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SCUOLA/ Willy (Nigeria): così i nostri studenti competono con le scuole ricche

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Scuola a Lagos  Scuola a Lagos

C’è senz’altro un messaggio, è un messaggio di gratitudine per tutti e ognuno di coloro che hanno contribuito, e tuttora contribuiscono, all’educazione dei nostri bambini e alla conduzione delle nostre scuole. Parlo per me stesso, gli insegnanti, i bambini e i genitori delle nostre scuole. Mi rendo conto, almeno in parte, dei sacrifici che singoli e gruppi fanno per sostenere i bambini delle nostre scuole e voglio rassicurare voi tutti che i vostri sforzi non sono invano.

 

L'attuale situazione dei cristiani in Nigeria vi porta a desiderare di aumentare il vostro impegno? Come è in questi giorni il morale dei cristiani nigeriani?

Vi è tensione nel Paese, perché le azioni degli estremisti islamici nel nord e nel centro della Nigeria hanno creato una situazione di insicurezza e paura in tutto il Paese. I cristiani sono l’obiettivo. La leadership cristiana in Nigeria ha espresso la sua mancanza di fiducia nel governo, nonostante sia guidato da un cristiano, che ha però le mani legate politicamente.
L’educazione può giocare un ruolo enorme nella soluzione dei problemi che abbiamo di fronte. È un invito per noi a raddoppiare i nostri sforzi nel nostro campo di lavoro e a estendere il nostro sostegno a chi opera nelle aree in cui il conflitto è presente, come nello stato di Taraba nella zona centrale del Paese. I cristiani sono stati molto pazienti e stanno realmente imponendosi di non rispondere con le armi. Per i pentecostali, però, è chiaro  che dovrebbe essere applicata la norma dell’occhio per occhio e dente per dente, ma questo punto di vista non è condiviso dalla Chiesa cattolica in Nigeria.

 

Dopo gli attentati è cambiato qualche cosa nella vostra vita quotidiana, abitudini, orari, etc? Le minacce dei gruppi fondamentalisti hanno fatto fuggire molti cristiani dalle regioni del nord? Siete in contatto con loro e vi state organizzando per dare loro sostegno? 

 

Alcuni dei miei amici sono ancora lì. Ma molto limitati nei loro movimenti. Molti, invece, si sono spostati in altre zone o vivono, per questioni di sicurezza, in caserme militari o della polizia. Io sono in contatto con loro e cerco di incoraggiarli, ma non sto organizzando personalmente alcun tipo di aiuto.
Per quanto riguarda me, dopo gli attentati ho imparato a pormi domande più profonde sul significato di queste azioni, sul significato della mia fede e sulla mia persona, su come i miei desideri e bisogni possano diventare una fonte di ricchezza per altri. È un lavoro che sto facendo personalmente e con amici.



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