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SCUOLA/ Il rischio di Profumo? Mandare la scuola su Second Life

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Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (Imagoeconomica)  Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (Imagoeconomica)

Sul VII Programma Quadro, a fronte di un contributo totale dell’Italia al finanziamento del programma pari circa al 14%, lo sfruttamento degli stessi è stato solo pari all'8% circa. Sul fronte delle politiche di coesione, le percentuali di utilizzo dei fondi strutturali vedono l’Italia al penultimo posto, davanti alla Romania, con situazioni particolarmente critiche nelle Regioni della convergenza. Sullo sfondo, dunque, è collocato il riallineamento all’Europa che dovrebbe determinare un incremento dell’innovazione e della modernizzazione tecnologica in tutti i settori che fanno capo al Miur, che dovrà farsi carico, nelle intenzioni del ministro Profumo, anche della digitalizzazione della Funzione Pubblica.

Nello specifico della scuola, le parole d’ordine sono “semplificazione della complessità” e “autonomia responsabile”. Al sistema educativo è affidato il compito di ridurre le disuguaglianze e di tornare ad essere un ascensore sociale. Le priorità strategiche dell’azione di Viale Trastevere sono così elencate: a) rafforzare le competenze di base dei giovani; b) valorizzare la professionalità dei docenti; c) valorizzare l’apprendimento in una pluralità di contesti; d) far dialogare i sistemi di istruzione, formazione e lavoro per il rilancio della cultura tecnica e scientifica e il sostegno all'occupazione; e) promuovere e sostenere l'innovazione digitale nella scuola.

Nell’incontro con le associazioni professionali è stata particolarmente sottolineata la “rifondazione” dell’identità degli istituti scolastici in senso autonomistico: autonomia responsabile, cioè non solo didattica, ma anche e soprattutto gestionale e finanziaria (“trasferiamo le risorse alle scuole in modo che possano gestire una parte dell’organico”). Il nodo dell’autonomia oltre che dall’organico funzionale è poi ulteriormente dettagliato con il ricorso ai temi del reclutamento, della mobilità, della revisione del regolamento di contabilità delle scuole. Si tratta di punti di capitale importanza perché il Dpr 275/99 (autonomia delle istituzioni scolastiche) consegnava alle scuole un meccanismo monco che ora potrebbe essere completato mediante la trasformazione delle scuole in fondazioni, dotate di uno statuto proprio e di una governance capace di coordinare situazioni ricche e complesse. Passaggi rilevanti del piano programmatico sono dedicati all’edilizia scolastica, da mettere in sicurezza, e alla creazione di nuovi edifici scolastici vivibili, il più possibile adatti a classi di alunni che possono smembrarsi e ricomporsi a seconda del percorso e dell’insegnamento che viene loro offerto.

Fin qui, in estrema sintesi, il disegno che si ispira ad una sorta di riformismo illuminato, imbevuto di tecnologia (vedi il progetto “Scuola in chiaro”) e di costituzionalismo (nuovi edifici scolastici – ha promesso il ministro – per nuovi cittadini). Che dire? Il progetto, che tecnicamente può anche riuscire a piacere, soprattutto se i fondi disponibili o riprogrammati sono ben utilizzati (v’è grande aspettativa, per esempio, per le azioni rese possibili dal miliardo di euro di fondi strutturali messi a disposizione per la scuola del Sud), dovrà avere delle gambe sulle quali camminare. In questo senso il principio di sussidiarietà, anch’esso spesso citato dai sacri testi europei, indica che l’ente superiore è al servizio di ciò che si verifica nella società, in forma comunitaria o associativa. 



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