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SCUOLA/ Insegnare in lingua? Così il Clil manda la scuola nel pallone

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Molti docenti in questi anni hanno lavorato bene, con progetti di qualità, attenti a seguire un approccio metodologico innovativo perché focalizzato sulle modalità d’apprendimento piuttosto che d’insegnamento. Si è creata una collaborazione tra docenti di disciplina e di lingua straniera, ma anche una trama di rapporti e uno scambio di esperienze tra docenti che hanno deciso di condividere i materiali aprendo piattaforme e confrontandosi su esperienze fatte. Tutti aspetti estremamente positivi perché insieme si lavora meglio. Ci si confronta, si condividono i materiali, si risparmia tempo e s’impara.

Quindi è una realtà già presente e da valorizzare, e sicuramente è positivo il fatto che il ministero ne tenga conto quando si riferisce a “docenti con comprovata esperienza nella metodologia Clil” cui affidare la docenza o il ruolo di tutor.

Infine all’art. 8 si legge che dall’attivazione dei corsi previsti non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico dello Stato.

Ci auguriamo tutti che almeno venga garantito un monte ore da utilizzare sia per la frequenza che per le attività di tirocinio.

Insegnare è un lavoro impegnativo e allo stesso tempo affascinante e la sua forza principale sta nell’adattare l’educazione a rispondere alle domande del tempo in cui viviamo. Siamo circondati da continui cambiamenti e il Clil può essere uno dei modi per rispondere alle esigenze del nostro tempo, perché ha delle potenzialità che possono incidere in modo significativo sull’apprendimento in quanto tale e sui processi cognitivi sottesi ad ogni forma di apprendimento, ma purtroppo anche questa volta arriveremo tardi se non si prevedono modalità diverse in questa fase transitoria che precede l’istituzione dei corsi in università. La mancanza di realismo rischia di ostacolare la realizzazione di una didattica innovativa, anziché creare le condizioni adeguate per facilitarne la realizzazione.



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COMMENTI
31/01/2012 - CLIL unico? (Fabio Milito Pagliara)

Non vedo per quale ragione il percorso CLIL previsto dal dm 249/2010 (pensato per la nuova formazione a regime e dunque che consente la specializzazione alla metodologia CLIL sin da subito dopo essersi abilitati, come per il sostegno) escluda la possibilità di percorsi paralleli per docenti che abbiano già esperienza della metodologia in questione. Intanto è stato creato un percorso di riferimento coerente con l'obiettivo di avere alunni con il livello linguistico b2 al 5' anno della scuola secondaria di 2' grado (è dunque ragionevole chiedere ai docenti un livello lievemente superiore), né è immaginabile che il c1 sia al di là delle capacità di chi voglia insegnare la propria disciplina in lingua straniera. Il ministero potrà continuare ad offrire ai docenti corsi di perfezionamento linguistici e le università potranno riconoscere le esperienze pregresse in modo da abbreviare il percorso a chi ha già maturato esperienza e competenze adeguatamente certificate.

 
24/01/2012 - Mi limito... (Max Bruschi)

a postare, in merito al decreto, il parere di David Marsh, il papà della disciplina: "Questo Decreto propone un percorso formativo innovativo ed unico nell’Unione Europea. Numerosi sforzi sono stati fatti negli Stati membri nella formazione iniziale dei docenti per introdurre la metodologia CLIL, ma le indicazioni non risultano così complete ed integrate come in questo documento. Uno dei principali fattori di successo della scelta ministeriale è il ruolo dato alla disciplina non linguistica, che risulta centrale nella elaborazione del processo: ciò permetterà alle Università di creare percorsi formativi veramente interdisciplinari, che integrino ambiti sia linguistici sia disciplinari. Un altro fattore di successo è rappresentato dal fatto che le competenze di fine percorso sono descritte in modo dettagliato, ponendosi in questo modo come ottimo esempio di “programma basato su competenze”, come sempre più richiesto dalle raccomandazioni dell’UE. Il requisito della competenza linguistica di Livello C1 potrebbe rappresentare un problema per alcune Università a causa della difficoltà di attirare numeri adeguati di studenti in possesso di questa competenza, ma è necessaria soprattutto per i corsi finalizzati alla scuola secondaria di secondo grado. Offrire la possibilità di organizzare corsi anche per la scuola secondaria di primo grado è una scelta strategicamente valida in quanto facilita la sperimentazione di questa metodologia nei vari livelli scolastici".

RISPOSTA:

Nel mio articolo non si nega la validità del decreto ministeriale che va a colmare una grossa lacuna nella formazione degli insegnanti sulla metodologia CLIL. Il giudizio è positivo quindi, ma non si possono ignorare gli elementi di criticità relativi alla traduzione operativa di quanto previsto nel decreto stesso. TC

 
18/01/2012 - Tutti parlano di competenza .. ma (enrico maranzana)

La formazione è un'attività complessa. La complessità si abbatte scomponendo il problema in parti, risolvendole separatamente. L'indicazione ministeriale, in netto contrasto con le conquiste scientifiche, muove in direzione opposta: aumenta la dimensione del problema.