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SCUOLA/ 2. La strana "rivoluzione" dei prof che viene da Trento

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Veduta di Trento (immagine d'archivio)  Veduta di Trento (immagine d'archivio)

Per non correre il rischio di lasciare i saperi in superficie, abbiamo scelto la partenza da una prospettiva disciplinare, per poi confluire in compiti di realtà o pluridisciplinari. Il concetto di area di apprendimento ha esteso la riflessione dai nuclei fondanti e dallo specifico disciplinare ai “territori di confine” nei quali una disciplina incontra l’altra, alle abilità e conoscenze multidisciplinari e trasversali, alle situazioni in cui i diversi saperi disciplinari sono utilizzati, imponendo la contaminazione tra linguaggi, strumenti, metodologie di lavoro e conoscenze. La suddivisione in bienni si è rivelata particolarmente utile per ancorare la riflessione agli stili e ai bisogni di apprendimento nelle varie età della crescita, alimentando il dialogo a livello di terzo biennio, il più problematico, che è subito apparso il più interessante e fecondo di sperimentazioni. Abbiamo ritenuto utile, per tradurre la teoria pedagogica in prassi didattica, aggiungere ai curricula Unità di lavoro (Udl) esemplari, che descrivessero le metodologie orientate allo sviluppo di competenze, corredate da prove di valutazione.

Particolarmente fecondi si sono rivelati i gruppi di docenti provenienti da ordini di scuole diversi. L’eterogeneità del gruppo, soprattutto dove erano coinvolti anche docenti del primo biennio di scuole secondarie di secondo grado, si è rivelata una risorsa per un confronto centrato non tanto sul “cosa insegnare”, quanto sul “come insegnare”. Docenti di scuola primaria e di scuola secondaria, di primo e secondo grado, hanno avuto occasione di condividere riflessioni su ogni disciplina e sugli ostacoli epistemologici delle diverse discipline. Il “guadagno formativo” dal punto di vista professionale è stato indubbiamente alto. I prodotti elaborati dai gruppi di ricerca sono il risultato di una ricerca partecipata, in cui i diversi insegnanti si sono impegnati nel lavoro, alla pari e senza riconoscimenti di gerarchie, portando ognuno il proprio contributo in termini di saperi disciplinari ed esperienziali.

L’intero percorso è stato vissuto come un’occasione per costruire la scuola “partendo dal basso”. Molte Udl sono state sperimentate e poi ridefinite alla luce degli esiti delle sperimentazioni. La costruzione di prove di valutazione, con attenzione ad aspetti di processo e di metacognizione e con la relativa progettazione e sperimentazione di strumenti, ha avviato, nel corso dei due anni di lavoro, la riflessione sulla valutazione finalizzata alla certificazione e sulla valutazione finalizzata a un apprendimento più efficace. Tutti i prodotti costruiti dalle reti di scuole sono a disposizione della comunità, per essere trasferiti, adattati e ridefiniti a seconda delle esigenze dei diversi docenti nei diversi contesti. I curricula delle discipline sono stati pensati collocandoli tra il possibile già ora e l’auspicabile, qualora si introducessero efficaci innovazioni nella didattica. Alcune proposte innovative sono già presenti nelle Udl. Se raffrontiamo i prodotti dei vari gruppi di ricerca troviamo numerosi elementi comuni.



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