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SCUOLA/ Berlinguer: caro Vittadini, da qui si comincia per cambiare la scuola

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Luigi Berlinguer (InfoPhoto)  Luigi Berlinguer (InfoPhoto)

In un recente articolo Vincenzo Silvano ha detto una cosa giusta: la liberalizzazione in materia scolastica è l’autonomia, non la privatizzazione. Io a suo tempo le diedi le gambe per camminare, ma l’ostilità di una parte del corpo docente, insieme a quella del corpo burocratico del ministero, senza dimenticare l’ostilità della classe politica – che naturalmente la difendeva a parole – l’ha resa asfittica. Le dichiarazioni del ministro Profumo mi sembrano però incoraggianti.

Autonomia non dovrebbe voler dire anche libertà per le scuole di assumere i docenti?

In alcuni paesi evoluti già lo si fa, ma io sarei molto cauto, perché conoscendo il mio Paese vedo un grave rischio: che nel nostro sud, ma non solo, assisteremmo ad una pesante caduta di qualità dovuta al pervadente nepotismo. Quell’autonomia morirebbe di clientelismo. Nondimeno occorre cambiare, ma bisogna farlo nel tempo, procedendo a piccoli passi.

Quali sono le cose più urgenti per far funzionare l’autonomia?

Penso innanzitutto all’organico funzionale. Profumo del resto ne ha parlato. Senza un uso intelligente di questo «surplus» di dotazione organica, l’autonomia non funziona. Occorrerebbe invece andare nella direzione di moltiplicare le opzioni: in Finlandia nella secondaria superiore ci sono 72 pacchetti, affidati in parte alla scelta dei docenti in parte a quella degli stessi studenti. Il presupposto è quello di poter impiegare un organico a questo scopo. Aggiungerei infine la possibilità, per una scuola, di «ficcare il naso» nelle graduatorie, ispirandosi al proprio indirizzo educativo. Questo sia per le scuole statali che per quelle paritarie. Si potrebbe – anzi – ipotizzare un primo passo nel reclutamento da parte delle scuole proprio cominciando dalla docenza funzionale.

Se le scuole potessero scegliersi i docenti, il sistema sarebbe più competitivo e la qualità dell’offerta aumenterebbe.

Per cambiare la scuola occorre il concorso di tutte le istituzioni scolastiche del Paese. «Competizione» è una parola che mi fa paura: preferirei parlare di emulazione tra chi fa meglio l’attività educativa. Fra reti di scuole, per esempio. Sono importanti perché un istituto, da solo, non riuscirà in futuro a fare alcunché di grande. E non capisco perché quando si parla di reti di scuole, si dia per scontato che esse debbano essere solo statali o solo paritarie. No, le reti devono essere innanzitutto funzionali al progetto educativo e al territorio.

Del Tirocinio formativo attivo (Tfa) non si conoscono ancora le sorti definitive, anche se i decreti ci sono e sono firmati. Non negherà che il ruolo dei sindacati è stato, diciamo così, «determinante».



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COMMENTI
17/01/2012 - Perplessità, a dir poco (Giorgio Israel)

Mi dispiace di dissentire ma preferisco la chiarezza. Berlinguer dice di non essere funzionalista e si mostra aperto al dialogo con tutti e al massimo sincretismo. Ma è proprio così? L'ho creduto anch'io fino a che, uscendo da un convegno in cui si era discusso molto costruttivamente, ho raccolto un fascicolo con una sua intervista in cui si diceva che gli insegnanti che non si piegheranno all'insegnamento multimediale rinunciando a quello verbale sono dei "gentiliani che vanno cacciati senza pietà!!" (con due punti esclamativi). Ho chiesto ripetutamente conto di questa affermazione allucinante, perché il gioco double-face non mi piace: sorriso davanti e il bastone dietro la schiena. L'ho chiesto anche con una lettera, ricevendo in cambio soltanto silenzio. L'intervista è condivisibile, ma esistono troppe altre dichiarazioni (e atti) in senso opposto. Non esistono uomini per tutte le stagioni. Alla fin fine scelte come quelle universitarie (3 + 2 e compagnia bella) sono state un disastro assoluto che non è facile perdonare.

 
17/01/2012 - Una saggia lettura a 360° (Anna Di Gennaro)

Il titolo del mio "commento" (mi si passi la pretesa di ex maestra a quadretti) è la conferma alle risposte del profondo conoscitore delle realtà europee più avanzate, come ho avuto modo di ascoltare, dalla sua diretta voce, durante una tavola rotonda qui a Milano, qualche anno fa, sotto elezioni... Solo un grazie per la sua affermazione che la Redazione ha ben sintetizzato a proposito dell'antica diatriba tra sapere umanistico e conoscenze scientifiche: "Cosa c’è di più squisitamente umanistico della matematica, altissima forma di astrazione? Sento a me più vicino l’umanesimo di Leonardo, che si definiva «omo sanza lettere»".

 
17/01/2012 - CHE SIGNIFICA PARTIRE DALLA PERSONA? (Gianni MEREGHETTI)

Berlinguer ha colto la questione che Giorgio Vittadini ha posto sulle pagine del Sussidiario, la questione seria dell'educazione è che cosa muove l'io, che cosa lo spinge ad aprire la sua ragione alla realtà, a prendere il mare verso l'ignoto percorrendo fino in fondo l'avventura del senso. Berlinguer ha capito che la questione non è riempire, come oggi si fa, la testa di un giovane di buone intenzioni morali e di principi di sana democrazia, la questione è un'altra, è accendere un fuoco, scatenare un entusiasmo, e per questo non basta nemmeno una LIM, nemmeno la più sofisticata delle tecniche che oggi si possano inventare. E' solo l'umano che muove l'umano, è solo la comunicazione di ciò che affascina che può affascinare. Per questo dire che bisogna partire dalla persona è la cosa più vera e nello stesso tempo più equivoca! Bisogna che anche Berlinguer chiarisca cosa significhi partire dalla persona, bisogna che lo facciamo tutti, perchè c'è un modo di partire dalla persona che è del tutto contrario alla persona. Troppo spesso al posto di partire da ciò che l'umano è, dal desiderio che vibra dentro il cuore, si parte dall'idea che si ha della persona, e questo non è partire dalla persona, ma ingabbiarla dentro la propria immagine, ed anche buona! Occorre decidersi a partire dall'altro per quello che è, e non dall'idea che si ha dell'altro, e la strada è una sola, la strada è saper cogliere se stessi, il bisogno di vero e di bello che si porta nel cuore.