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SCUOLA/ Insegnare in lingua? Così il Clil manda la scuola nel pallone

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Il 24 dicembre 2011 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto ministeriale del 30 settembre 2011 contenente  “Criteri e modalità per lo svolgimento dei corsi di perfezionamento per l’insegnamento di una disciplina, non linguistica, in lingua straniera nelle scuole, ai sensi dell’articolo 14 del decreto 10 settembre 2010, n. 249”.

I docenti che intendono insegnare la propria disciplina secondo la metodologia Clil, acronimo di Content and Language Integrated Learning, erano in attesa di questo decreto da parecchio tempo, cioè da quando la riforma Gelmini della scuola secondaria di II grado ha introdotto l’insegnamento di una materia non linguistica in lingua straniera nella classe quinta.

I corsi verranno attivati presso le università su autorizzazione del Miur, la direzione del corso sarà affidata ad un docente universitario con competenze specifiche di tipo linguistico, metalinguistico e didattico sulla metodologia Clil. Le attività formative saranno affidate a docenti universitari di discipline linguistiche e glottodidattiche e di settori scientifico-disciplinari delle discipline da veicolare in lingua straniera e a docenti di scuola secondaria di II grado, cioè “esperti con comprovata esperienza nella metodologia Clil”. Si prevede la progettazione di percorsi finalizzati all’applicazione delle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (Tic) in ambito Clil e l’utilizzo di docenti di scuola secondaria di II grado con esperienza nella metodologia Clil in qualità di tutor. La formazione si conclude con il conseguimento di 60 crediti formativi universitari e un esame finale. Verranno stipulate convenzioni con le istituzioni scolastiche, ove siano in corso attività Clil, finalizzate alle attività di tirocinio.

L’impianto è davvero complesso e i tempi per la sua realizzazione sono lunghi, se pensiamo che entro 12 mesi l’Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca (Anvur) dovrà proporre al ministro i requisiti necessari per l’attivazione dei corsi, i criteri e le metodologie per la loro valutazione. Sulla base delle proposte dell’Anvur il ministro dovrà emanare un decreto ministeriale al quale le università dovranno adeguarsi entro ventiquattro mesi per non rischiare la disattivazione dei corsi. Quindi in tutto si prevedono tre anni.

Ora, alcune considerazioni dettate semplicemente dal buon senso. Ci si chiede se fosse necessario mettere in piedi una formazione così complessa, poco agile, sicuramente molto costosa che potrà essere completata solo a lungo termine. In un periodo in cui non si parla che di tagli alla spesa pubblica ci sembra davvero una contraddizione. Se da un lato è apprezzabile vedere nei decisori politici una sensibilità ed un’attenzione alle indicazioni dell’Europa che raccomanda “la conoscenza di due lingue straniere oltre alla propria entro il 2013”, dall’altro ci si domanda se non si poteva arrivare allo stesso risultato in modo più semplice. 



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COMMENTI
31/01/2012 - CLIL unico? (Fabio Milito Pagliara)

Non vedo per quale ragione il percorso CLIL previsto dal dm 249/2010 (pensato per la nuova formazione a regime e dunque che consente la specializzazione alla metodologia CLIL sin da subito dopo essersi abilitati, come per il sostegno) escluda la possibilità di percorsi paralleli per docenti che abbiano già esperienza della metodologia in questione. Intanto è stato creato un percorso di riferimento coerente con l'obiettivo di avere alunni con il livello linguistico b2 al 5' anno della scuola secondaria di 2' grado (è dunque ragionevole chiedere ai docenti un livello lievemente superiore), né è immaginabile che il c1 sia al di là delle capacità di chi voglia insegnare la propria disciplina in lingua straniera. Il ministero potrà continuare ad offrire ai docenti corsi di perfezionamento linguistici e le università potranno riconoscere le esperienze pregresse in modo da abbreviare il percorso a chi ha già maturato esperienza e competenze adeguatamente certificate.

 
24/01/2012 - Mi limito... (Max Bruschi)

a postare, in merito al decreto, il parere di David Marsh, il papà della disciplina: "Questo Decreto propone un percorso formativo innovativo ed unico nell’Unione Europea. Numerosi sforzi sono stati fatti negli Stati membri nella formazione iniziale dei docenti per introdurre la metodologia CLIL, ma le indicazioni non risultano così complete ed integrate come in questo documento. Uno dei principali fattori di successo della scelta ministeriale è il ruolo dato alla disciplina non linguistica, che risulta centrale nella elaborazione del processo: ciò permetterà alle Università di creare percorsi formativi veramente interdisciplinari, che integrino ambiti sia linguistici sia disciplinari. Un altro fattore di successo è rappresentato dal fatto che le competenze di fine percorso sono descritte in modo dettagliato, ponendosi in questo modo come ottimo esempio di “programma basato su competenze”, come sempre più richiesto dalle raccomandazioni dell’UE. Il requisito della competenza linguistica di Livello C1 potrebbe rappresentare un problema per alcune Università a causa della difficoltà di attirare numeri adeguati di studenti in possesso di questa competenza, ma è necessaria soprattutto per i corsi finalizzati alla scuola secondaria di secondo grado. Offrire la possibilità di organizzare corsi anche per la scuola secondaria di primo grado è una scelta strategicamente valida in quanto facilita la sperimentazione di questa metodologia nei vari livelli scolastici".

RISPOSTA:

Nel mio articolo non si nega la validità del decreto ministeriale che va a colmare una grossa lacuna nella formazione degli insegnanti sulla metodologia CLIL. Il giudizio è positivo quindi, ma non si possono ignorare gli elementi di criticità relativi alla traduzione operativa di quanto previsto nel decreto stesso. TC

 
18/01/2012 - Tutti parlano di competenza .. ma (enrico maranzana)

La formazione è un'attività complessa. La complessità si abbatte scomponendo il problema in parti, risolvendole separatamente. L'indicazione ministeriale, in netto contrasto con le conquiste scientifiche, muove in direzione opposta: aumenta la dimensione del problema.