci soffermeremo, pertanto, a ripetere quanto già esposto con incisività nell’articolo; vorremmo, solo, aggiungere alcune considerazioni e proposte che – ci auguriamo – rendano ancora più evidente quanto autorevolmente affermato dall’autore.

In Italia, si sa, il sistema di istruzione è profondamente in crisi e ne paga le conseguenze l’intero Paese: dispersione scolastica, bullismo, giovani inoccupati, risultati scolastici scadenti nei raffronti internazionali, carenza di giovani professionalmente formati per le imprese, analfabetismo di ritorno, indebolimento generale del tessuto culturale del paese, etc.

Occorrerebbe invertire la tendenza con decisione, perché davvero “il capitale umano è il futuro”, e non può essere sottovalutato proprio il  settore che ha il compito di “formare la risorsa dell’economia della conoscenza”. Ma, al di là delle lamentazioni e delle dichiarazioni di intenti, in questi ultimi anni non è apparsa all’orizzonte alcuna seria proposta di modifica, o quando è apparsa  immediatamente si sono sollevate le vibranti proteste dei soliti blocchi sindacali legati a logiche corporative del tutto estranee alle finalità proprie (educative formative) della scuola. E tutto è rimasto fermo.

L’attuale governo “tecnico”, poiché svincolato da preoccupazioni elettoralistiche, rappresenta da questo punto di vista una opportunità ghiotta: vuole liberalizzare quei settori strategici nei quali il monopolio statale impedisce una concorrenza virtuosa necessaria allo sviluppo economico e sociale? Può farlo senza dare troppo peso alle proteste che inevitabilmente si alzeranno altissime dai settori “colpiti”? Bene, anzi benissimo, è una grande occasione anche per la scuola, vissuta in questi ultimi decenni sotto il tallone delle logiche di stampo sindacal-statalista e ormai agonizzante per eccesso di burocratizzazione. Lo faccia, tenendo presenti però alcuni aspetti importanti:

– i presupposti per una liberalizzazione ad hoc del settore esistono già, si tratta solo di implementarli. Nel campo dell’istruzione, la liberalizzazione non coincide con la privatizzazione né con il mercato selvaggio, ma con l’autonomia. L’autonomia scolastica, introdotta nel 1997 dall’allora ministro della Funzione Pubblica (Bassanini) e regolamentata nel 1999 col DPR 275, è una base certa sotto il profilo giuridico e culturale. Il fatto è che in Italia – a differenza della gran parte degli altri paesi europei – un’autonomia che non sia solo di facciata fa paura, perché continua a persistere una impostazione statalista, accentratrice e monopolista dell’istruzione che è poi quella che sta all’origine delle attuali difficoltà;



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