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SCUOLA/ Insegnare in lingua? Così il Clil manda la scuola nel pallone

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Sicuramente la preoccupazione per una formazione qualificata è giusta, ma probabilmente tutto questo ritarderà molto l’introduzione di una didattica Clil nelle scuole, che invece secondo la riforma dovrebbe iniziare già dal prossimo anno nella classe terza del liceo linguistico e nell’anno scolastico 2014/15 nell’ultimo anno degli altri ordini della scuola superiore.

Non è stato definito a livello europeo il profilo del docente Clil, in termini di crediti, diplomi di frequenza, certificazioni e la formazione sinora è stata su base volontaria. Sappiamo però che gli altri paesi europei hanno scelto percorsi diversi, più agili e meno onerosi, che rendono possibile l’introduzione della didattica Clil a breve termine.

La Spagna ad esempio, dove il Clil è ampiamente diffuso nelle scuole, ha reso possibile la formazione sia ai docenti di disciplina con certificazione linguistica pari a B2 del Quadro comune di riferimento europeo (Qcer) sia ai docenti di lingua straniera che possono abilitarsi in un’altra disciplina laddove esistano i presupposti necessari.

Secondo il decreto invece i corsi saranno riservati a docenti abilitati nella disciplina in cui intendono insegnare con approccio Clil e con competenze linguistiche certificate nella lingua straniera almeno di livello C1 del Qcer.

Il livello C1 è troppo alto per la realtà italiana, in cui la conoscenza delle lingue straniere è sempre stato un problema, quindi pochissimi docenti avranno i requisiti necessari per poter accedere alla formazione universitaria. Saranno quindi costretti ad ottenere la certificazione cui si andranno ad aggiungere le ore di frequenza obbligatoria e il tirocinio nelle scuole.

Forse tutto questo potrebbe già bastare a scoraggiare chi in questi anni ha accolto con interesse ed entusiasmo la possibilità di lavorare in questo modo con i propri studenti.

Un altro problema che richiede maggiore chiarezza da parte del Ministero riguarda i docenti cui sarebbe affidata la didattica in università. Quali docenti universitari hanno conoscenza della metodologia Clil? Sinora si è lavorato con questo approccio didattico nelle scuole e non nelle università. Guardiamo infatti ai docenti in servizio che potranno essere nominati tutor per “comprovata esperienza nella metodologia Clil”. Questi docenti - la cui preparazione è quindi in qualche modo riconosciuta dal ministero, che affiderebbe loro la docenza nei corsi universitari e l’incarico di tutor nelle scuole - si sono preparati frequentando i corsi di “Formazione in servizio all’estero” dei progetti Comenius, finanziati dall’Unione europea che in questi ultimi anni dà la priorità alla formazione sul Clil; oppure hanno ottenuto la certificazione Tkt Clil di Cambridge Esol o quella dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Altri ancora si sono formati attraverso i corsi organizzati dall’Ansas (Agenzia Nazionale per lo Sviluppo dell’Autonomia Scolastica), sia on-line che in presenza. 



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COMMENTI
31/01/2012 - CLIL unico? (Fabio Milito Pagliara)

Non vedo per quale ragione il percorso CLIL previsto dal dm 249/2010 (pensato per la nuova formazione a regime e dunque che consente la specializzazione alla metodologia CLIL sin da subito dopo essersi abilitati, come per il sostegno) escluda la possibilità di percorsi paralleli per docenti che abbiano già esperienza della metodologia in questione. Intanto è stato creato un percorso di riferimento coerente con l'obiettivo di avere alunni con il livello linguistico b2 al 5' anno della scuola secondaria di 2' grado (è dunque ragionevole chiedere ai docenti un livello lievemente superiore), né è immaginabile che il c1 sia al di là delle capacità di chi voglia insegnare la propria disciplina in lingua straniera. Il ministero potrà continuare ad offrire ai docenti corsi di perfezionamento linguistici e le università potranno riconoscere le esperienze pregresse in modo da abbreviare il percorso a chi ha già maturato esperienza e competenze adeguatamente certificate.

 
24/01/2012 - Mi limito... (Max Bruschi)

a postare, in merito al decreto, il parere di David Marsh, il papà della disciplina: "Questo Decreto propone un percorso formativo innovativo ed unico nell’Unione Europea. Numerosi sforzi sono stati fatti negli Stati membri nella formazione iniziale dei docenti per introdurre la metodologia CLIL, ma le indicazioni non risultano così complete ed integrate come in questo documento. Uno dei principali fattori di successo della scelta ministeriale è il ruolo dato alla disciplina non linguistica, che risulta centrale nella elaborazione del processo: ciò permetterà alle Università di creare percorsi formativi veramente interdisciplinari, che integrino ambiti sia linguistici sia disciplinari. Un altro fattore di successo è rappresentato dal fatto che le competenze di fine percorso sono descritte in modo dettagliato, ponendosi in questo modo come ottimo esempio di “programma basato su competenze”, come sempre più richiesto dalle raccomandazioni dell’UE. Il requisito della competenza linguistica di Livello C1 potrebbe rappresentare un problema per alcune Università a causa della difficoltà di attirare numeri adeguati di studenti in possesso di questa competenza, ma è necessaria soprattutto per i corsi finalizzati alla scuola secondaria di secondo grado. Offrire la possibilità di organizzare corsi anche per la scuola secondaria di primo grado è una scelta strategicamente valida in quanto facilita la sperimentazione di questa metodologia nei vari livelli scolastici".

RISPOSTA:

Nel mio articolo non si nega la validità del decreto ministeriale che va a colmare una grossa lacuna nella formazione degli insegnanti sulla metodologia CLIL. Il giudizio è positivo quindi, ma non si possono ignorare gli elementi di criticità relativi alla traduzione operativa di quanto previsto nel decreto stesso. TC

 
18/01/2012 - Tutti parlano di competenza .. ma (enrico maranzana)

La formazione è un'attività complessa. La complessità si abbatte scomponendo il problema in parti, risolvendole separatamente. L'indicazione ministeriale, in netto contrasto con le conquiste scientifiche, muove in direzione opposta: aumenta la dimensione del problema.