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SCUOLA/ Il rischio di Profumo? Mandare la scuola su Second Life

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Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (Imagoeconomica)  Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (Imagoeconomica)

Tre recenti occasioni (le due audizioni presso le Commissioni VII di Camera e Senato, nonché l’incontro con il tavolo delle associazioni professionali dei docenti) hanno offerto al ministro Profumo l’opportunità di illustrare in maniera organica le linee del proprio programma di governo, fino ad ora anticipate in articoli e interviste in maniera frammentaria. A questo punto, si può dire, la rotta è disegnata: si tratta di discuterla con gli interlocutori adeguati e di realizzarla. Quali i capisaldi? L’azione del ministro si inquadra in un piano strategico che si ispira alla volontà di “affrontare problemi di grande rilevanza sociale, quali la riduzione delle emissioni attraverso le tecnologie pulite, le infrastrutture intelligenti per la mobilità, la realizzazione di modelli urbani e di abitazione più sostenibili, una sanità più efficiente, un welfare equo e tecnologico per la società che invecchia e per le persone in condizioni di disagio”.   

Il modello di riferimento è quello europeo delle “Smart Cities” o città intelligenti, in cui i servizi di cui si avvalgono i cittadini e le imprese sono integrati dalle più avanzate tecnologie, in modo da aumentare la qualità delle prestazioni e ridurre al minimo l’impatto ambientale (avete presente la città di Washington nel film Minority Report in cui si previene il crimine? Ecco, qualcosa di simile!). Essendo le città intelligenti un insieme di tecnologie, modelli di inclusione e regole di relazione tra pubblico e privato, la scuola e l’università sono dei tasselli tra i tanti (enti di ricerca, imprese, amministrazioni), cui è consegnato il compito di esercitare un’azione corrispondente allo scopo loro assegnato dal sistema integrato.

All’università il ministro affida soprattutto il compito della ricerca (da qui, per esempio, gli obiettivi della riforma dei dottorati di ricerca e del miglioramento della partecipazione italiana ai programmi europei, come Horizon 2000). Il settore istruzione, nell’ottica del ministro, risente indubbiamente del condizionamento di quel prototipo che è diventato il Politecnico di Torino sotto la sua gestione (un luogo di cultura aperto alla città, ha detto il ministro con un evidente orgoglio durante l’incontro con le associazioni dei docenti).

E come le università sono state trasformate in istituzioni autonome, così la scuola dovrebbe essere immessa in un analogo percorso fatto di protagonismo e dialogo con il territorio, e anche di adeguamento agli obiettivi europei. Per realizzare tali propositi, il ministro si prefigge di recuperare i fondi europei non utilizzati, in questo concorde con l’azione dell’intero governo, per convertirli in istruzione, ricerca, innalzamento della qualità dell’offerta formativa. Come ha spiegato nei suoi interventi, l’Italia soffre di una ridotta capacità di accesso e sfruttamento dei fondi messi a disposizione dall’Unione europea per la ricerca.



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