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SCUOLA/ 1. Ridurre le superiori da 5 a 4 anni? Ecco come fare

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Non è in questione, a mio parere, la legittimità ad operare dell’attuale dicastero: per me, qualsiasi governo, al di là delle etichette, è un governo politico, perché compie delle scelte in base alle regole del gioco, opera sulla “polis” attraverso i rappresentanti eletti. Ma ho vissuto sulla mia pelle il fascino e la complessità del processo di attuazione di una qualsiasi norma. E un’ennesima riforma ordinamentale, affrettata, è l’ultima cosa di cui il sistema scolastico ha bisogno.

Il che non significa rimandare l’ipotesi al tempo del mai. Anzi. L’occasione è d’oro. Una parte dei sostenitori del modello a “quattro anni” con i quali mi sono confrontato in questi giorni, postulano ad esempio la sua compatibilità con gli attuali profili in uscita e con le indicazioni nazionali per i licei (non spetta a me addentrarmi sulla compatibilità dei tecnici e dei professionali). Esistono, come già detto, le esperienze delle scuole italiane all’estero. Occorre valutarle, al di là del dato “secco” del voto all’esame di Stato.

Mi si dice, soprattutto, che le scuole migliori, quelle con un corpo docente disposto “a scommettere”, potrebbero farcela. Benissimo, dico io. Basta un articolo di legge, che ad esempio reciti “A decorrere dall’anno scolastico 2013/2014, le istituzioni scolastiche del sistema nazionale di istruzione possono proporre la sperimentazione di riformulazioni quadriennali dei percorsi di cui ai decreti del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 87, 88, 89. Dette sperimentazioni non comportano riduzioni nell’organico di diritto previsto per i percorsi ordinamentali. Le sperimentazioni sono autorizzate con proprio decreto dal Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, sentito il CNPI, e sono monitorate da un apposito comitato scientifico che si avvale della collaborazione dell’Indire, dell’Invalsi e di un gruppo di dirigenti tecnici appositamente selezionato”.

Si dia, insomma, alla comunità scolastica la possibilità di “mettersi in gioco”, in scienza e coscienza, demandando la possibilità per le istituzioni scolastiche di attuare la sperimentazione di “compattamenti” quadriennali degli attuali percorsi ordinamentali, lasciando naturalmente l’organico invariato, facendolo operare fuori dalle gabbie dei quadri orari ma lasciando i risultati di apprendimento, i profili, le indicazioni nazionali e le discipline previste. Si compia la stessa scelta sul primo ciclo, creando dei raccordi possibili attraverso convenzioni tra istituzioni scolastiche. Si valuti, soprattutto, il tutto in corso d’opera e alla prova finale degli esami di Stato. E si traggano le conclusioni, senza preconcetti, ma guardando alla realtà. Questa sì sarebbe una scelta di buon senso e di libertà. E immediatamente praticabile.



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COMMENTI
17/01/2012 - Profumo e Rossi-Doria, la strana coppia (Vincenzo Pascuzzi)

Arrivano notizie davvero incredibili e paradossali, almeno per alcuni. Appena alcune settimane fa Francesco Profumo assicurava: “no a nuove riforme” e “basta tagli”. Invece Marco Rossi-Doria propone sul suo blog: «Un anno in meno tra i banchi» (!) come ipotesi pour parler e a titolo personale (?!). Il ministro, finora, tace. Forse Rossi-Doria ha lanciato un ballon d’essai per suo (del ministro) conto oppure scherzava? E’ incredibile che un governo con scadenza a poco più di un anno possa pensare di affrontare e poi gestire una riforma di tale portata che implicherebbe ulteriori riduzioni di 40-60.000 insegnanti. A viale Trastevere dovranno pur conoscere le condizioni reali della scuola italiana. Solo pochi dati: dispersione intorno al 20%, ancora circa il 20% dei diplomati consegue il titolo con un anno di ritardo, ciò nonostante la metà dei diplomati non sa esprimersi e scrivere in italiano (secondo Invalsi e Accademia della Crusca)! Considerando la dispersione, la metà dei diplomati corrisponde al 40% degli iscritti. La riduzione di un anno aggraverebbe la situazione. E poi, ascolto e dialogo aveva assicurato Profumo: finora non ci sono stati. Anche trasparenza aveva promesso il ministro, ma dov’è trasparenza se circolano solo indiscrezioni e non notizie ufficiali? In queste condizioni, più che sorprendere, allarma l’accomodante disponibilità manifestata dal Pd tramite Francesca Puglisi.

 
16/01/2012 - Perplessità 2 (Teodosio Orlando)

Che poi si continui a ripetere in modo meccanico e frusto lo slogan che uscendo un anno prima i giovani italiani saranno avvantaggiati nel cercare un lavoro, penso sia un pregiudizio che non valga neppure la pena di confutare. O meglio, lo si può confutare citando una peculiarità francese, che ci guardiamo bene dall'imitare (imitiamo le cose negative, non quelle positive): in Francia il liceo termina con il cosiddetto bac a 18 anni, ma gli studenti migliori che vogliono tentare l'ammissione alle Grandes Écoles (l'École Normale, l'École Polytechnique, ecc.) devono frequentare ancora ben due anni di liceo nelle cosiddette Classes préparatoires alle Grandes Écoles: questi studenti quindi finiscono in pratica il liceo a 20 anni, ma nessuno in Francia si sogna di rinunciare a questo sistema in nome dell'omologazione con altri paesi! Purtroppo, come il board dell'Associazione Treellle sta abbondantemente a dimostrare, riforme di questo genere trovano un consenso bipartisan, tant'è vero che anche Max Bruschi, tra i primi consiglieri della Gelmini, le avalla, seppure con molta cautela e prudenza. Infine, perché tagliare un anno alle superiori e non piuttosto tra medie ed elementari, come proponeva l'ex ministro Berlinguer?

 
16/01/2012 - Perplessità sulla riduzione a 12 anni (Teodosio Orlando)

Sono molto perplesso sulla riduzione a 12 anni dell'iter formativo globale della scuola italiana: stiamo copiando, come al solito, le altre nazioni proprio sulle cose discutibili ed inefficaci. Ed è un'illusione pensare che 12 anni potrebbero essere di migliore qualità dei 13 attuali, con opportuni aggiustamenti. Gli slogan sulla migliore utilizzazione delle risorse e il bla bla sulla scuola dell'autonomia ripetuto come un mantra dalla responsabile scuola del PD Francesca Puglisi lasciano il tempo che trovano. Comunque, non vedo perché in nome di un'astratta omologazione con il resto d'Europa la scuola italiana debba rinunciare alle sue peculiarità positive, tra cui, oltre la durata quinquennale del liceo, ci sono l'esistenza di un insegnamento triennale della storia della filosofia nel 40% delle nostre scuole e l'esistenza del liceo classico con latino e greco obbligatori per cinque anni. Anche in Germania, da dove scrivo, visto che da quest'anno insegno alla Scuola Europea di Monaco di Baviera, di recente la durata del liceo è stata diminuita di un anno, non senza polemiche. In proposito Ragazzini si informi meglio: i dati che cita del 2009 sono ormai obsoleti, perché in Germania è stata attuata una riforma, già operativa, per cui la scuola termina con il dodicesimo anno: http://de.wikipedia.org/wiki/Abitur_nach_Klasse_12 La cosa ha suscita perfino petizioni contrarie: http://www.petitiononline.de/petition/wiedereinfuehrung-von-13-schuljahren-an-berliner-gymnasien/263

 
16/01/2012 - Non sono un seguace dell'Eurocentrismo... (Max Bruschi)

All'osservazione di Ragazzini mi sembra opportuno ribadire che non sono un fautore dell'allineamento europeo a tutti i costi. Anzi. La citazione dell'Europa era incidentale e riassumeva banalmente uno degli assunti dei sostenitori dell'accorciamento. Occorre precisare che la tabella cui si riferisce Ragazzini non è, ahimé, aggiornata, visto che i dati risalgono all'anno scolastico 2006/2007. Non tiene conto di alcune innovazioni all'epoca in corso, né del fatto che i Paesi differenziano o differenziavano (vedi il caso della Germania, ma anche della Finlandia e della Gran Bretagna) la durata dei loro percorsi di secondaria di secondo grado. Il portale "Eurypedia" è invece abbastanza aggiornato. Al di là dei dati (ma quando mai avremo, in Europa, una banca dati degna!), mi interessava invece sottolineare come esistano già, invece, delle realtà dove la quadriennalità dei percorsi, a "contenuto" invariato, sia realtà da lustri (le nostre scuole all'estero) e come una sperimentazione lasciata all'autonomia scolastica sarebbe possibile e, se rigorosamente monitorata, auspicabile. Più in generale, mi spiace vedere le ipotesi liquidate o abbracciate "di pancia", con un livello di dibattito di cui, purtroppo, anche i lettori del Sussidiario possono vedere, in questa stessa pagina, un tipico esempio cui mi rifiuto di prestarmi.

 
16/01/2012 - Uscire a18 anni senza accorciare nulla? si può (Claudio Cremaschi)

La riduzione di un anno del percorso scolastico per consentire ai giovani di uscire dalla scuola a 18 anni sarebbe cosa molto saggia (senza contare che metà degli studenti lascia la scuola a vent'anni o più, causa il sistema delle ripetenze. Ma è un altro discorso). Tuttavia mettre mano a un riordino dei cicli mi sembra impresa destinata al fallimento, come l'esperienza insegna, con un fuoco di sbarramento che già si sta sollevando per i più disparati motivi. Eppure una strada ci sarebbe (ho provato a illustrarla nel mio saggio Malascuola, Piemme). Anticipare l'inizio della scuola di base a 5 anni, cosa che si può fare gradualmente in qualche anno, e risponde ad una già assai diffusa richiesta di "anticipo". Si verrebbe a realizzare, senza colpo ferire, un sistema scolastico basato su due livelli, la scuola di base, dai 5 ai 13 anni (che si sta già consolidando grazie alla generalizzazione degli istituti comprensivi); con un'articolazione interna, in bienni, adattando il primo biennio (5-7 anni) all'età dei bambini, e l'ultimo al passaggio alla scuola secondaria. Nessuno sconvolgimento negli ordinamenti, un piccolo risparmio di personale, da reinvestire nell'organico funzionale. La riduzione del percorso della secondaria a quattro anni, potrebbe essere un passaggio successivo, collegato con l'obbligo a 17 anni e all'anticipo a 17 anni anni dell'esame finale (di Stato?), mentre l'anno terminale dovrebbe essere riservato alla preparazione pre-universitaria o professionale.

 
16/01/2012 - La situazione europea (Giorgio Ragazzini)

Dopo il pacato intervento di Franco Labella, mi sembra opportuno tonare al merito della questione con un dato di conoscenza. Bruschi parla di allineare la durata della scuola italiana a quella della maggioranza degli altri Paesi europei. Stando però alla tabella contenuta nelle "Cifre chiave dell'Istruzione in Europa del 2009" dell'Agenzia Esecutiva per l'istruzione della Commissione Europea, gli Stati in cui gli studi finiscono come da noi a 19 anni sono 20, quelli in cui finiscono a 18 sono 10, incluso il Liechtenstein. E' vero che ci sono compresi Spagna, Francia e Regno Unito, ma come l'Italia c'è nientedimeno che la Germania. Gli altri diciannovisti sono Finlandia, Svezia, Norvegia, Danimarca, Islanda, Bulgaria, Rep. Ceca, Slovacchia, Slovenia, Ungheria, Polonia, Romania, Estonia, Lettonia e Lituania,Lussemburgo, Malta, Cipro.

 
16/01/2012 - Correzione e chiarimento (Franco Labella)

La frase del mio commento "Come il famoso Ginnasio che lui ha pubblicato asserito essere stato abolito da anni. Ma era quello Inferiore!!" risulta poco comprensibile. La frase corretta è "Come il famoso Ginnasio che lui ha pubblicamente asserito essere stato abolito da anni. Ma era quello Inferiore!!" Il chiarimento è che Bruschi confondeva il Ginnasio Inferiore (sostituito poi con la attuale scuola media) con il Ginnasio Superiore, primo biennio del liceo Classico. Questo per dire della conoscenza che Bruschi ha del mondo nel quale, a mio giudizio inopinatamente, è stato designato a presiedere la c.d. Cabina di regia dei Licei. Con i guasti dei quali ci si rende conto già da oggi senza manco la necessità del monitoraggio auspicato da Bruschi. Basta chiedere ai docenti, ad esempio, di Latino tanto per restare vicino al buon vecchio tradizionale Liceo Classico tanto amato da Bruschi. Non lo chiedete, poi, ai professori di Economia come il sottoscritto che si sbellicano dalle risate a considerare il noto paradosso della legalità enunciato da Bruschi medesimo secondo il quale per l'Educazione alla legalità non servono il Diritto e l'Economia. Attilio Befera, qualche giorno fa, ha dimostrato di avere della scuola una considerazione decisamente più elevata di quella di Bruschi. Per non parlare di un illustre collaboratore del Sussidiario, Oscar Giannino, che parlando del blitz di Cortina, ha parlato in tv di educazione civica a scuola. Non esiste nemmeno quella, la famosa "C&C".

 
15/01/2012 - Anno nuovo, Bruschi vecchio (Franco Labella)

Si sperava che l'eclissi della giovane scrittrice di favole avrebbe recato con sé anche il "nuovo" di non leggere i soliti commenti non documentati del suo giovane consigliere politico. In fondo non ce l'ha ordinato il medico di leggere frasi come "Magari non quelli sulla carta, dove anzi sono state spesso di casa, nel nostro Paese, declaratorie tanto pompose e sterminate quanto impraticabili nella realtà scolastica, e mi limito alla voce “programmi Brocca”. Bruschi è un egregio signore che con la scuola reale non ha nulla a che vedere, non ha la benchè minima idea di cosa siano le sperimentazioni Brocca anche perchè ha sempre rivedicato con orgoglio l'aver frequentato un Liceo tradizionale. Non ha dalla sua nemmeno uno straccio di valutazione ministeriale perchè le Brocca sono state eradicate senza che si sappia manco la percentuale di successo universitario di chi le ha frequentato. Ed allora tranciare giudizi poteva valere quando era il "consigliere". Ora che per grazia di Dio è ritornato ad essere un normale e poco competente "scrittore" di cose scolastiche, ci risparmi... O, per lo meno, se proprio sente la pulsione a scrivere, si documenti. Se serve gli posso fornire, da docente per oltre 15 anni (fino a quando non è arrivato "Attila") delle sperimentazioni linguistica e sociopsicopedagogica, qualche dato. Almeno la finirà di scriver di cose che non conosce. Come il famoso Ginnasio che lui ha pubblicato asserito essere stato abolito da anni. Ma era quello Inferiore!!